L’imperatore Occhiuto vuole cancellare l’aeroporto di Lamezia Terme: Mario Murone “intanto” dorme ma dichiara guerra ai “vannacciani”… la difesa spetta ai consiglieri comunali di Catanzaro
LAMEZIA TERME – Chiamate un esorcista, o almeno un geometra. Perché a Lamezia Terme sta andando in scena un capolavoro della fisica politica: l’arte di farsi scippare l’aeroporto internazionale sotto il naso restando rigorosamente in ginocchio.
Il quadro è di un’esilarante tragicità. Da un lato abbiamo il sindaco Mario Murone, attualmente impegnato nell’esercizio ginnico della genuflessione acrobatica ai diktat del duo Occhiuto & Cannizzaro. Per compiacere i vertici, Murone ha ben pensato di fare la voce grossa in casa propria, cacciando dalla maggioranza i “vannacciani” e infliggendo un’umiliazione pubblica al deputato di Futuro Nazionale Domenico Furgiuele. Una mossa di rara lungimiranza strategica: demonizzare e cacciare chi ti ha fatto vincere le elezioni portandoti in dote ben 3.000 voti. Geniale. Quando c’è da perdere il consenso, a Lamezia non si scherza.
Il fattore Crotone: la lezione di Enzo Voce
Mentre Murone si cala i pantaloni, a pochi chilometri di distanza c’è chi dimostra di avere gli attributi che a Lamezia scarseggiano. Parliamo – stranamente, verrebbe da dire – del sindaco di Crotone, Enzo Voce. Lui, a differenza del collega lametino, ha avuto il coraggio atomico di dire un “NO” cubitale in faccia a Cannizzaro e Occhiuto, blindando i vannacciani all’interno della sua maggioranza. Una mossa che ha fatto andare su tutte le furie “Robertino” e “Bummino”, i quali, accecati dalla rabbia, hanno già giurato vendetta promettendo di chiudergli tutti i rubinetti dei fondi regionali.
Ma Voce ha le spalle larghe e reggerà all’urto. Del resto, il sindaco pitagorico ci ha già preso gusto: poco tempo fa aveva già ridimensionato il viceré Don Sergiuzzo Ferrari, sbattendogli la porta in faccia della politica crotonese (almeno quella cittadina). Il motivo? Voce non ha la minima intenzione di farsi trascinare anche lui negli inferi, finendo dritto dritto nelle grinfie della Procura di Crotone e della DDA di Catanzaro. Insomma, a Crotone si fa resistenza per sopravvivenza giudiziaria e politica; a Lamezia, invece, ci si consegna direttamente al boia con il sorriso sulle labbra.
Il piano diabolico e il silenzio dei “doc”
Mentre si consumano queste faide, il piano diabolico firmato dal Governatore e dal suo braccio armato in Sacal, Luciano Vigna, avanza spedito: depotenziare progressivamente lo scalo lametino per fare spazio al nuovo, fantasmagorico aeroporto di Sibari. Un’operazione geopolitica che, secondo gli esperti, decreterà la morte cerebrale non solo dello scalo di Crotone, ma anche dello stesso hub di Lamezia. Nella Calabria del futuro dovranno restare solo due aeroporti: Reggio (feudo di Cannizzaro) e Sibari/Cosenza (regno degli Occhiuto). Il resto è deserto.
E di fronte a questa spoliazione totale, a questo saccheggio perpetrato da reggini e cosentini ai danni del territorio lametino, cosa fanno i grandi leader locali? Il silenzio di due lametini “doc” come Bevilacqua e Ionà è assordante, interrotto solo dal rumore ritmico dei loro tentativi di leccare il culo a sua maestà Occhiuto. Lamezia viene spogliata viva, e loro tengono il sacco.
Il dramma dei “trombati”: Mascaro e il pugno di mosche
A proposito di grandi protagonisti della commedia locale: ma in tutto questo, che fine ha fatto Paolo Mascaro? L’ex sindaco azzurro (ma solo fino alla curva) è l’emblema del dramma politico contemporaneo. È riuscito nell’incredibile impresa di farsi “trombare” due volte di fila dal suo stesso partito. La prima quando è stato liquidato da Forza Italia che non lo ha ricandidato; la seconda dopo aver fatto una campagna elettorale sfegatata, ai limiti del misticismo, a favore del “re delle BMW” Ionà e dell’imperatore Occhiuto. Risultato? Oggi Mascaro si ritrova in mano un pugno di mosche e un misero ruolo: fare l’opposizione a Mario Murone. Vi fate prendere tutti per il culo, cari politici lametini, e vi stanno cucinando a fuoco lentissimo.
