Il turismo italiano registra numeri record. Secondo l’Hospitality Snapshot curato dal dipartimento Research & Data Intelligence di Patrigest, Gabetti Group, nel 2025 l’Italia ha registrato oltre 160 milioni di arrivi, con una crescita del 15% rispetto al 2024 e per il terzo anno consecutivo la componente internazionale ha superato quella domestica, attestandosi al 55% del totale. Il contributo del settore all’economia nazionale ha raggiunto circa 240 miliardi di euro di PIL e il 13,2% dell’occupazione — quote destinate a crescere ulteriormente fino a oltre 282 miliardi e quasi il 16% dell’occupazione entro il 2035, secondo le stime dell’ENIT.
Il boom delle città e il Sud che avanza
Le grandi città sono la categoria che ha registrato la maggior crescita rispetto al periodo pre-pandemia, con un +28% di arrivi rispetto al 2019 — e un +39% per i soli visitatori stranieri. Le località lacustri segnano un +25% rispetto al 2019, le destinazioni culturali e marittime un +36% ciascuna per i flussi esteri, la montagna un +33%. Roma e Milano si confermano le principali mete tra le grandi città, ma la vera sorpresa viene dal Sud: Bari e Palermo crescono fortemente tra i centri urbani, il Salento si afferma come destinazione di villeggiatura di primo piano. Tra le città culturali, Pisa guida per numero di arrivi mentre Lucca è la meta in maggiore crescita rispetto al 2019.
Turismo straniero nelle grandi città
Le preferenze si dividono nettamente per provenienza: le grandi città sono la meta più ambita dagli stranieri, mentre le località marittime — con il 29% degli arrivi e il 37% delle presenze — restano le preferite dagli italiani. Il trasporto aereo e ferroviario guadagnano quote rispetto ad automobile e nave, confermando la centralità delle infrastrutture aeroportuali e il potenziale della rete ferroviaria ad alta velocità con l’estero. Tra gli scali in maggiore crescita spiccano Napoli, Catania, Palermo e Bari, segnale dell’affermazione di nuove geografie turistiche nel Mezzogiorno.
Gli hotel: cinque stelle +46% dal 2019, fascia bassa in crisi
Il settore alberghiero racconta una storia di polarizzazione netta. Gli hotel a cinque stelle registrano un incremento straordinario del 46% rispetto al 2019, ulteriormente consolidato da un +5% nell’ultimo anno — il segmento che cresce di più in assoluto. Gli hotel a quattro stelle si rafforzano del +13% rispetto al 2019 (+4% sul 2024) e intercettano la quota maggiore di posti letto con il 38% del totale. All’estremo opposto, le strutture a una e due stelle calano rispettivamente del 10% e del 9% rispetto al 2019, in una crisi strutturale che sembra difficilmente reversibile. I tre stelle mantengono la leadership per numero di esercizi con il 45% del totale ma mostrano una lieve flessione sul lungo periodo (-0,4%).
Dove si collocano gli hotel di fascia alta
La segmentazione geografica è chiara: gli hotel di fascia alta a quattro e cinque stelle si concentrano nelle grandi città d’arte e business — Roma, Milano, Venezia — con il 57% di clientela straniera e una permanenza media di 3,1 giorni, trainata soprattutto da americani e tedeschi. I tre stelle spostano il baricentro verso Bolzano e Trento, con un equilibrio quasi paritario tra italiani (55%) e stranieri (45%). La fascia bassa mostra una clientela prevalentemente italiana (56%) con soggiorni leggermente più brevi.
Entro il 2029 sono previste circa 270 nuove aperture alberghiere, con Roma al 14% e Milano al 13% dei progetti in pipeline — i mercati più dinamici del Paese. Il 39% delle 269 nuove aperture programmate per il periodo 2026-2029 sarà nel segmento luxury.
