Comunicato stampa
Lussemburgo, 3 settembre 2026
- Il nuovo panorama in materia di sicurezza offre opportunità di innovazione e partenariati
- Persistono criticità nell’industria della difesa e vulnerabilità nella catena di approvvigionamento
- La politica di difesa dell’UE si articola in un quadro complesso con difficoltà di coordinamento
Stando a un’analisi della Corte dei conti europea, rimane difficile raggiungere la prontezza alla difesa entro il 2030, nonostante i piani ambiziosi dell’UE e l’aumento della spesa per la difesa tra i 27 Stati membri. Nell’analisi sull’evoluzione della politica di difesa dell’UE pubblicata oggi, la Corte, esaminando gli sviluppi a partire dal 2020, osserva un graduale cambio di rotta della politica d’intervento, che dalla modalità di risposta alle crisi è passata alla prontezza alla difesa dei paesi dell’UE, nonché un approccio sempre più strutturato. Allo stesso tempo, la Corte segnala diverse sfide e opportunità per l’UE, così come rischi associati alla gestione finanziaria, alla governance e all’obbligo di rendiconto.
La situazione per la sicurezza dell’UE è cambiata drasticamente negli ultimi anni. Di conseguenza, sia l’UE che gli Stati membri hanno aumentato significativamente i finanziamenti per la difesa, penalizzata da anni di scarsi investimenti, scorte insufficienti di munizioni e missili, lunghi tempi di fabbricazione, dipendenza da fornitori non europei e strozzature logistiche. Si tratta di un momento cruciale per l’industria della difesa europea, che sta cercando di potenziare le capacità produttive, promuovere l’innovazione e rafforzare i partenariati.
“Se da un lato l’UE ha varato varie iniziative per promuovere la collaborazione tra gli Stati membri e far sì che mettano in comune gli sforzi in materia di difesa, è fondamentale sfruttare le nuove opportunità prestando attenzione ai rischi esistenti, in quanto rimane difficile conseguire l’obiettivo della prontezza alla difesa entro il 2030” ha dichiarato Marek Opioła, il Membro della Corte dei conti europea responsabile dell’analisi.
In termini di opportunità, il contesto della sicurezza e l’aumento dei finanziamenti possono contribuire a potenziare le capacità della base industriale e tecnologica di difesa europea e, quindi, stimolare l’innovazione. Al contempo, è possibile che si sviluppino nuove forme di cooperazione, come i cluster di difesa e le coalizioni di capacità, mentre si rafforzano i partenariati strategici, in particolare con l’Ucraina. In aggiunta, incentivare gli Stati membri a rifornirsi presso fornitori europei per i propri sistemi di difesa attraverso clausole di preferenza per l’UE potrebbe essere un modo per ridurre la dipendenza da fornitori non europei a lungo termine, anche se ciò andrebbe bilanciato con le esigenze operative a breve termine.
Per quanto riguarda i rischi, secondo alcuni studi sarà difficile conseguire l’autonomia strategica dell’UE e la capacità di sostenere in modo indipendente operazioni militari ad alta intensità entro il 2030. Gli analisti in materia di difesa evidenziano i principali vincoli presenti, come la frammentazione dei sistemi nazionali, le strozzature industriali, il lento coordinamento politico e la dipendenza dagli Stati Uniti. Tuttavia, l’UE può compiere progressi sostanziali, come dimostrano l’aumento della spesa e la rapida espansione della produzione di munizioni.
La spesa combinata per la difesa dei paesi dell’UE è cresciuta di quasi l’80 % tra il 2020 e il 2025. La pianificazione delle capacità nell’UE segue in gran parte un approccio dal basso verso l’alto, dal momento che sono i singoli paesi a individuare le proprie esigenze. Tuttavia, la mancanza di un efficace processo di pianificazione dell’UE dall’alto verso il basso, unita a un coordinamento insufficiente tra i diversi flussi di finanziamento dell’UE e nazionali, potrebbe portare a investimenti frammentati, duplicazioni o carenze di capacità. Se non eseguiti correttamente, i maggiori finanziamenti possono anche comportare rischi di attuazione e strozzature a livello di materiali, componenti chiave o personale qualificato, rendendo difficile l’utilizzo dei fondi. Infine, i finanziamenti potrebbero essere ancora insufficienti per affrontare le priorità concordate in materia di difesa e conseguire gli obiettivi dichiarati, ad esempio per la mobilità militare. L’UE utilizza sempre più prestiti garantiti dal bilancio dell’UE, tra cui i 150 miliardi di euro per accelerare la prontezza degli Stati membri alla difesa attraverso lo strumento di azione per la sicurezza dell’Europa (SAFE) e il prestito per l’Ucraina di 90 miliardi di euro, comprendenti 60 miliardi di euro destinati alla difesa. Il crescente ricorso alla spesa per la difesa finanziata tramite debito e ai prestiti garantiti dall’UE può compromettere la sostenibilità delle finanze pubbliche, rallentando la riduzione del debito pubblico ed esercitando pressioni sul bilancio dell’UE.
La Corte mette in guardia contro la complessità della struttura di governance e dei meccanismi di rendicontabilità per la politica di difesa dell’UE, che aumentano il rischio di sovrapposizione delle responsabilità; ribadisce inoltre di non disporre ancora del mandato per sottoporre ad audit tutti gli organismi e gli strumenti coinvolti.
Informazioni sul contesto
Mentre i trattati àncorano la difesa alla sovranità dei paesi dell’UE, il deterioramento della situazione per la sicurezza mondiale sta modellando nell’UE un panorama d’intervento nuovo e in evoluzione. Sulla scorta dell’aggressione su vasta scala della Russia contro l’Ucraina nel 2022, delle turbolenze geopolitiche, dell’erosione dell’ordine multilaterale globale e di altri eventi, i paesi dell’UE si sono resi conto che l’Unione deve diventare più capace in materia di difesa. In particolare, la guerra in Ucraina è stata uno spartiacque, in quanto ha messo in luce importanti vulnerabilità nel settore della difesa dei paesi dell’UE. In risposta, le dotazioni finanziarie collettive annuali in questo campo sono passate da 262 miliardi di euro nel 2022 a 418 miliardi di euro nel 2025. Secondo larelazione dell’Agenzia europea per la difesa relativa al periodo 2025–2026, tutti gli alleati NATO dell’UE hanno raggiunto o superato nel 2025 il valore-obiettivo del 2 % stabilito per la spesa destinata alla difesa. Nel 2025 la Commissione europea e l’alto rappresentante hanno presentato un libro bianco sullaprontezza alla difesa europea per il 2030.
L’analisi 01/2026 “La politica di difesa dell’UE sotto i riflettori” è disponibile sulsito Internet della Corte, insieme a una scheda panoramica dei messaggi chiave. Focalizzandosi sul periodo dal 2020 al luglio 2026, passa in rassegna le recenti iniziative dell’UE, gli strumenti finanziari e le modifiche normative. Si basa principalmente su informazioni di dominio pubblico e costituisce un aggiornamento dell’analisi sulla difesa europeapubblicata dalla Corte nel 2019.
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