Giannetta, l’eroe che fa divertire la “Mummia”
Per fortuna, in questo scenario di pecoroni e cortigiani, c’è chi ha deciso di spezzare le catene. Parliamo di Domenico Giannetta, l’unico ad aver avuto il coraggio di ribellarsi apertamente ai capi tribù Cannizzaro e Occhiuto, esponendoli a una figura di pupù di proporzioni nazionali. Giannetta è diventato l’idolo indiscusso delle cronache, l’unico che negli ultimi mesi è riuscito persino a far divertire il segretario nazionale Antonio Tajani, detto “la mummia”. Adesso, caro Giannetta, facci sognare. La palla passa a te: sta a te fargli perdere il seggio e rispedire l’avvocaticchio dei Berlusconi dritto ad Arcore…
I consiglieri catanzaresi
Nel frattempo, la farsa continua. Lamezia perde i pezzi, il sindaco si inchina, i big tacciono, e l’aeroporto internazionale – per ironia della sorte – deve essere difeso dall’eroico e impavido intervento di cinque consiglieri comunali di… Catanzaro e rigorosamente di centrodestra! Di seguito la nota dei consiglieri comunali Corsi, Costa, Costanzo S., Scarpino, Veraldi. Dalla quale si evince con dovizia di particolari il “piano” di Occhiuto per “cancellare” l’aeroporto lametino.
“Un silenzio assordante avvolge il sedime aeroportuale di Lamezia Terme. Doveva essere il mese della svolta, l’inizio della rivoluzione infrastrutturale per il principale hub della Calabria, e invece lo scenario attuale racconta una storia ben diversa. Un ritardo ingiustificato che fa scattare un vero e proprio allarme politico e sociale nell’area centrale della regione, sollevando pesanti interrogativi sul futuro dello scalo internazionale e sulle reali intenzioni della governance regionale.
I dati tecnici del progetto definitivo parlano chiaro: l’attuale assetto dei voli è retto da una struttura modulare provvisoria di appena 1.900 metri quadrati, un avamposto emergenziale che avrebbe dovuto traghettare lo scalo verso il futuro. Il piano finale prevede infatti la nascita di una maxi-aerostazione da ben 19.000 metri quadrati, un’opera imponente da oltre 100 milioni di euro con un corpo centrale lungo 220 metri e alto 24. L’inizio dei lavori era categoricamente fissato per settembre 2026. Per fare spazio alle “ruspe” e predisporre l’area tecnica, è stato persino ordinato lo spostamento logistico del servizio del 118 aeroportuale. Una macchina organizzativa che sembrava pronta a partire ma che, ad oggi, è totalmente immobile. Nel perimetro dello scalo non si vede alcuna iniziativa: non un mezzo pesante, non un operaio, non si scorge nemmeno un metro del classico nastro bianco e rosso che delimita i cantieri.
Alla luce di questa paralisi, la domanda sorge spontanea e viene rivolta direttamente ai vertici istituzionali: chiediamo al Presidente Roberto Occhiuto e al management di Sacal Spa per quando è previsto, esattamente, l’avvio dei lavori? Quali sono le ragioni tecniche o burocratiche di questo preoccupante ritardo? Dov’è finito il tanto annunciato mega cantiere? La mancanza di trasparenza sui tempi di Lamezia alimenta sospetti inquietanti, legati a doppio filo con le recenti manovre politiche sulla fascia jonica cosentina. Non è che il progetto del nuovo aeroporto della Sibaritide sta spingendo qualcuno a ritardare furbescamente i lavori di Lamezia per pianificare un depotenziamento dell’hub centrale?
L’inserimento di Sibari nella rete Regional Air Mobility (RAM) di Enac rischia di trasformarsi nel pretesto perfetto per sottrarre risorse e centralità a Lamezia. Per il territorio catanzarese e lametino, dopo le note vicende legate alla facoltà di Medicina, questo rappresenterebbe l’ennesimo scippo, nonché l’ennesimo schiaffo politico all’area centrale della Calabria. Per tranquillizzare i cittadini, i passeggeri e le imprese, il management di Sacal Spa ha il dovere di rompere il silenzio e comunicare immediatamente la nuova data ufficiale di inizio lavori.
Di fronte a questo rischio di ridimensionamento, serve una reazione compatta. Viene lanciato un accorato appello alla politica di Catanzaro, di Lamezia Terme e di Vibo Valentia affinché si vigili uniti a tutela dell’area centrale. È il momento di accantonare i micro-campanilismi interni che storicamente hanno frammentato il territorio: la difesa dell’aeroporto di Lamezia è una battaglia di sopravvivenza economica che unisce la citta di Lamezia Terme, il Capoluogo ed i comuni limitrofi. La Calabria, con poco più di 1,8 milioni di abitanti, possiede già tre scali (Lamezia, Reggio Calabria e Crotone). L’idea di un quarto aeroporto a Sibari appare come un controsenso logistico ed economico se parametrato al resto d’Italia.
Basti pensare alla Regione Lazio: un territorio da quasi 6 milioni di abitanti e con un flusso turistico e d’affari planetario, che poggia l’intera operatività su due soli scali commerciali principali, Fiumicino e Ciampino. Oppure alla Campania, che con 5,6 milioni di residenti ha storicamente centralizzato tutto su Capodichino, aprendo solo di recente lo scalo di Salerno. Incentivare la nascita di un “aeroporto fantasma” a Sibari mentre si blocca lo sviluppo dei 19.000 mq di Lamezia significherebbe condannare la Calabria alla frammentazione delle risorse e al declino infrastrutturale. Il Presidente Occhiuto dia risposte chiare: i cantieri di Lamezia devono partire subito”. Vergogna, Murone. Ti stanno scippando la città sotto il naso, e tu pensi a demonizzare chi ti ha fatto vincere…
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