Il turismo accessibile trova spazio sul portale ufficiale del turismo italiano. Su Italia.it è online una pagina dedicata al Turismo accessibile, che integra i contenuti e le informazioni di Village for all – V4A®, la realtà cofondata da Roberto Vitali che dal 2008 lavora per rendere più semplice e consapevole la scelta di strutture e destinazioni da parte delle persone con esigenze di accessibilità. La novità nasce dalla collaborazione tra il Ministero del Turismo e Village for all – V4A®, che ha messo a disposizione del Tourism Digital Hub informazioni e guide realizzate negli anni e tutte scaricabili gratuitamente. Sul portale nazionale è così possibile trovare strutture della rete V4A e guide dedicate a destinazioni come Cortina, Bibione, Pordenone, Comacchio, Peccioli e Ravenna.

«In Italia 7,6 milioni di persone hanno una disabilità certificata, delle quali 4 milioni e 245mila hanno più di 65 anni. Questi dati si riferiscono alle persone che hanno un deficit di salute certificato da una commissione medico-legale» spiega Roberto Vitali, cofondatore e ceo di Village for all. «Molte di più hanno esigenze di accessibilità, che solo nel 20% dei casi sono visibili a occhio nudo. Secondo un’indagine Istat del 2022, 12,6 milioni di persone hanno dichiarato gravi limitazioni dell’autonomia personale per un periodo superiore a sei mesi, pur in assenza di una disabilità certificata. Come ripeto spesso, io sto lavorando per la mia vecchiaia, non per la disabilità». D’altra parte, sarebbe bene ricordare che «molte difficoltà per chi ha una disabilità non derivano soltanto dalla condizione di salute, ma anche dagli ostacoli presenti negli ambienti e nelle situazioni quotidiane» continua Vitali. «Accettare che ci sia un gradino è già ammettere che qualcuno lì non possa entrare», fa notare. È anche attraverso la Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie Fish, di cui è referente tecnico per il Turismo, che Vitali porta il punto di vista delle persone con disabilità ai tavoli istituzionali in cui si discute di accessibilità e turismo.


Il problema non è la disabilità. Il problema è un mondo progettato come se le persone con disabilità non esistessero. Parte da qui l’inchiesta di VITA magazine di giugno, un numero che scardina il principio dell’inclusione alla ricerca di una convivenza possibile.
DISABILITÀ, L’INCLUSIONE NON BASTA
Ci si sposta per ragioni di lavoro e di svago, prenotando alberghi e mezzi di trasporto e cercando in anticipo informazioni sulle condizioni di accessibilità di luoghi e spazi. La mobilità consente la piena partecipazione alla vita sociale, culturale e ricreativa, diritto affermato dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, di cui quest’anno si celebra il ventesimo anniversario, il cui articolo 30 è dedicato alla Partecipazione alla vita culturale, alla ricreazione, al tempo libero e allo sport. Il turismo accessibile è uno strumento concreto di partecipazione, autonomia e cittadinanza Per questo Village for all – V4A® verifica e valuta l’accessibilità delle strutture, dando ai turisti strumenti per scegliere, tanto che l’Organizzazione internazionale del turismo sociale (Oits) l’ha inserita tra le 17 best practice mondiali del turismo sostenibile. Il modello si basa sulla verifica diretta dell’accessibilità con il proprio software V4AInside™ : le strutture vengono visitate e gli spazi e i servizi rilevati sul posto, con l’obiettivo di fornire informazioni concrete e trasparenti che permettano a ciascun viaggiatore di valutare in anticipo se una destinazione risponde alle proprie esigenze. «Sapere prima, per scegliere meglio» è il principio con cui V4A® sintetizza questo approccio. «Guardiamo a tutte le esigenze di accessibilità, non solo a quelle motorie. Vogliamo dare alle persone le informazioni per poter scegliere» dice Vitali.
Quanto alle leggi, per Vitali è il momento di andare oltre: «Le normative esistono, ma l’accessibilità è molto di più di una dichiarazione di conformità. Andrebbe cambiato il paradigma normativo e allineata la formazione di chi può progettare, come architetti, ingegneri, geometri e periti edili», che spesso non conoscono neppure l’Universal Design, l’approccio alla progettazione che mira a creare ambienti, prodotti, servizi e sistemi utilizzabili dal maggior numero possibile di persone, indipendentemente da età, capacità o condizioni, senza bisogno di adattamenti successivi o soluzioni speciali.
Oltre alla ricaduta sociale della mobilità turistica, c’è anche leva economica, particolarmente rilevante nel nostro Paese. Secondo il Rapporto sul turismo accessibile e inclusivo realizzato da IsITT, in Italia il segmento genera 8,8 milioni di arrivi e 38,4 milioni di presenze nelle strutture ricettive, pari all’8,2% delle presenze turistiche nazionali. L’impatto economico diretto è stimato in 5,3 miliardi di euro, che salgono a 9,6 miliardi considerando gli effetti indiretti e indotti. E il margine di crescita sarebbe ancora enorme. Secondo i dati presentati da Vitali, «in Italia il turismo accessibile avrebbe un potenziale economico di circa 27 miliardi di euro l’anno, a fronte di una spesa attualmente intercettata di circa 1,3 miliardi: oltre 25 miliardi di potenziale ancora da cogliere». In definitiva, conclude Vitali, «promuovere l’inclusività significa superare la logica della semplice vacanza per difendere il diritto universale alla scelta e alla libertà individuale. Questo approccio trasforma le barriere architettoniche in opportunità di partecipazione democratica e crescita per l’intero comparto turistico nazionale».
Chi volesse approfondire il tema del turismo per tutti trova un focus di otto pagine sull’ultimo numero di VITA magazine intitolato “Nell’Italia dei paesi-persona”
Foto di Filip Mroz su Unsplash
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Nicla Panciera
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