Oggi il mondo sta affrontando il passaggio da un paradigma fondato sull’interdipendenza economica a uno scenario in cui sicurezza, resilienza e sovranità tornano a essere le principali priorità strategiche degli Stati. Commercio, energia, infrastrutture digitali, materie prime critiche, spazio, cybersicurezza e difesa sono oggi elementi di un’unica architettura strategica. Il controllo delle filiere tecnologiche e industriali, la disponibilità di infrastrutture resilienti e la capacità di innovare rapidamente sono diventati fattori determinanti tanto quanto la forza militare tradizionale.
È da questo scenario che si sviluppa lo Studio Strategico “Peace through Security: strategia tecnologica e politica industriale per la sovranità e la sicurezza dell’Europa”, realizzato da TEHA Group in collaborazione con Leonardo e presentato al 52° Forum TEHA di Cernobbio.
Sicurezza, tecnologia, industria ed economia sono sempre più interdipendenti
Tra il 2001 e il 2025 il numero di conflitti armati attivi è quasi raddoppiato, passando da 33 a 65, con oltre 49 Stati direttamente coinvolti. Crisi regionali, competizione tra potenze, sicurezza energetica e nuove minacce tecnologiche si propagano oggi attraverso le reti commerciali, digitali e infrastrutturali globali, con effetti che superano i teatri in cui hanno origine.
La Russia rappresenta la minaccia più diretta per l’Europa: dispone di circa 4.400 testate nucleari, il più grande arsenale al mondo, e di sistemi ipersonici in grado di raggiungere Milano in 6-11 minuti a seconda del punto di lancio. A questo si affianca una costante pressione ibrida: 123.000 voli sono stati colpiti da disturbi al segnale GPS attribuiti a fonti russe, e Mosca è collegata al 32% degli incidenti cyber attribuibili ad attori statali contro l’Unione Europea, oltre che a 161 dei 192 casi di manipolazione e interferenza informativa estera identificati e attribuiti nel 2025.
I conflitti non restano più isolati geograficamente: generano effetti a cascata, coinvolgono attori statali e non statali e colpiscono direttamente le infrastrutture e i nodi commerciali globali. Nello scenario analizzato dallo Studio, lo shock energetico legato alle tensioni in Medio Oriente comporta una revisione di stima negativa del PIL 2026 pari a -41 miliardi di dollari per l’area euro, contro -25 miliardi per gli Stati Uniti e -18 miliardi per la Cina.
Un’Europa più consapevole, ma ancora priva degli strumenti necessari alla sicurezza
Per il 2026 la spesa complessiva per la difesa dei Paesi dell’Unione Europea è stimata in 454 miliardi di euro, in crescita del 112% rispetto al 2021. Nei tre anni successivi all’invasione russa sono stati mobilitati circa 156 miliardi di euro di risorse europee, contro 25,5 miliardi nei precedenti otto anni. Il programma SAFE (Security Action for Europe) mette a disposizione 150 miliardi di euro per programmi e procurement congiunti, mentre il quadro finanziario pluriennale 2028-2034 stanzia 131 miliardi di euro per difesa e spazio, circa cinque volte il livello del periodo 2022-2027.
L’aumento delle risorse non ha, tuttavia, prodotto autonomia strategica. L’Europa resta condizionata da una frammentazione politica, militare e industriale: solo il 24% del procurement è collaborativo, contro un obiettivo europeo del 35%, e circa l’80% della spesa continua a essere destinato a sistemi nazionali. I Paesi NATO europei utilizzano oltre 170 sistemi d’arma principali, contro circa 30 degli Stati Uniti; solo nel segmento terrestre dispongono di 35 tipologie di carri armati in servizio contro 4 negli Stati Uniti, e 30 sistemi di artiglieria contro 6. La mancanza di cooperazione genera inefficienze stimate in circa 25 miliardi di euro l’anno.
L’Europa continua, inoltre, a soffrire di dipendenze esterne: tra il 2016-2020 e il 2021-2025 la sua quota sulle importazioni mondiali di sistemi d’arma principali è salita dal 12% al 33%, rendendola la principale area importatrice al mondo. Gli Stati Uniti rappresentano il 48% delle importazioni europee, esponendo il continente alle priorità strategiche mutevoli di Washington, come dimostra il caso dei sistemi Patriot ordinati dalla Svizzera, per i quali lo Studio indica possibili ritardi fino a sette anni. Gli Stati Uniti restano il 52% del PIL NATO e il 60% della spesa per la difesa dell’Alleanza, ma stanno assumendo un ruolo più selettivo, concentrato sulla difesa del territorio nazionale e sul contenimento della Cina nell’Indo-Pacifico.
La ricerca e sviluppo rappresenta solo il 4% della spesa per la difesa europea, contro il 16% di quella statunitense, un divario particolarmente evidente nell’intelligenza artificiale.
Un nuovo modello di deterrenza europea
In una prospettiva più ampia, la deterrenza europea non dipende solo dall’aumento della spesa, ma dalla capacità di trasformare le risorse in superiorità tecnologica, capacità produttiva, adattabilità e intelligenza di sistema. Lo Studio individua quattro requisiti industriali per una deterrenza europea credibile:
- sostenibilità economica, calibrando costi e prestazioni sull’impiego operativo
- capacità produttiva, superando filiere dimensionate solo per il consumo in tempo di pace
- adattabilità, con aggiornamenti rapidi di sistemi e configurazioni attraverso cicli prevalentemente software
- intelligenza di sistema, integrando sensori, dati, comunicazioni, capacità di calcolo e intelligenza artificiale tra i diversi domini.
La politica industriale europea dovrebbe quindi muoversi su tre linee di azione.
- La prima è l’integrazione tra domanda, industria, innovazione e capitale: l’Europa deve convergere su un portafoglio comune di capacità prioritarie, aggregare gli ordini, utilizzare contratti pluriennali e collegare più strettamente i finanziamenti europei al procurement congiunto, incoraggiando al tempo stesso il consolidamento e la costruzione di campioni europei.
- La seconda linea è la costruzione della futura superiorità tecnologica, concentrando le risorse sulle tecnologie in grado di garantire un vantaggio operativo nei settori critici e riducendo le dipendenze in semiconduttori, materiali critici, cloud, capacità di calcolo ed energia.
- La terza linea è lo sviluppo di programmi europei comuni per sistemi distribuiti e intelligenza di sistema, con famiglie europee di sistemi autonomi rapidamente producibili e aggiornabili nei domini aereo, terrestre, marittimo, sottomarino, spaziale e cyber.
“Nel ventunesimo secolo la sicurezza non è più un prerequisito della prosperità: ne è diventata una componente integrante. La sfida dell’Europa è trasformare questa consapevolezza in capacità industriale, tecnologica e strategica”, afferma Valerio De Molli, Managing Partner e CEO di The European House – Ambrosetti e TEHA Group “L’obiettivo non è immaginare un’Europa chiusa o autarchica, ma contribuire a costruire un’Europa più forte, capace di cooperare con i propri alleati partendo da una solida base industriale, tecnologica e strategica”.
Lorenzo Mariani, CEO di Leonardo, aggiunge che “Solo uno sforzo condiviso, determinato e intenso, non una semplice risposta a un’emergenza temporanea come avvenuto con il Covid, potrà portare alla ‘nuova normalità’ richiesta dal nuovo contesto”.
Materiali scaricabili
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