L’extra-alberghiero: affitti in affitto +33% dal 2019 e ormai l’89% delle strutture
Il comparto extra-alberghiero è quello più dinamico dell’intero sistema ricettivo italiano. Gli alloggi in affitto — gestiti in forma imprenditoriale e non imprenditoriale, includendo gli affitti brevi sulle piattaforme digitali — sono cresciuti del 33% rispetto al 2019 e rappresentano oggi l’89% delle strutture extra-alberghiere e il 61% dei posti letto dell’intero comparto. Crescono anche agriturismi e case per ferie (+10%) e campeggi e villaggi turistici (+9%), che pur con quote minori di strutture mantengono un ruolo rilevante per capacità ricettiva con il 26% dei posti letto totali. Più contenuto l’incremento dei B&B (+3%).
Affitti brevi, Italia terzo mercato europeo
Il dato più significativo riguarda la crescita della domanda straniera nell’extra-alberghiero: negli ultimi vent’anni gli arrivi internazionali in questo comparto sono cresciuti del 382%, contro il +52% dell’alberghiero. Sul fronte degli affitti brevi, nei primi tre mesi del 2026 si registrano in Europa oltre 144 milioni di pernottamenti prenotati tramite piattaforme online, +10% anno su anno. L’Italia è il terzo mercato europeo per volumi, dietro Spagna e Francia.
Redditività degli affitti brevi
La redditività degli affitti brevi è però distribuita in modo disomogeneo: Venezia e Firenze risultano tra le città più redditizie, grazie a tariffe elevate e alta occupazione; Roma e Milano combinano buoni volumi e solidità; Sicilia e Puglia soffrono invece una maggiore stagionalità con livelli di redditività inferiori.
Gli investimenti: 2,2 miliardi nel 2025 (quarto posto in Europa), 1,2 miliardi nel primo semestre 2026
Sul fronte degli investimenti istituzionali, l’Italia si consolida come quarta piazza europea del settore hospitality. Nel 2025 ha attratto 2,2 miliardi di euro, pari al 9% del totale europeo — un mercato continentale che nel 2025 ha superato i 25 miliardi di euro, il livello più alto dal 2019 con un +15% rispetto al 2024. Il primato europeo è del Regno Unito, seguito dalla Spagna.
Nel primo semestre del 2026 gli investimenti nell’hospitality italiana hanno raggiunto quasi 1,2 miliardi di euro — dato record nonostante un calo del 10% rispetto all’eccezionale primo semestre 2025. L’hospitality rappresenta il 16% del volume totale degli investimenti immobiliari istituzionali in Italia nel semestre, terza asset class dopo retail (33%) e industrial & logistics (16%). Circa l’85% del volume investito nel settore ha riguardato strutture a quattro e cinque stelle, confermando la preferenza strutturale degli investitori per il segmento luxury e upper scale. Circa un terzo degli investimenti ha interessato asset non operativi — strutture da convertire, ristrutturare o sviluppare — a conferma dell’interesse per le strategie value add.
Le città che guidano gli investimenti
Milano e la sua area metropolitana hanno guidato i volumi con il 30% del totale hospitality nel primo semestre, grazie in particolare all’acquisizione di un portafoglio di quattro alberghi da parte di Covivio per oltre 200 milioni di euro. Roma ha attratto oltre il 20% degli investimenti, con due operazioni superiori ai 70 milioni legate a strategie core e value add. Tra i mercati emergenti che raccolgono interesse crescente — principalmente da hotel operator, club deal e privati — spiccano la costa siciliana, le affermate località del lago di Como e le destinazioni alpine di lusso in Trentino-Alto Adige e in Valle d’Aosta.
Le prospettive: turismo sempre più internazionale, geografie in ridefinizione
Guardando ai prossimi anni, il turismo italiano si orienta verso una crescente internazionalizzazione: la quota di visitatori stranieri continuerà a crescere, mentre la domanda domestica tende a stabilizzarsi dopo il forte recupero post-Covid. Si sta delineando un nuovo equilibrio in cui la capacità di attrarre flussi esteri diventa un fattore competitivo fondamentale per destinazioni e operatori. Il cambiamento climatico, secondo Gabetti, introdurrà un’ulteriore ridefinizione delle geografie turistiche, con uno spostamento progressivo della domanda verso le stagioni intermedie e verso destinazioni capaci di offrire esperienze sostenibili, accessibili e resilienti. Chi saprà anticipare questi cambiamenti sarà nella posizione migliore per cogliere le opportunità del prossimo ciclo di sviluppo del settore.
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Floriana Liuni
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