Camilla ha messo nello zaino La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano. Niccolò ha voluto posizionare Fuochi d’artificio di Andrea Bouchard lungo la linea gotica costruita dall’esercito tedesco durante la Seconda guerra mondiale. Gabriel ha portato con sé La grande avventura di Robert Wastall «perché, in fondo, anche quella che stiamo vivendo adesso è un’avventura». Venti adolescenti da tutta Italia stanno percorrendo a piedi la Via degli Dei tra Firenze e Bologna, leggendo e lasciando romanzi lungo il sentiero.

Il verbo è “seminare”, il complemento oggetto è “libri”. Si chiama proprio così – Seminare libri – il trekking letterario ideato dall’autore tv e divulgatore scientifico Federico Taddia insieme a Giulia Morini, anche lei autrice radiofonica, organizzatrice e responsabile della comunicazione dell’iniziativa. Il progetto è parte del Festival Storie in Cammino, che da anni, tra i sentieri e i boschi dell’Appennino tosco-emiliano, celebra il potere del racconto e del camminare come strumenti di scoperta e dialogo. Alla sua seconda edizione, la carovana di ragazzi (tutti tra i 13 e i 16 anni) è partita il 25 agosto da Bologna e sta per raggiungere Fiorenzuola, dove, chi vorrà, potrà partecipare al festival. Intanto, i libri sono diventati semi di storie condivise. Per le migliaia di viaggiatori che si muovono ogni anno in uno degli itinerari più battuti dai camminatori lungo lo Stivale, ci sono 20 libri che attendono qualcuno disposto a leggerli.
Nello zaino, un libro
«L’idea è semplicissima», spiega Giulia Morini in una piccola pausa durante il cammino. «Accompagnare 20 adolescenti su questa via, chiedendo loro di mettere nello zaino un solo oggetto speciale: un libro. Un testo che per loro abbia un significato particolare, che abbia lasciato un segno, che racconti qualcosa di sé o a cui si sentano profondamente affezionati».


C’è un’Italia che resiste allo spopolamento, rigenera i territori e trasforma il turismo in occasione di incontro. È l’Italia dei “paesi-persona”. Nel nuovo numero di VITA magazine raccontiamo 100 esperienze da conoscere e da visitare.
NELL’ITALIA DEI PAESI-PERSONA
In che cosa consiste la “semina di libri”? «È una piccola cerimonia: mentre camminiamo, nel bosco, in salita o in discesa, ci fermiamo. Chi ha deciso di seminare racconta perché ha scelto proprio quel luogo per lasciare il suo libro, ricostruisce la storia e che cosa rappresenta per lei o per lui. I paesaggi che incontriamo qui sull’Appennino lasciano emozioni, ti fanno sentire qualcosa, spesso generano nuove riflessioni».


Il gruppo ha percorso una ventina di km. al giorno e ogni sera, all’arrivo, ha partecipato a laboratori ed esperienze per esplorare insieme ad artisti ed esperti temi diversi. «Abbiamo parlato di emozioni con Erica Monti, insegnante di kundalini yoga e yin yoga, di speranza con la ballerina e attivista iraniana Saba Poori e di colore con Irene Tabanelli, artista e maestra di sci», continua Moroni. «Tra i ragazzi, ci sono lettori più o meno forti. Quello che li accomuna è la bellezza di poter incontrare persone a cui sentono di somigliare».
Libri, cammino e adolescenza
Che cos’hanno in comune il camminare, il leggere e l’adolescenza? «Camminare e leggere hanno tanto in comune: quando leggi una parola dopo l’altra, una pagina dopo l’altra, è come quando cammini, passo dopo passo, per arrivare a una meta».


Una storia ti accompagna, ti fa sperimentare altre vite e altri punti di vista. «È questo che gli adolescenti cercano nei libri e nella lettura: la voglia di conoscere meglio se stessi, di cercare personaggi che li rappresentino, ma anche di capire punti di vista diversi, diventare più empatici, osservare altri mondi. L’adolescenza è un momento in cui non sai bene chi sei, hai tante personalità e decidi tu quale mostrare: ai genitori una, ai compagni un’altra, agli amici ancora un’altra. Faticare e misurare i propri limiti fisici, guidati dall’obiettivo di seminare una parte di sé attraverso un libro, consente di esprimersi senza paura».
Lungo il sentiero si piange, si ride, si parla per ore senza fermarsi. E io, da fuori, li vedo sbocciare
Giulia Morini, aorganizzatrice e responsabile della comunicazione del progetto “Seminare libri”
Che cosa succede lungo il sentiero? «Si piange, si ride, si parla per ore senza fermarsi. E io, da fuori, li vedo sbocciare: partono con uno sguardo e all’arrivo ne hanno un altro». Nel mezzo, lasciano libri. Per chi? «Penso che l’interlocutore a cui si rivolgono sia molto soggettivo, non è uguale per tutti. Mi viene in mente la semina di Viola, per esempio, che ha scelto un libro che aveva letto per la prima volta con suo papà e poi ha riletto da sola. È affezionata a quella storia, è il suo libro del cuore: spera che vada a qualcuno che non si faccia scoraggiare dalla lunghezza e arrivi fino in fondo. Linda, invece, ama Astrid Lindgren: desidera che qualcun altro colga tra le sue pagine la voglia di vivere le avventure attraverso gli occhi dei bambini».
C’è chi semina e chi raccoglie
Anche Morini ha un libro nello zaino, D’un tratto nel folto del bosco di Amos Oz. «Me l’ha consigliato un mio professore alle medie. È stato uno dei primi libri che mi ha spalancato gli occhi sull’immaginazione e sulla sorpresa: un paese in cui non ci sono più gli animali, un bambino che non parla ma nitrisce, uno spirito del bosco. Mi ha fatto sognare a occhi aperti».


Non l’ha ancora seminato lungo il percorso, ma ha già raccolto qualcosa che porterà con sé. «Il privilegio di aver potuto vivere quattro giornate insieme a questi venti ragazzi, il regalo di aver assistito a questo momento della loro vita, cristallizzato nei loro occhi. Sono cambiati e cambieranno, diventeranno gli adulti e le persone del domani. Mi porto a casa i loro mondi e la speranza che possano sempre sentirsi a loro agio, accolti, amati e soprattutto ascoltati».
In apertura, due partecipanti all’edizione 2025 del progetto. (Fotografie da Ufficio stampa Seminare libri)
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Daria Capitani
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