Parlano di lui. Dicono che potrebbe essere un valido punto di sintesi: tra politica e civismo, tra chi fa è iscritto ad un Partito e chi non ne vuole nemmeno sentir parlare, tra i diversi quartieri della città di Frosinone. Anselmo Pizzutelli è stato al centro della conversazione avvenuta l’altra sera a tavola tra l’ultimo sindaco di centrosinistra Michele Marini ed il presidente Pd del Lazio Francesco De Angelis. (Leggi qui: Marini non dice no e i telefoni fondono: Schietroma chiama, Mastrangeli chiede).

Pizzutelli è una delle anomalie dell’amministrazione del sindaco Riccardo Mastrangeli ed il suo centrodestra bulldozer nato quattro anni fa per guidare il Comune capoluogo. Da quell’armata sono usciti nove consiglieri in dissenso con il sindaco, due sono rientrati. L’uomo della possibile sintesi mette i puntini sulle i: dice che lui è stato “cacciato“, non è “uscito“. Non “allontanatosi per scelta“: cacciato.

Anselmo Pizzutelli (Foto: Massimo Scaccia)

«Io sono stato cacciato e a tutti gli altri è stata tolta la delega» dirà a un certo punto, quasi a voler fissare l’ordine esatto dei fatti prima ancora che possa essere frainteso.

È da questa parola cacciato che si può ricostruire l’intera intervista rilasciata dal consigliere — oggi fuori dalla maggioranza che lo aveva eletto — a poche ore dalla notizia della cena tra Francesco De Angelis e Michele Marini, nella quale il suo nome era stato indicato come possibile figura di sintesi per il centrosinistra frusinate.

Lusingato

Sfuggente ed elegante sul cuore della notizia, l’ipotesi di una sua candidatura, discussa a cena da De Angelis e Marini: «Io ringrazio Michele ma questo giudizio così buono sarà dovuto sicuramente all’amicizia che ci lega da tanti anni. È quasi un giudizio immeritato». E ancora: «A scanso di equivoci, non posso che sentirmi lusingato se hanno parlato di me, non è che posso aggiungere molto altro».

Sul proprio ruolo è netto: «Io sono un civico. Sto a disposizione per lavorare per la città. Non so in quale ruolo, non credo che sarà quello di candidato sindaco».

Michele Marini (Foto: Giornalisti Indipendenti / Ciociaria Oggi)

Il vero tema, insiste, è restituire fiducia a chi si è allontanato dai Partiti: «Non ci dobbiamo nascondere: la gente non va a votare perché è stufa di un certo modo di fare politica e spesso è stufa anche dei Partiti». E sull’importanza di coinvolgere i più giovani: «Piantare anche solo cinque alberi e fra vent’anni poter dire che quei cinque alberi li ho piantati io quando ero consigliere, assessore o sindaco, è un grande merito sociale del quale si deve andare orgogliosi».

Civico o di partito? “Bisogna vedere chi”

Sulla natura che dovrebbe avere un’eventuale alleanza alternativa a Mastrangeli, Pizzutelli rifiuta le scorciatoie ideologiche e ragiona per condizioni. Il punto di partenza è la diffidenza dei cittadini verso i Partiti tradizionali: «Le persone sono diffidenti rispetto ai Partiti e quindi la scelta di un nome di Partito potrebbe già in qualche maniera essere vista con diffidenza». Ma questo non significa, precisa subito, che i Partiti debbano sparire dall’equazione: «I Partiti ci sono, esistono, non è che si può fare a meno del fatto che esistano i Partiti. Poi ogni Partito può fare le scelte che ritiene più opportune rispetto a un progetto che si ha».

Angelo ed Anselmo Pizzutelli

La vera domanda, per Pizzutelli, riguarda il tipo di candidatura che si sceglie di esprimere, perché da lì discende automaticamente il ruolo che i Partiti dovranno assumere: «Bisogna chiedere di che tipo. Se il candidato esprime una coalizione, che sia una coalizione di centrodestra o una coalizione di centrosinistra, è chiaro che lì i Partiti avranno il loro ruolo. Se il candidato è un candidato più vicino alle posizioni civiche, i Partiti decideranno che tipo di posizione assumere». Non è dunque un aut-aut tra civico e politico, ma una gerarchia: prima si individua la personalità e la visione, poi si definisce quanto i Partiti debbano pesare attorno a quella figura.

