Quando si parla di Antoni Gaudí, si pensa inevitabilmente ai mosaici policromi di Park Güell, alle forme biomorfe di Casa Batlló o alle torri della Sagrada Família. Eppure, prima di diventare il massimo interprete del Modernismo catalano, l’architetto spagnolo attraversò una stagione in cui il riferimento privilegiato era il Medioevo. Ne nacquero edifici severi, costruiti in pietra, lontani dall’esuberanza cromatica che avrebbe reso celebre il suo linguaggio e oggi spesso oscurati dai capolavori più noti. Sparsi tra Barcellona, León, Astorga e Sitges, questi progetti raccontano un Gaudí ancora in fase di sperimentazione, impegnato a rileggere l’architettura gotica per trasformarla in un terreno di ricerca. Ed è proprio in queste opere meno conosciute che si possono cogliere i primi indizi di quella rivoluzione formale che avrebbe cambiato il volto dell’architettura europea. Calcari grigi, granito e ardesia prendono il posto delle ceramiche policrome, mentre torri, merlature, fossati e volumi fortificati evocano castelli e monasteri medievali. Ma sarebbe riduttivo leggere questi edifici come semplici esercizi di revival neogotico: per Gaudí il gotico rappresentava un sistema da studiare criticamente e, soprattutto, da superare.

Collegio di Santa Teresa di Antoni Gaudí

Cinque architetture dimenticate di Antoni Gaudí

Tra le prime testimonianze si colloca il Collegio di Santa Teresa-Ganduxer, completato nel 1889 nella zona settentrionale di Barcellona come scuola e convento per una congregazione di suore teresiane. Il complesso assume deliberatamente l’aspetto di un castello medievale, una scelta che non risponde soltanto a esigenze formali ma anche a un preciso riferimento spirituale. Gaudí si ispira infatti al Castello interiore di Santa Teresa d’Avila, traducendo in architettura l’idea del percorso mistico dell’anima. Costruito in pietra e mattoni, l’edificio è coronato da merlature stilizzate e da torri angolari sormontate dalle caratteristiche croci a quattro bracci, uno dei primi elementi destinati a diventare una costante del suo linguaggio.

Casa Botines di Antoni Gaudí
Casa Botines di Antoni Gaudí

Questa riflessione sull’eredità medievale prosegue con Casa Botines, realizzata a León nel 1892 per due commercianti. L’edificio, articolato su sette livelli, ospitava negozio, magazzino, abitazioni private e appartamenti destinati all’affitto. La sua immagine richiama quella di una fortezza urbana grazie alle torri angolari, al fossato che circonda parzialmente la costruzione e al rivestimento in pietra calcarea grigia, perfettamente in sintonia con il patrimonio storico della città. Dietro questa veste apparentemente tradizionale si cela però un edificio estremamente moderno: Gaudí impiega una base in calcestruzzo, introduce colonne in ghisa e progetta cavedi che distribuiscono luce naturale agli ambienti interni, anticipando temi che diventeranno centrali nell’architettura del Novecento. Oggi Casa Botines è aperta al pubblico come museo.

Palazzo Episcopale di Antoni Gaudí
Palazzo Episcopale di Antoni Gaudí

Ecco dove trovare cinque architetture dimenticate di Antoni Gaudí

Nel 1893 l’architetto riceve l’incarico di progettare il nuovo Palazzo Episcopale di Astorga, destinato a sostituire la precedente sede vescovile distrutta da un incendio. La commissione arriva dal vescovo Juan Bautista Grau y Vallespinos, che aveva già collaborato con Gaudí per la realizzazione di un altare. Interamente costruito in granito grigio e circondato da un fossato, il palazzo sembra appartenere più all’impostazione dei castelli che a quella dell’architettura religiosa. Eppure, anche in questo caso, l’apparente adesione ai modelli medievali lascia spazio alla sperimentazione: i contrafforti vengono integrati nella composizione architettonica e i comignoli assumono un ruolo decorativo, anticipando alcune delle soluzioni più riconoscibili delle opere successive.

Antoni Gaudí Cattedrale gotica di Barcellona
Antoni Gaudí Cattedrale gotica di Barcellona

Lo stretto rapporto tra architettura e paesaggio emerge invece nelle Bodegas Güell, la cantina progettata per Eusebi Güell lungo la costa di Sitges. Il progetto, elaborato nel 1882 e completato nel 1897, sorge all’interno della tenuta del principale mecenate di Gaudí e dialoga direttamente con il paesaggio marittimo. Le forme triangolari della copertura e la muratura in pietra calcarea sembrano proseguire naturalmente le rocce della costa, fondendo edificio e ambiente. La cantina avrebbe dovuto rappresentare soltanto il primo tassello di un piano più ampio, che prevedeva anche la costruzione di un padiglione di caccia, mai realizzato. Per diversi anni il vino prodotto nella tenuta fu esportato fino a Cuba attraverso una compagnia di navigazione transatlantica; dopo la morte di Güell l’edificio venne trasformato in ristorante, mentre oggi non è più accessibile al pubblico.

Bellesguard di Antoni Gaudí
Bellesguard di Antoni Gaudí

Antoni Gaudí prima del Modernismo

L’ultima tappa di questo percorso è Bellesguard, conosciuta anche come Casa Figueras. Costruita sul sito di un antico castello medievale alle porte di Barcellona, la residenza viene progettata nel 1900, in un momento in cui Gaudí sta progressivamente definendo il proprio linguaggio. Il contesto storico diventa parte stessa del progetto: la memoria del luogo si riflette nell’impianto dell’edificio, che mantiene un carattere austero grazie all’impiego di pietra e ardesia, quasi completamente privo delle esplosioni cromatiche tipiche delle opere successive. Solo gli interni rivelano una ricca decorazione musiva, la cui complessità comportò costi tanto elevati da impedire ai committenti di trasferirsi nella casa. María Sagués Molins fu infine costretta a vendere la proprietà per evitare il fallimento.

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