Kpmg, mercato fintech cresce ma non in Europa » inno3


Il mercato mondiale del fintech cresce e nella prima metà del 2026, gli investimenti globali nel settore, tra venture capital, private equity e M&A, hanno raggiunto 103,1 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 72,2 miliardi del secondo semestre 2025 e ai 50,5 miliardi del primo. Il dato fotografa un comparto che fa registrare la migliore performance annuale negli ultimi quattro anni, ma la spinta si concentra in pochi grandi accordi negli Stati Uniti, mentre l’Europa scivola verso il minimo del decennio e l’area Asia-Pacifico prosegue nella fase di raffreddamento. È la fotografia dell’edizione per il primo semestre 2026 di Pulse of Fintech, il report semestrale di Kpmg che quantifica il flusso di capitali verso le imprese del comparto, articolato per aree geografiche, categorie di investitori e verticali di prodotto.

Metodologia

Il perimetro dei dati poggia sulla piattaforma PitchBook, che censisce l’universo delle operazioni fintech applicando criteri proprietari di classificazione e validazione. Ogni transazione viene incrociata con fonti pubbliche e con verifiche interne prima di rientrare nel dataset; in caso di ambiguità, la società ricorre a un supplemento di analisi che può includere il coinvolgimento diretto delle aziende interessate. La metodologia è per sua natura dinamica: le somme e i conteggi semestrali possono variare tra edizioni successive quando una transazione slitta di data, un round di finanziamento viene riaperto oppure una fusione subisce ritardi o cancellazioni. Kpmg avverte quindi che i valori del report sono soggetti a revisione, un aspetto particolarmente rilevante nel confronto tra semestri consecutivi in fasi di mercato molto mobili come quella in corso.

Fintech, il rimbalzo si concentra oltreoceano

La ripresa è concentrata nel Nord America. Nel primo semestre, le Americhe hanno attirato 86,9 miliardi di dollari su 1.120 operazioni, ossia oltre l’80% degli investimenti mondiali. Il solo mercato statunitense pesa per 80,8 miliardi di dollari e 933 deal, più del 75% del totale globale e il 92% dell’area americana. Il resto del continente registra numeri più contenuti: il Canada si ferma a un miliardo di dollari, ben sotto il ritmo del 2025; nel sudamerica, il Brasile arretra da 1,6 miliardi di dollari a 508 milioni tra i due semestri di riferimento.

Attività globale del global funding nel fintech

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Attività globale del global funding nel fintech

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Attività globale del global funding nel fintech. I dati del 2026 si riferiscono al 30 giugno, quelli degli altri anni sono a chiusura anno, da qui il segnale della crescita (fonte: Pulse of Fintech H1’26, Global Analysis of funding in Fintech, Kpmg International (dati forniti da PitchBook)

A trainare i valori sono soprattutto le grandi operazioni. Nel semestre si contano dieci accordi da oltre un miliardo di dollari, otto dei quali negli Stati Uniti, guidati dall’acquisizione di Worldpay da parte di Global Payments per 24,3 miliardi di dollari e dall’operazione su Total System Services per 13,5 miliardi. Completano il quadro il buyout di Clearwater Analytics per 8,4 miliardi e il take-private di OneStream per 6,4 miliardi.

Il numero complessivo di “deal“, però, scende a 2.100 in tutto il mondo, contro le 2.501 del secondo semestre 2025: una divaricazione tra capitali impiegati e transazioni chiuse che riflette la selettività degli investitori.

Antony Ruddenklau
Antony Ruddenklau, global lead of financial services innovation and fintech di Kpmg International

La spinta arriva in modo particolare dall’M&A globale, che quasi raddoppia in valore, da 37,2 a 67,9 miliardi di dollari, pur con una contrazione del numero di operazioni da 514 a 394: un movimento coerente con la logica dei mega-deal che ha guidato il semestre.

“La prima metà del 2026 ha segnato una svolta significativa per il mercato globale del fintech. La ripresa degli investimenti è però tutt’altro che generalizzata: gli Stati Uniti hanno trainato l’H1’26, sostenuti da un solido apporto di venture capital e da acquisizioni di grande scala, mentre Emea e Aspac hanno visto gli investitori restare cauti tra incertezza geopolitica e pressioni macroeconomiche persistenti”, spiega Anton Ruddenklau, global lead of financial services innovation and fintech di Kpmg International.

