NOTA STAMPA USB SANITA’ CALABRIA

EMODINAMICA, LA SALA NON BASTA. PRIMA DELLE MACCHINE VENGONO LE PERSONE, NON LA CAMPAGNA ELETTORALE

Una sala di Emodinamica può costare 2 milioni di euro, può essere pronta da due anni e può avere le apparecchiature migliori del mondo. Ma se manca il personale necessario, rimane una stanza vuota. E forse questo è il dettaglio che i vari partiti politici e i sindacati firmatari del CCNL continuano a non capire.

Un infarto non si cura semplicemente “aprendo una sala”. In sanità le cose si fanno step by step: servono organizzazione, percorsi, emergenza-urgenza, personale adeguatamente formato e professionisti che sappiano gestire procedure altamente specialistiche.

Bisognerebbe innanzitutto capire che non tutte le situazioni cardiologiche sono uguali e che la rete dell’emergenza cardiologica funziona proprio attraverso livelli diversi di assistenza, con gli spoke inseriti in un sistema che deve dialogare costantemente con gli hub per la gestione dei casi più complessi. Un centro non nasce già iperspecializzato: servono tempo, formazione, organizzazione e soprattutto casistica.

I cardiologi sanno meglio di chiunque altro quanto sia determinante intervenire nella cosiddetta golden hour durante un infarto, con una coronarografia disostruttiva: prestazione per la quale è necessaria una sala di Emodinamica e un’equipe pronta a operare.

Non ha alcun senso che siano solo 3 gli ospedali, in tutta la Calabria, a garantire questo servizio H24. Proprio i cardiologi dovrebbero sapere che un infarto in corso, a volte, non dà il tempo di attendere il trasferimento verso uno dei 3 ospedali Hub.

Soprattutto in Calabria, dove i tempi di intervento sono lunghi e la geografia del territorio non consente trasferimenti rapidi.

A questo si aggiunge un altro problema, altrettanto grave: caricare tutto sui soli 3 ospedali Hub, oltre ad allungare i tempi di intervento, aumenta il rischio di contemporaneità degli eventi. Mentre un paziente viene operato, un altro potrebbe dover attendere minuti, se non ore, preziosissime.

E c’è un problema ancora più a monte, che chi oggi si riempie la bocca di parole sulla sanità continua sistematicamente a ignorare: IL PERSONALE.

Il vero problema di chi sta male in Calabria non è soltanto l’ambulanza che deve arrivare. Spesso, una volta arrivato il paziente, il problema diventa anche trovare un posto disponibile, un percorso adeguato e una struttura in grado di prenderlo in carico. La rete funziona se funzionano tutti i suoi nodi, e i nodi della rete sanitaria non sono le apparecchiature.

SONO LE PERSONE. Ma proprio le persone continuate a dimenticarle: quando sono state stanziate le risorse per i rinnovi contrattuali, quando avete firmato gli ultimi rinnovi, quando avete parlato di rilancio della sanità senza affrontare seriamente la carenza di personale e la valorizzazione di tutte le professioni sanitarie.

L’ultimo esempio è quello dell’indennità di Pronto Soccorso, negata anche a chi lavora a bordo delle ambulanze. Se già oggi è difficile trovare professionisti disposti a lavorare sulle ambulanze, tra turni, responsabilità, emergenze e rischi connessi, cosa pensate possa succedere quando anche quelle poche forme di riconoscimento economico promesse vengono negate? La risposta è semplice: la voglia di restare in quei servizi diminuisce ulteriormente.

Su tutto questo, in questi giorni, si è scatenata una vera e propria bagarre mediatica attorno alla questione dell’equipe itinerante di Emodinamica, con dichiarazioni, comunicati e prese di posizione che si rincorrono da ogni parte.

Ci sembra doveroso far notare una cosa: il 2027 si avvicina, e con esso la campagna elettorale. E guarda caso, proprio ora, prendono parola in tanti che fino a pochi mesi fa erano completamente silenti.

Troviamo alquanto ipocrita che alcuni esponenti dell’opposizione prendano parola soltanto adesso, dimenticando comodamente che la loro stessa parte politica, sia a livello regionale che nazionale, è stata corresponsabile dello sfacelo che vive la sanità calabrese e italiana. Non si diventa paladini della sanità pubblica a nove mesi dal voto, dopo anni di silenzi, tagli e complicità.

Grottesca, inoltre, è la presa di posizione dei cardiologi calabresi che, con una lettera congiunta, tentano di giustificare la soppressione delle equipe permanenti di Emodinamica negli ospedali spoke. Non si capisce bene per quale motivo, se non quello di ingraziarsi il Presidente della Regione, né su quali basi scientifiche si tenti così maldestramente di giustificare l’ingiustificabile.

Dove eravate il 5 agosto, quando siamo scesi in piazza per difendere il personale dell’emergenza-urgenza? In piazza non abbiamo visto quella stessa indignazione che oggi dimostrate per l’Emodinamica. Forse eravate impegnati a fare altro. O magari, semplicemente, eravate al mare.

Perché è molto facile accorgersi dei problemi della sanità quando bisogna fare un comunicato stampa. È molto più difficile stare dalla parte di chi, dentro gli ospedali e sulle ambulanze, quei problemi li vive ogni giorno.

USB Pubblico Impiego Sanità Calabria continuerà a farlo. Perché noi non chiediamo soltanto che vengano aperte le strutture: chiediamo che vengano messe nelle condizioni di funzionare. E questo significa una cosa molto semplice: INVESTIRE, FORMARE E VALORIZZARE LE PERSONE.

PRIMA DELLE MACCHINE VENGONO LE PERSONE CHE DEVONO FARLE FUNZIONARE. E quelle persone si valorizzano anche quando si decide dove mettere le risorse pubbliche. Perché mentre ci raccontate che non ci sono soldi per valorizzare adeguatamente chi lavora negli ospedali, negli ultimi anni i miliardi per armamenti e spese militari sembrano saltare fuori con molta più facilità.

La posizione di USB è chiara: aprite immediatamente tutte le sedi di Emodinamica previste, con servizio H24, con nuovo personale, non solo medico ma anche infermieristico e tecnico-perfusionista.

Invitiamo anche chi oggi si straccia le vesti a dichiarare, con la stessa forza, che la logica del risparmio, voluta anche a sinistra, non è più tollerabile. Va garantito il diritto alla salute e alla vita di tutti i calabresi, costi quel che costi.

 


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