Il Comune di Vibo perde un finanziamento di 2,4 milioni di euro destinato alla riqualificazione delle periferie anche sotto l’aspetto sociale per l’assenza di un allegato. E l’opposizione consiliare attacca l’amministrazione: “Siete una barzelletta”
VIBO VALENTIA – Il Comune di Vibo Valentia perde il finanziamento da 2 milioni 390 mila 145,87 euro destinato al progetto “Luce nelle periferie”. La Regione Calabria ha infatti annullato in autotutela l’ammissione dell’intervento al programma Partecipo (“Programmi Articolati e Coordinati in Periferie Organizzate”), cancellandolo dalla graduatoria definitiva degli interventi finanziati attraverso il Programma regionale Fesr Fse+ 2021-2027.
La decisione è contenuta nel decreto dirigenziale numero 14757 dell’1 settembre 2026, adottato dal Dipartimento regionale per l’Inclusione sociale, la Sussidiarietà e il Welfare di Comunità.
Alla base del provvedimento c’è una carenza documentale relativa alla candidatura presentata. Nel fascicolo trasmesso alla Regione mancava la specifica dichiarazione del Responsabile unico del progetto (RUP), richiesta dall’avviso pubblico a pena di inammissibilità.
IL CASO I VIBO NELL’AMBITO DEI RICORSI AL TAR DI ALTRI COMUNI
Il caso è emerso nell’ambito dei ricorsi presentati al Tar della Calabria dai Comuni di Rosarno, Montalto Uffugo e Catanzaro contro gli atti della procedura. In particolare, il Comune di Catanzaro aveva contestato una presunta disparità di trattamento rispetto a Vibo Valentia, ammessa al finanziamento nonostante, secondo il ricorso, fosse presente una situazione documentale analoga.
La Regione, alla luce dei ricorsi, ha quindi disposto un riesame della documentazione. Il nuovo esame, effettuato dalla Commissione di valutazione il 24 luglio scorso, ha accertato che nel fascicolo di Vibo non risultava la dichiarazione del RUP prevista dal bando. Il file denominato “Dichiarazione RUP – Conformità interventi” conteneva infatti, secondo quanto verificato dalla Commissione, un documento diverso: la dichiarazione relativa al rispetto del principio DNSH. Da qui l’avvio, il 27 luglio, del procedimento di annullamento in autotutela dell’ammissione al finanziamento.
IL COMUNE DI VIBO AVEVA CHIESTO DI REGOLARIZZARE LA POSIZIONE
Il Comune di Vibo Valentia aveva presentato le proprie controdeduzioni, chiedendo in via principale l’archiviazione del procedimento e, in subordine, la possibilità di regolarizzare la documentazione attraverso il soccorso istruttorio o la convalida dell’ammissione. Nelle osservazioni l’amministrazione comunale aveva sostenuto che si fosse trattato di un errore materiale di caricamento: il documento presente nel fascicolo avrebbe avuto la corretta denominazione, ma al suo interno sarebbe stato inserito per errore l’allegato DNSH. Il Comune aveva inoltre evidenziato l’esistenza di atti precedenti relativi alla disponibilità e alla destinazione degli immobili coinvolti nel progetto, tra cui quelli della delegazione di Piscopio e di Vena Media.
LA REGIONE CALABRIA PERò RISPONDE “PICCHE”
Argomentazioni che, però, la Regione non ha ritenuto sufficienti. Secondo il decreto, infatti, occorre distinguere tra l’esistenza materiale delle condizioni dichiarate e l’obbligo, imposto dall’avviso, di produrre entro il termine la specifica attestazione sottoscritta dal RUP. Il nome del file, si legge nel provvedimento, non può sostituire il contenuto effettivo del documento. Respinta anche la possibilità di ricorrere al soccorso istruttorio. Per la Regione non si trattava di una semplice incompletezza o irregolarità formale, ma dell’assenza vera e propria della dichiarazione richiesta. Una sua produzione successiva avrebbe quindi comportato la formazione e trasmissione postuma di un documento essenziale, incidendo sulle condizioni di ammissibilità della candidatura e sulla parità di trattamento tra i partecipanti.
