«Ricorda la retorica del fascismo», «Ridicolo, voglio un’Europa diversa»


«Forse sarebbe andata diversamente se ci fosse stato un confronto con gli altri partiti», bisbiglia un manager d’azienda al suo vicino, sgusciando via frettolosamente dal convegno a porte chiuse ancora in corso a Villa D’Este. Quello che doveva essere il giorno di Roberto Vannacci a Cernobbio, si è trasformato, un po’ inaspettatamente, nello strano duello con Mario Monti, giocato a colpi di citazioni forbite e stoccate tutt’altro che velate. E finito con l’ex generale accusato di voler «riportare in vita la narrazione fascista», e lui, il professore, «applaudito di più perché uomo del sistema». Il tutto con buona pace di quelli che temevano che il palco riservato al generale, con un giorno d’anticipo al Forum Ambrosetti rispetto alle altre opposizioni, potesse rappresentare un vantaggio.

All’assise di imprenditori desiderosi di ascoltare le ricette economiche di Fn, dal fisco al lavoro, l’ex parà ha dispensato un discorso infuocato contro l’Ue e i meccanismi che ne acuiscono l’immobilismo («voglio un’Europa diversa», la sintesi). Su questo terreno, quello comunitario, l’ex premier e commissario Ue ha impostato una replica che, in un climax ascendente, da lectio si è fatto ben presto discorso dalle coloriture politiche, intervallato a più riprese da applausi. Fino alla promessa: «Se ci sarà modo di impedire che lei vada avanti su questa strada, spenderò le mie ultimissime energie per questo».

L’attacco all’Ue

Di fronte al salotto buono dell’establishment, il leader di Futuro nazionale si presenta vestito di tutto punto – gessato blu e cravatta abbinata – e con una buona dose di ambizione: «Ai molti che si domandano perché sono qui, dico per offrire alla classe dirigente italiana elementi per anticipare gli scenari del futuro ed elaborare strategie competitive». Parte dalla prima emergenza, quella demografica, per cui più che il Rearm, servirebbe il Re-Born Europe; cita il Vangelo – “ama il prossimo tuo come te stesso” – per avvalorare il desiderio di lavorare per la famiglia e gli italiani. Poi si concentra sull’Ue: dai trattati di Maastrich («li riscriveremmo alla stessa maniera oggi?»), al fatto che «non tutti scalpitano più per integrarsi» (il riferimento è alla Brexit e alla vittoria del no al referendum sull’entrata fatto in Islanda).

Parla di «strategia schizofrenica dell’Ue», che «prima si schiera con l’Ucraina e poi importa gas russo». Ma il cahier des doleances diretto a Bruxelles è assai più lungo e include la convinzione che «l’unanimità non vada superata». Da qui lo sguardo agli scenari futuri fuori dall’Italia («I leader più in vista traballano: Sanchez e Macron credo che non mangeranno il panettone nel 2027») e non solo: «Noi di Fn stiamo lavorando per costruire un’architettura» che non sia «una cattedra impositiva»: quindi no a un’integrazione senza consenso, no ad agenzie inutili, no al Green deal («la sovranità è nella diversificazione») e soprattutto no a un’Europa che continua a «multiculturalizzarsi» e a «fluidificarsi».

Se il tono è pacato e la premessa rassicurante – «sono in parte d’accordo, in parte in disaccordo» – è nei contenuti della sua replica che si misura la durezza dell’intervento del professore Monti. Che dall’ambito europeo – su cui fa delle precisazioni al generale, finisce ben presto per tradursi in una critica ai nazionalisti, tra citazioni storiche, che spaziano dal «divide et impera romano» fino a Mitterand: «Il nazionalismo è guerra». A seguire aneddoti personali di quando era commissario: «La difesa dell’italianità di Alitalia è stata pagata moltissimo da tutti gli italiani».

Sul Bip, la Base ideologica e programmatica di Fn, la critica si accompagna a un pizzico di ironia per il propositore dello scritto, Lorenzo Gasperini, che sotto Covid aveva realizzato un post sostenendo che vaccinarsi era sintomo di debolezza e poteva comportare come minimo l’esclusione dalla vita sessuale: «La curiosità tecnica – dice sornione Monti – è sull’implementazione della sanzione. Quella politica se era a conoscenza di una responsabilità così gravosa». L’affondo, tutt’altro che ironico, invece, è per la “Carta” su cui il generale potrebbe tornare a giurare se diventerà ministro o capo del governo: «Lei viola palesemente la Costituzione con il suo programma in molti punti, che sono in contrasto anche con la Carta fondamentale dei diritti umani. È consapevole -rilancia – che anche una primordiale applicazione del suo programma porterebbe l’Italia fuori dall’Ue e dall’Euro?». Sull’indagine relativa alla ricostituzione del Partito nazionale fascista non si pronuncia, ma un messaggio “il professore” ci tiene a recapitarlo a Vannacci: «Trovo in lei la ricostituzione della narrativa, della retorica, dello spirito del Fascismo». Per poi chiudere: «Vecchio come sono, se ci sarà modo di impedire questo, che lei vada avanti su questa strada, spenderò le mie ultimissime energie per questo».

Parole accolte con un certo calore dalla platea, in cui volti noti dell’economia, come Pier carlo Padoan, si mescolano a neofiti, come la campionessa dello short track, Arianna Fontana. «Molto bello quello che ha detto Monti. Entrambi dalla parte del senatore Monti: «Tutti dovrebbero sentirlo», dice il primo; «Mi ritengono fortunata di averlo potuto sentito parlare», rimarca la seconda. Per un exploit “tiepido” il generale non si cruccia più di troppo. A Monti, definito come «uomo di sistema» e per questo più applaudito, rimprovera: «Purtroppo nel suo intervento alla fine non ha parlato di un futuro, ma si è limitato a un attacco personale a me e a colui che ha scritto il programma. Mi sarei aspettato qualcosa di più». E intanto Carlo Calenda torna a prendersela con il Forum Ambrosetti: «Rimane l’assurdo trattamento offerto al “caporale russo” da questa lobby di irresponsabili in cerca di spettacolo».


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