I mutui a 30 anni salgono al 65,2%. Gli italiani allungano le rate per contrastare i tassi al 3,47% e il forte aumento dei prezzi degli immobili.
L’acquisto della casa resta un obiettivo primario per le famiglie italiane, ma il costo del denaro impone una svolta strategica nei finanziamenti. I cittadini non abbandonano il mercato immobiliare e scelgono piani di rimborso a lunghissimo termine per ridurre il peso della rata mensile. La crescita dei tassi di interesse e l’aumento dei valori di vendita spingono gli acquirenti verso contratti fino a trenta anni.
La corsa ai finanziamenti a trenta anni
La reazione delle famiglie di fronte alla stretta creditizia emerge dai dati ufficiali del report curato dal dipartimento Research & Data Intelligence di Patrigest – Gruppo Gabetti. I mutui a lunghissimo termine, con una durata compresa tra 26 e 30 anni, salgono dal 61,3% al 65,2% del totale complessivo nel secondo trimestre dell’anno.
Questa preferenza determina un calo netto delle scadenze più brevi. I contratti con una durata compresa tra 21 e 25 anni scendono al 20% rispetto al precedente 20,6%. La fascia compresa tra i 16 e i 20 anni subisce una contrazione ancora più visibile e si ferma al 10,3%, contro l’11,2% del periodo precedente. Le famiglie scelgono dunque una dilazione temporale più ampia per mantenere l’esborso periodico entro limiti sostenibili per il proprio bilancio.
Importi medi in forte aumento oltre i duecentomila euro
Il quadro economico sconta il rincaro generale del costo del credito. I tassi di interesse medi applicati ai mutui raggiungono quota 3,47%, il livello più alto registrato negli ultimi 18 mesi. Nello stesso tempo, sale anche la somma media erogata dagli istituti di credito, che si attesta a 147.440 euro, con un incremento del 18% rispetto al secondo trimestre del 2024.
La distribuzione degli importi evidenzia una trasformazione profonda del mercato:
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la quota dei mutui con valore superiore a 200 mila euro passa in due anni dall’11,1% al 30,2% del totale;
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la fascia dei prestiti inferiori a 100 mila euro si riduce di oltre venti punti percentuali e scende al 13,8%.
L’aumento dei listini immobiliari e la rivalutazione dei tassi obbligano i compratori a richiedere capitali sempre più consistenti agli istituti bancari.
Il ruolo dei giovani e la spinta nel Centro e Sud Italia
La vivacità della domanda trova conferma anche nelle rilevazioni elaborate da Experian. Le richieste di mutuo nel mese di luglio fanno registrare una crescita del 9% su base annua e dell’1,3% rispetto al mese di giugno. L’importo medio sale a 125.987 euro, con un progresso del 4,2% a confronto con luglio 2025.
L’espansione interessa l’intera penisola ma mostra punte elevate in specifiche aree geografiche:
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il Centro Italia segna un incremento annuo del 18,7%;
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il Sud Italia registra un aumento pari al 16,6%;
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la città di Roma si distingue tra le grandi aree urbane con un incremento del 25%.
Il motore principale della domanda è rappresentato dalle nuove generazioni. La fascia anagrafica compresa tra i 18 e i 30 anni copre il 19,5% delle richieste complessive e mette a segno un balzo del 37,7% su base annua.
Compravendite immobiliari in ripresa verso quota 785 mila
Il ruolo dell’immobile come bene rifugio alimenta la crescita delle compravendite a dispetto delle incertezze internazionali. Nel primo trimestre del 2026 i passaggi di proprietà di abitazioni salgono del 4,4%, con un volume vicino a 180 mila transazioni, mentre le intenzioni di acquisto espresse dalle famiglie arrivano al 5%.
Il settore residenziale consolida il recupero avviato nel 2025, anno chiuso con un aumento del 6,4% rispetto al 2024 grazie al ritorno degli acquisti finanziati da mutuo. Nei dieci principali mercati urbani le compravendite mettono a segno un incremento del 6,2% nel primo trimestre del 2026, con risultati positivi a Torino, Genova, Bari e Milano. I prezzi crescono del 5% su scala nazionale e del 3,1% nelle grandi città. Le stime complessive per l’intero 2026 indicano il raggiungimento di 785.770 compravendite (+2,5% sul 2025), con una stabilizzazione delle quotazioni attesa per il biennio 2026-2027.
L’evoluzione dei tassi tra fisso ed Euribor
Sul fronte dei tassi, le previsioni indicano ulteriori aumenti nonostante le decisioni della Banca centrale europea di lasciare invariati gli indici ufficiali. I dati dell’Osservatorio Facile.it – Mutui.it evidenziano che l’importo medio richiesto nei primi sei mesi del 2026 sale a 139.306 euro su una durata di 25 anni, a copertura del 73% del valore dell’immobile (stimato in media a 207 mila euro).
L’età media di chi richiede un finanziamento scende a 39 anni (era 40 anni e mezzo nel 2025) e scivola sotto i 37 anni per i mutui prima casa. La clientela sceglie il tasso fisso nel 92% dei casi, mentre il tasso variabile o misto si ferma all’8%, a causa della perdita di competitività delle offerte legate alle oscillazioni del mercato. Le migliori offerte sul web per un mutuo da 126 mila euro in 25 anni (con valore immobile al 70%) partono comunque da un Tan variabile del 2,62% con una rata iniziale di 572 euro.
La rata di un mutuo variabile standard da 126 mila euro in 25 anni è già aumentata di 21 euro da inizio anno. I futures sull’Euribor a tre mesi, aggiornati al 20 luglio 2026, indicano un valore a fine anno del 2,79% (in rialzo di 75 punti base rispetto al 2,03% di gennaio 2026). Questa dinamica porterà a un incremento aggiuntivo di 31 euro, con la rata mensile che salirà dagli attuali 599 euro a circa 630 euro, per un aggravio complessivo di 52 euro nel 2026. L’impatto effettivo risulterà inferiore per i finanziamenti vicini all’estinzione del debito residuo.
Un esempio pratico sull’impatto della durata
Per comprendere l’effetto concreto delle scelte finanziarie, ipotizziamo il caso di una famiglia che acquista un appartamento da 200 mila euro con un finanziamento di 150 mila euro al tasso fisso del 3,47%.
Se i mutuatari scelgono un piano di rimborso su 20 anni, la rata mensile ammonta a circa 868 euro. Se la medesima famiglia allunga il piano di ammortamento a 30 anni, la quota mensile scende a circa 671 euro. Il risparmio immediato di quasi 200 euro al mese permette di superare i vincoli di reddito imposti dalle banche, anche a fronte di un costo totale per interessi più elevato sull’intero arco della vita del debito.
Le conclusioni sulle nuove scelte delle famiglie
L’allungamento della durata contrattuale fino a trenta anni costituisce la risposta pratica degli acquirenti alla combinazione tra rincari delle case e costo del denaro elevato. La proprietà immobiliare mantiene intatto il suo valore per i cittadini, ma l’accesso al credito richiede una gestione attenta delle scadenze e una programmazione economica di lungo periodo. I giovani guidano la trasformazione del mercato e sfruttano la dilazione temporale come strumento primario per realizzare l’acquisto della prima casa.
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Paolo Florio
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