La Regione ha inoltre valutato l’affidamento maturato dal Comune dopo l’ammissione, considerando la sottoscrizione della convenzione del 15 luglio 2026, la dichiarazione di avvio delle attività e la richiesta di anticipazione. Tuttavia, nel bilanciamento degli interessi, ha ritenuto prevalente l’interesse pubblico alla corretta applicazione delle regole del bando e alla parità di trattamento tra tutti i soggetti partecipanti.
Il decreto dispone così l’annullamento della precedente ammissione, l’esclusione di “Luce nelle periferie” dalla graduatoria definitiva e la rimozione del finanziamento da 2.390.145,87 euro. Di conseguenza diventa inefficace anche la convenzione sottoscritta tra Regione Calabria e Comune di Vibo Valentia il 15 luglio scorso, repertorio numero 3625. Resta ora da capire quale sarà la destinazione delle risorse liberate. La Regione ha previsto che un eventuale scorrimento o una rideterminazione della graduatoria, così come l’assegnazione delle somme rese disponibili, venga disposto con un successivo provvedimento, previa verifica delle condizioni previste dall’avviso e della disponibilità finanziaria.
IL COMUNE DI VIBO POTRà RICORRERE AL TAR CALABRIA
Il Comune di Vibo Valentia, dal canto suo, potrà impugnare il provvedimento davanti al Tribunale amministrativo regionale entro 60 giorni. Oppure presentare ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni.
IL CASO DEI FONDI REVOCATI DIVENTA POLITICO
E la perdita dei fondi ha provocato l’inevitabile reazione dell’opposizione consiliare che attacca l’amministrazione comunale: “Un finanziamento perso per un errore nella documentazione trasmessa – esordiscono – Un’amministrazione che dovrebbe garantire massima attenzione, controllo degli atti, competenza e professionalità è riuscita nell’impresa di compromettere un finanziamento milionario per un errore documentale. Da primi per finanziamento a barzelletta della Calabria”.
L’OPPOSIZIONE CONSILIARE ATTACCA L’ESECUTIVO COMUNALE DI VIBO
Il Comune di Vibo era infatti riuscito a piazzarsi ai vertici della graduatoria regionale, un risultato che questa amministrazione “avrebbe potuto utilizzare per dimostrare finalmente di essere capace di programmare, progettare e intercettare risorse. E invece è arrivata la beffa: finanziamento cancellato e città che resta con un pugno di mosche. E mentre qualcuno proverà probabilmente a raccontare questa storia come una semplice svista burocratica, noi riteniamo che sia arrivato il momento di chiamare le cose con il loro nome: questa è una clamorosa dimostrazione di incapacità amministrativa. Quando si gestiscono milioni di euro di risorse pubbliche, gli errori possono costare carissimi. E a pagare, alla fine, non sono gli amministratori: pagano i cittadini”.
CHI HA CONTROLLATO? CHI HA VERIFICATO LA DOCUMENTAZIONE?
Gli esponenti dei gruppi Forza Italia, Cuore Vibonese, Noi Moderati, Identità Territoriale e Fratelli d’Italia, nonché del Gruppo Misto pongono quindi una serie di domande: “Chi controllava? Chi ha verificato la documentazione? Chi si è assunto la responsabilità di quella pratica? Perché un finanziamento di questa portata, arrivato addirittura ai vertici della graduatoria regionale, è stato compromesso da un errore che poteva e doveva essere evitato?”.
Da qui l’invito all’amministrazione a venire in Consiglio comunale e spiegare “pubblicamente cosa è successo, quali controlli sono stati effettuati, chi ha sbagliato e soprattutto cosa intende fare concretamente per tentare di recuperare il finanziamento. Perché una cosa deve essere chiara: non accetteremo che questa vicenda venga archiviata come una semplice svista. Se davvero si ritiene che si sia trattato di un errore materiale, si faccia tutto ciò che la legge consente per difendere il finanziamento e gli interessi della città. Si percorra ogni strada amministrativa e giudiziaria possibile. Si faccia tutto ciò che è nelle possibilità dell’amministrazione per evitare che Vibo perda definitivamente queste risorse”.
Il gruppo di opposizione annuncia l’intenzione di continuare a chiedere chiarezza, responsabilità e trasparenza perché “i cittadini hanno tutto il diritto di sapere perché questa amministrazione è riuscita nell’impresa di perdere 2,4 milioni di euro”.
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