25 agosto 2026 – ore 14:00 – «Basta con questa sceneggiata. I controlli al confine non servono a niente». È un attacco diretto alla gestione della frontiera italo-slovena quello lanciato dal sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, che chiede di rivedere il dispositivo di sicurezza lungo il confine e, soprattutto, di destinare più agenti al presidio della città. Il primo cittadino, intervistato da Il Piccolo, mette nel mirino l’attuale sistema dei controlli, sostenendo che la presenza delle forze dell’ordine concentrata sui principali valichi non sarebbe sufficiente a impedire gli attraversamenti lungo i numerosi punti secondari del confine. «Il valico del Lazzaretto a Muggia è scoperto, Chiampore scoperto, e così anche Santa Barbara, Plavje, Ospo. Gli agenti sono solo a Fernetti, lungo l’autostrada. Controlliamo quattro punti e 20 sono scoperti, entri ed esci dal Paese come vuoi», ha affermato Dipiazza. La questione, per il sindaco, non è soltanto quella del controllo della frontiera. Al centro della sua protesta c’è anche la disponibilità di personale delle forze dell’ordine sul territorio urbano. «Abbiamo bisogno di tanti poliziotti in città, così da vivere in un posto più sicuro», ha spiegato, indicando nella sicurezza cittadina la priorità sulla quale concentrare risorse e uomini. Dipiazza ha riferito di avere già affrontato il tema con la questora di Trieste, Lilia Fredella. L’intenzione è di riproporlo al prefetto e commissario di governo per il Friuli Venezia Giulia, Giuseppe Petronzi, e successivamente, se necessario, anche al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Il nodo dei valichi secondari
La polemica ruota attorno alla particolare conformazione del confine tra Trieste e la Slovenia. La linea di frontiera attraversa infatti un territorio caratterizzato da numerosi collegamenti locali, strade secondarie e percorsi che rendono materialmente impossibile un controllo permanente di ogni singolo punto di attraversamento. Il sistema italiano prevede controlli concentrati sui principali valichi, mentre la frontiera interna può essere attraversata anche attraverso altri collegamenti. È proprio questo il punto contestato da Dipiazza: secondo il sindaco, mantenere uomini impegnati per 24 ore nei principali punti di passaggio rischia di produrre un impiego di risorse che, a suo giudizio, non garantisce un controllo effettivo dell’intero confine. La sospensione dei normali meccanismi Schengen alla frontiera terrestre con la Slovenia è stata introdotta dall’Italia il 21 ottobre 2023. La misura è stata motivata dal governo con l’aumento dei rischi legati alla situazione internazionale, alla rotta balcanica e alla possibilità di infiltrazioni terroristiche, oltre che con la pressione migratoria. Il provvedimento non è però terminato. La documentazione della Commissione europea indica che l’Italia ha notificato una nuova proroga dei controlli alla frontiera terrestre con la Slovenia dal 19 giugno al 18 dicembre 2026. Tra le motivazioni figurano la minaccia di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori lungo la rotta balcanica, le crisi in Medio Oriente e Ucraina, l’elevato livello di immigrazione irregolare e la presenza di reti criminali dedite al traffico e al favoreggiamento dell’immigrazione. Si tratta dunque di una misura temporanea prevista dal Codice frontiere Schengen e considerata, dalle istituzioni europee, uno strumento da utilizzare come extrema ratio in presenza di una grave minaccia all’ordine pubblico o alla sicurezza interna.
Una scelta che divide il Friuli Venezia Giulia
La posizione di Dipiazza non è condivisa in modo uniforme dagli altri sindaci delle principali città del Friuli Venezia Giulia. Interpellato sul tema da Il Piccolo, il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna ha espresso una valutazione diversa. Per Ziberna, la sospensione di Schengen è stata utile perché ha consentito di effettuare numerosi respingimenti. Il sindaco ha inoltre sottolineato che i controlli non avrebbero ostacolato lo svolgimento di Go!2025, l’evento che ha coinvolto Gorizia e Nova Gorica nel percorso di Capitale europea della cultura. Ziberna ha allargato il ragionamento al ruolo dell’Unione europea, sostenendo la necessità di maggiori risorse per il controllo delle frontiere esterne. Il tema, secondo il sindaco di Gorizia, non può essere scaricato esclusivamente sui singoli Stati, soprattutto su Paesi che si trovano lungo le principali rotte migratorie. Anche il sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni, ha affrontato la questione da un’altra prospettiva. «Se la domanda è se occorrono più agenti alla frontiera o in città, abbiamo più problemi in città», è la sua posizione. De Toni ha però precisato che l’eventuale miglioramento della sicurezza nel capoluogo friulano non sarebbe riconducibile a una singola misura, ma a «tutto un sistema articolato».
La sicurezza torna al centro del dibattito
Il confronto riporta così al centro dell’attenzione una questione che a Trieste è particolarmente sensibile: quale sia il modo più efficace di utilizzare il personale delle forze dell’ordine in un territorio dove la frontiera internazionale si trova a pochi chilometri dal centro urbano. Da una parte c’è la necessità di mantenere un presidio sui principali attraversamenti per contrastare immigrazione irregolare, traffici e possibili minacce alla sicurezza. Dall’altra c’è la richiesta del Comune di aumentare la presenza degli agenti nelle strade, soprattutto in una fase in cui il tema della sicurezza urbana è tornato al centro del dibattito politico. La questione non è soltanto italiana. La Commissione europea ricorda che i controlli alle frontiere interne devono essere temporanei, proporzionati e legati a una minaccia concreta. Nel frattempo, dal 10 aprile 2026 è pienamente operativo anche il nuovo Entry/Exit System europeo, il sistema digitale che registra ingressi e uscite dei cittadini di Paesi terzi alle frontiere esterne dello spazio Schengen.
Nel caso della frontiera italo-slovena, quindi, il confronto politico si concentra oggi su una domanda molto concreta: quanto personale destinare ai valichi e quanto, invece, alle strade delle città di confine? Dipiazza chiede di spostare il baricentro verso Trieste. Ziberna difende l’utilità dei controlli. De Toni mette invece davanti a tutto la sicurezza urbana. Tre posizioni diverse che fotografano una stessa difficoltà: trovare un equilibrio tra il controllo di una frontiera che non può essere presidiata metro per metro e la necessità di garantire sicurezza quotidiana ai cittadini. La partita, intanto, è destinata a proseguire almeno fino al 18 dicembre 2026, data indicata nell’attuale notifica italiana alla Commissione europea per la durata dei controlli alla frontiera terrestre con la Slovenia.
Articolo di Francesco Viviani
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