Un tipo come Michele? Non solo

Su cosa debba avere, in concreto, questa personalità, Pizzutelli è netto: «Bisogna vedere chiaramente chi potrebbe essere questa personalità, se rappresenta il mondo civico, il mondo dei partiti e che tipo di visione ha della città». Una visione che, insiste più volte, deve nascere dalla condivisione con i cittadini e non dall’imposizione dall’alto. Diventa quasi un principio guida: «Le scelte che la gente deve fare, le deve fare».

Francesco De Angelis

Francesco De Angelis chiede un figura di sintesi alla Michele Marini: Pizzutelli non si sottrae ma allarga il campo dei nomi possibili. Riconosce a Marini «altissime qualità politiche, amministrative e umane» ma affianca subito, con pari stima, anche l’ex sindaco di centrodestra Nicola Ottaviani, definito «un sindaco capace, un professionista stimato».

Un dettaglio che, più di ogni dichiarazione esplicita, chiarisce come per Pizzutelli il discrimine non sia il campo politico di provenienza ma il metodo: capacità amministrativa, credibilità personale, e soprattutto (torna il tema) la disponibilità a costruire le scelte insieme ai cittadini, non a calarle dall’alto come ha fatto, a suo giudizio, l’amministrazione Mastrangeli.

Il BRT bocciato punto per punto

Se sulla propria candidatura resta felpato, sul BRT Pizzutelli non lascia margini di ambiguità: «L’amministrazione pubblica deve dare un’alternativa più comoda a te cittadino, non renderti impossibile il resto affinché tu sia costretto». A Londra, a Berlino, nelle grandi città la mobilità sostenibile funziona: perché – spiega Pizzutelli – collega rapidamente i punti lontani della città evitando il traffico. Frosinone è diversa da una grande città. Perché?

(Foto © Massimo Scaccia)

Per definizione, sostiene, un Bus Rapid Transit collega punti lontani: «Latina vuole fare il BRT, ma è normale, ha la stazione a 18 chilometri dal centro». Sul paragone con Roma, circolato nei giorni scorsi, la stroncatura è diretta: «Leggo che Gualtieri copia Frosinone perché vuole collegare l’Eur a Ostia. Cioè, ma ragazzi, ma ci vogliamo prendere in giro? Il sindaco Gualtieri non vuole sostituire la sua rete di circolari con il Brt ma vuole collegare in maniera rapida due poli come Roma ed Ostia. È una cosa diversa. A Frosinone ci sono fermate talmente ravvicinate da rendere inutile un’opera che altrove è utilissima».

E sul dettaglio tecnico delle pensiline: «Hanno messo le pensiline e le palline in mezzo ai marciapiedi larghi 80 cm o 1 metro e 20 a disprezzo di quelle che sono le esigenze dei disabili e quelli che sono meno fortunati di noi».

Cordoli di cemento, poi rimossi a 50mila euro

Riccardo Mastrangeli in bici sulla ciclabile

Il caso che Pizzutelli sceglie per raccontare il metodo — più che il singolo progetto — riguarda le piste ciclabili. Ricorda di aver messo in guardia l’amministrazione contro l’uso di cordoli in cemento su via Giacomo Puccini. La risposta pubblica del sindaco, racconta, fu netta: «Non c’è il problema che solleva Pizzutelli, non esiste, andiamo avanti più forte di prima». Il seguito, sostiene, gli ha dato ragione: «Abbiamo speso 50.000 € per rimuovere i cordoli».

Un episodio che Pizzutelli riassume con un’espressione dialettale ormai diventata proverbiale in città: «In dialetto si dice mitti e leva”, metti e togli. È quello che stiamo facendo, mettere e togliere. Quante opere le abbiamo fatte, le abbiamo modificate. Non è da buon padre di famiglia gestire le risorse pubbliche in questo modo».

“La spiazza” e la memoria di Umberto Celani

Umberto Celani

Il passaggio più personale riguarda la nuova piazza davanti alla chiesa della Sacra Famiglia, allo Scalo. Pizzutelli la ribattezza senza mezzi termini: «Questa non è una piazza. Io l’ho chiamata la spiazza con la S davanti, perché è tutto il contrario di una piazza».

E sull’effetto sul quartiere: «Interrompere così via Don Minzoni significa aver creato anche una zona insicura. Quando si crea insicurezza e le persone per bene non ci vanno, diventa territorio di nessuno».

Cita Umberto Celani, il mitico direttore che contribuì alla nascita dell’editoria locale in provincia di Frosinone, partecipando alla fondazione di Ciociaria Oggi e fondando La Provincia Quotidiano. Celani che insieme al padre di Pizzutelli fondò a suo tempo il comitato dello Scalo: «Umberto Celani si starà rivoltando nella tomba».

