Che gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&S) rappresentino una componente chiave e un importante indicatore della crescita e dello sviluppo economico di un Paese, è una verità nota. E si sa anche che esiste una correlazione positiva tra le due variabili: in pratica questo significa i Paesi che investono di più in ricerca e sviluppo sono anche quelli con i tassi di crescita più elevati. A confermarlo, e ad offrire una ricerca approfondita con un focus sull’Italia, è lo studio realizzato da The European House Ambrosetti (Teha), pubblicato di recente e intitolato “InnoTech Report 2026: Harnessing Innovation in the Global Scenario”. Secondo gli ultimi dati disponibili, la Cina si conferma leader sia nella crescita degli investimenti in R&S che nell’andamento del Pil, mentre l’Italia arranca.
L’indice sviluppato da Teha, elaborando i dati dal 2023 al 2025, e definito “Teha-Global Innosystem Index (Teha-Gii), consente di confrontare e valutare il panorama dell’innovazione da un punto di vista globale. I risultati di ciascun ecosistema sono stati rappresentati a livello di due macro-insiemi di indicatori: variabili di input (capitale umano, risorse finanziarie per l’innovazione, ecosistema innovativo, attrattività dell’ecosistema) e variabili di output (risultati dell’attività di ricerca di base, per misurare la quantità di “nuova conoscenza” generata; risultati della ricerca applicata, ovvero il trasferimento di conoscenze dalla ricerca di base al mercato, capacità di generare soluzioni tecnologiche di riferimento).
L’Italia si posiziona al 31° posto, senza variazioni rispetto alla classifica del 2023. Il suo punteggio è leggermente aumentato a 2,79, con un incremento di 0,06 punti rispetto all’indice precedente.
Dalla ricerca al mercato: il panorama italiano
Il nostro Paese produce un volume e una qualità di ricerca che lo collocano tra i sistemi scientifici più solidi d’Europa. La debolezza emerge laddove la ricerca deve essere tutelata, diffusa, finanziata e ampliata. Gli investimenti in ricerca e sviluppo riflettono una tendenza di lunga data e di scarso impegno. La spesa lorda in R&S si è attestata all’1,37% del Pil nel 2023, ben al di sotto della media UE del 2,14%. E anche se il trend sembra far registrare un + 0,04%, in termini reali, i finanziamenti sono scesi al di sotto dei livelli pre-pandemia, una riduzione che contrasta con la traiettoria di diverse altre economie avanzate.
La forza della ricerca italiana risiede nel volume delle pubblicazioni e nella loro qualità. In Europa, l’Italia si posiziona al secondo posto dopo la Germania per il suo contributo alla produzione scientifica più citata al mondo, rappresentando circa il 3% del totale globale.
La debolezza italiana si riscontra nei seguenti numeri. Il nostro Paese genera circa 3.100 depositi di brevetti internazionali all’anno, rispetto ai 16.800 della Germania e agli 8.100 della Francia. Il divario di conversione è ancora più significativo: l’Italia trasforma solo il 3% delle sue pubblicazioni scientifiche in brevetti, mentre la Germania ne converte il 14%, con la Francia e i Paesi Bassi che fanno registrare il 12%.
L’infrastruttura del trasferimento tecnologico
La spina dorsale istituzionale del trasferimento tecnologico in Italia è costituita da una rete di Uffici di trasferimento tecnologico (Tto), strutture integrate nelle università e negli enti pubblici di ricerca, responsabili dell’identificazione, della tutela e della commercializzazione della proprietà intellettuale generata dalla ricerca accademica. Attualmente in Italia si contano 122 Tto, di cui 67 all’interno di università, 9 all’interno di enti pubblici di ricerca e 46 all’interno dell’Ircss (Istituto di ricerca, ospedalizzazione e assistenza sanitaria). Tuttavia, uno sguardo più granulare mostra che il 61% delle Tto italiane impiega cinque persone o meno, mentre solo il 13% ha più di 10 dipendenti a tempo pieno. Secondo Teha, la grandezza non consente a queste organizzazioni di gestire processi di commercializzazione complessi (attività internazionali, portafogli di brevetti, costruzione di rapporti duraturi con l’industria e gli investitori).
L’ecosistema italiano del venture capital
Anche quando le tecnologie italiane riescono a superare il sistema di ricerca, spesso si scontrano con un contesto finanziario insufficiente a supportare la crescita su larga scala. Il mercato italiano del venture capital – serve a finanziare l’avvio o la crescita di un’attività in settori a elevato potenziale di sviluppo – è cresciuto significativamente negli ultimi anni, con investimenti totali passati da circa 729 milioni di dollari nel 2020 a 1,7 miliardi di dollari nel 2025, con un incremento del 133%. Questa crescita è importante e segnala un ecosistema più dinamico rispetto al passato. Tuttavia, parte da una base bassa e non risolve una lacuna strutturale: il mercato rimane troppo piccolo, troppo concentrato geograficamente e non ancora ben allineato alle esigenze dell’innovazione tecnologica e scientifica.
Le proposte di Teha
Alla luce della ricerca condotta, le raccomandazioni di Teha per contribuire a promuovere l’innovazione in Italia sono strutturate in tre aree strategiche:
- competitività strategica per costruire un vantaggio di lungo termine: definire una politica tecnologica nazionale, istituire Zone speciali di innovazione (Zis) e plasmare il quadro EU.inc per prevenire l’arbitraggio normativo;
- costruire le fondamenta per talenti e competenze: definire una Strategia nazionale Stem per colmare il divario di competenze; integrare l’approccio “coding for all” con un quadro di riferimento per l’alfabetizzazione digitale e la cultura dell’innovazione e lanciare un pacchetto di attrazione dei talenti per attrarre talenti globali ad alto potenziale;
- sbloccare il potenziale di ricerca e innovazione per tradurre l’eccellenza della ricerca italiana in valore economico e di mercato: istituire uno Sportello unico per la ricerca sperimentale, rafforzare la collaborazione tra industria e università aumentando al contempo la remunerazione dei dottorandi, garantire stabilità a lungo termine per gli investimenti in R&S attraverso un pacchetto di attrazione dedicato e rafforzare il trasferimento tecnologico.
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