La grande retrospettiva Testimonies to the Near Future al Kunstmuseum Basel | Gegenwart, prima mostra personale di Cao Fei (Guangzhou, 1978) in Svizzera e più ampia mostra europea dedicata al suo lavoro (da guardare assieme all’illuminante focus ‘agricolo’ a Milano alla Fondazione Prada), trasforma il museo in un organismo urbano attraversabile. Video, installazioni e ambienti immersivi compongono una geografia sospesa tra realtà materiale e immaginazione digitale. L’allestimento, progettato da Cao Fei insieme a Small Production di Pechino, costruisce un percorso attraverso frammenti di città, infrastrutture tecnologiche e scenari speculativi. Il museo diventa così il luogo in cui osservare come gli spazi contemporanei influenzino percezioni, comportamenti e identità.
L’incontro tra biografia e arte in Cao Fei
Cao Fei appartiene alla generazione che ha vissuto la profonda trasformazione della Cina avviata con la politica di Riforma e Apertura alla fine degli Anni Settanta. Il Pearl River Delta, passato in pochi decenni da territorio industriale a uno dei grandi centri della produzione globale, costituisce il laboratorio storico della sua ricerca. La sua opera si concentra sul punto d’incontro tra sviluppo economico, media e immaginazione collettiva, osservando come questi fattori ridefiniscano il rapporto tra individuo e spazio. Le tecnologie diventano strumenti per interrogare memoria, desiderio, appartenenza e cambiamento sociale.
La fabbrica come luogo dell’immaginazione nella mostra di Basilea
In Whose Utopia (2006), Cao Fei entra in una fabbrica di illuminazione nella Cina meridionale e osserva la quotidianità degli operai. Il video registra la precisione dei gesti produttivi, la ripetizione delle mansioni e la disciplina del lavoro industriale. All’interno di questo sistema regolato emerge una dimensione inattesa. Alcuni lavoratori danzano, eseguono performance e trasformano il corpo da elemento della produzione a spazio di espressione individuale. La fabbrica diventa il luogo in cui economia e immaginazione si incontrano. Il desiderio personale affiora dentro strutture progettate per organizzare tempi, gesti e comportamenti. Per un istante, la routine produttiva lascia spazio a sogni, aspirazioni e forme di libertà.
Al Kunstmuseum Gegenwart si osserva una città post-reale
Con RMB City (2007–2011), sviluppato sulla piattaforma virtuale Second Life, Cao Fei costruisce una delle opere più significative della sua ricerca sulla città digitale. La metropoli immaginaria riunisce architetture impossibili, simboli politici, monumenti deformati e frammenti della cultura globale. RMB City nasce come spazio virtuale abitabile e come rappresentazione della Cina contemporanea: urbanizzazione, capitalismo, cultura popolare e tecnologia convivono in una città costruita attraverso immagini e simulazioni. L’opera prefigura una condizione oggi familiare: abitare spazi generati dalle tecnologie digitali. La città virtuale offre possibilità di invenzione e, allo stesso tempo, rivela quanto questi mondi dipendano dalle infrastrutture e dalle piattaforme che li rendono accessibili. Il digitale diventa, così, un territorio nel quale emergono nuove identità sociali e modalità inedite di relazione con lo spazio.
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3 / 3L’umano nell’epoca automatizzata secondo Cao Fei
In Asia One (2018) l’artista si sposta in un centro logistico automatizzato, dove robot e sistemi di distribuzione definiscono un nuovo paesaggio produttivo. L’opera segue l’interazione tra esseri umani e macchine all’interno di un ambiente nel quale la tecnologia struttura tempi, movimenti e relazioni. Il gesto umano è inserito in una rete di procedure automatizzate che modifica la percezione del lavoro e del suo significato. Cao Fei osserva così il cambiamento delle condizioni attraverso cui gli individui definiscono il proprio ruolo nel mondo. La tecnologia assume una dimensione ambientale e interviene sulla configurazione degli spazi, sulle pratiche quotidiane e sulla percezione. Il futuro del lavoro appare già inscritto nel presente: nei magazzini, nelle fabbriche, nei sistemi logistici e nelle infrastrutture che organizzano la circolazione delle merci.
Il futuro come archivio
La specificità di Cao Fei risiede anche nella capacità di trattare il futuro come materiale archeologico. Le sue opere raccolgono tracce di desideri, paure e promesse che hanno contribuito a generare quei mondi. Città virtuali, fabbriche automatizzate e ambienti simulati conservano la memoria delle trasformazioni che li hanno prodotti. Ogni immagine del domani contiene il passato da cui proviene. Ed è in questa sovrapposizione temporale che si colloca Testimonies to the Near Future. La mostra restituisce il percorso di un’artista che ha attraversato la nascita e l’espansione della cultura digitale interrogandone gli effetti sull’esperienza umana. Dalle fabbriche del Pearl River Delta ai mondi virtuali, dai sistemi logistici alle città immaginarie, Cao Fei costruisce una cartografia delle nuove forme dell’abitare. Il futuro, nella sua opera, appare come una condizione già inscritta negli spazi che attraversiamo, nelle immagini che produciamo e nelle tecnologie con cui organizziamo la realtà.
Margherita Artoni
Basilea // fino all’11 ottobre 2026
Cao Fei. Testimonies to the Near Future
KUNSTMUSEUM BASEL | GEGENWART – St. Alban Graben, 8
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