Europa ai minimi

Il quadro europeo è la superficie su cui si legge meglio la frenata dei mercati diversi da quello statunitense. L’area Emea scende a 11,3 miliardi di dollari investiti su 626 operazioni nel primo semestre, contro i 18 miliardi di dollari su 753 deal della seconda metà del 2025. Sul biennio, la contrazione è ancora più marcata: nel 2025 la regione aveva chiuso l’anno a 39,5 miliardi di dollari con 1.714 operazioni, e il ritmo del semestre in corso proietta sia il volume sia il valore verso i minimi dell’ultimo decennio.

A differenza degli Stati Uniti, dove i capitali si concentrano su poche piazze, in Europa il flusso resta distribuito su più mercati, senza un polo dominante. Il Regno Unito conferma il ruolo di principale destinazione con 2,5 miliardi di dollari raccolti su 205 operazioni; la Germania segue con 1,6 miliardi su 36 deal, il Medio Oriente con 1,4 miliardi su 50 operazioni, l’area nordica con 1,4 miliardi su 44 e la Francia con 1,2 miliardi su 45. Nel semestre si segnalano due grandi transazioni continentali: il buyout della danese Saxo Bank per 1,2 miliardi di dollari e il round di crescita di private equity sulla belga Kpler Holding.

Il freno agli investimenti nella regione riflette una combinazione di fattori esterni. Le tensioni geopolitiche, il conflitto in Iran, le politiche tariffarie e il ritorno delle preoccupazioni su inflazione e tassi hanno rafforzato la cautela degli investitori. In questo scenario, l’attenzione si concentra sulle imprese fintech con modelli di business consolidati e su alcuni verticali specifici. In particolare, gli investitori europei mostrano interesse per le fintech focalizzate su AI applicata a gestione dell’identità digitale, cybersecurity e regtech; queste realtà, ancora di dimensioni contenute rispetto ai concorrenti di altre regioni, esprimono round di finanziamento più ridotti, coerenti con un mercato che privilegia la qualità del business plan alla dimensione del ticket.

Asset digitali, pagamenti e AI, i vertical che crescono di più

Sul fronte dei segmenti, il capitolo dei payment è il più consistente del semestre, con 44,2 miliardi di dollari investiti, oltre il doppio dei 20,2 miliardi raccolti nell’intero 2025. Il dato è trainato dai grandi consolidamenti, con l’acquisizione di Worldpay che pesa da sola per un quarto del totale. Anche qui il volume dei deal è contenuto, 168 operazioni nel semestre, ma la direzione è chiara: gli acquirenti strategici puntano su piattaforme scalabili, capaci di ampliare le funzionalità di prodotto e di rafforzare la copertura geografica.
Il comparto dei digital asset attira 11,1 miliardi di dollari su 467 operazioni: pur al di sotto del record di 21,9 miliardi del 2025, supera già i totali annuali del 2023 e del 2024. Gli Stati Uniti coprono più della metà del valore globale con 5,9 miliardi di dollari, e nel semestre si rafforza il ruolo dei corporate venture capital riconducibili alle principali piattaforme crypto. Le fintech con focus AI, infine, aggregano 21,4 miliardi di dollari tra venture capital, private equity e M&A, confermandosi come tema trasversale a tutti i verticali.
Fuori dall’Europa, l’area Asia-Pacifico segna la contrazione più marcata: 4,6 miliardi di dollari su 350 operazioni nel primo semestre, contro i 7,1 miliardi e 426 deal del secondo semestre 2025. Nel dettaglio, l’India apre l’anno con 2 miliardi di dollari raccolti, in linea con il ritmo del 2025, mentre la Corea del Sud si conferma polo emergente con 899 milioni, il valore più alto degli ultimi quattro anni. L’Australia si ferma a 456 milioni.

Fondamentali solidi, contesto incerto

Karim Haji
Karim Haji, global head of financial services di Kpmg International

Kpmg legge il semestre come un momento di svolta con basi solide ma un perimetro di ripresa ancora ristretto.

“L’AI sta aprendo nuove opportunità, i corporate diventano più attivi e il private equity guarda a operazioni di consolidamento. Anche le fintech più piccole attraggono attenzione quando propongono qualcosa di davvero differenziante”, osserva Karim Haji, global head of financial services di Kpmg International.
Nell’analisi del manager, questi elementi convergono verso una traiettoria positiva di lungo periodo per il settore, purché il contesto geopolitico e macroeconomico non aggiunga nuove tensioni nella seconda metà dell’anno.

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