Il caso Tagliaferri e il foglio mai firmato

Massimiliano Tagliaferri (Foto: Simone Desiato)

Arriviamo così al cuore della “cacciata”. Pizzutelli racconta un episodio dell’autunno 2023: una riunione di maggioranza convocata per tentare di revocare il presidente del Consiglio Comunale Massimiliano Tagliaferri. Fu lui, racconta, l’unico a opporsi: «Io presi le difese di Massimiliano Tagliaferri, dicendo: dov’è l’imputato? Voi state facendo un processo a una persona, l’imputato deve stare qui per difendersi».

Il punto di rottura definitivo arriva con un documento che Pizzutelli descrive come una sorta di atto di fiducia incondizionata al sindaco e alla giunta. La sua risposta, riportata testualmente: «Io non firmo nulla se non discutiamo di fatti. Discutiamo del BRT, discutiamo delle piste ciclabili, discutiamo della piazzetta davanti alla Sacra Famiglia: sui fatti, posso prendere in considerazione l’ipotesi di firmare. Ma qui fatti non ce ne sono».

Giovanni Bortone

E ancora, sul senso di quel rifiuto: «Quel documento era un atto di fede verso il sindaco, io non faccio l’atto di fede, l’atto di fede è un’altra cosa. Discutiamo sui punti, mettiamoci d’accordo sui punti». Al rifiuto di firmare seguì la revoca della delega, sua ed al Consigliere Giovanni Bortone. Che fine abbia fatto quella dichiarazione di fiducia, Pizzutelli lo lascia intuire con un’ironia tagliente: «Il sindaco ci avrà acceso il caminetto».

“Dissenziente, non dissidente”

Alla domanda su dove la sua maggioranza abbia fallito, Pizzutelli sposta la responsabilità direttamente sul sindaco. E lo fa distinguendo con cura due piani diversi: «Secondo me Riccardo Mastrangeli non ha sbagliato proprio dal punto di vista politico ma ha sbagliato anche dal punto di vista umano».

Sul piano lessicale, Pizzutelli rivendica con orgoglio una distinzione: «Io non sono un dissidente. Sono un dissenziente. Ho dissentito: dissidente è un’altra cosa. Semmai io dissento, non sono d’accordo, non mi piace». E sulla propria coerenza in quattro anni di Consiglio: «Sono mai stato smentito in quattro anni? Nessuno ha potuto dire “Pizzutelli sta dicendo una cavolata”».

Anselmo Pizzutelli

Giura che il livello è sceso al punto che è stato bloccato dalla pagina Facebook personale del sindaco: «Lui fa i reel con le risorse dei cittadini, lo pubblica prima sulla sua pagina, poi li rilancia sulla pagina Città di Frosinone». E sul perché ritiene sbagliato quel meccanismo: «Se tu fai un video in cui parli della città di Frosinone e ci metti spesso anche il logo del Comune di Frosinone, la devi pubblicare prima sulla città di Frosinone, non sulla tua pagina e la rilanci».

Ma soprattutto: «se i cittadini dissentono, non condividono, non è giusto bloccarli. Le voci che dissentono non sono voci contrarie. Sono voci che non sono d’accordo e magari stanno mettendo in guardia dal commettere errori»

La maggioranza senza numeri

(Foto © Stefano Strani)

Il nodo della presidenza del Consiglio comunale, vacante ormai da mesi, Pizzutelli ribadisce la propria tesi: «È normale che in tre mesi una maggioranza non riesca a trovare 17 voti per eleggere un Presidente del Consiglio? Significa che la maggioranza non esiste». La mette sul piano politico: «Significa che il Sindaco è ostaggio, perché quando i numeri diventano stretti, chiunque, anche chi rappresenta un voto, diventa determinante».

I fatti di questi giorni mettono a nudo quanto sia aumentato il peso politico del vicesindaco Antonio Scaccia e del suo Gruppo. Determinante per ogni scelta. Capace di autorizzarla o bloccarla.

E sulla libertà d’azione del sindaco: «Come fai ad essere libero di amministrare la città quando devi dare retta a tutti?». Sul piano personale, rivendica di non aver mai cercato quel ruolo: «Io non ho pregato nessuno per concorrere: loro mi hanno cercato alla soglia dei 50 anni e sapevano benissimo che se mi fossi candidato non sarebbe stato per fare carriera in politica ma solo per portare il mio contributo e l mia esperienza». Riceve una promessa di autonomia che, secondo il suo racconto, si è scontrata ben presto con la realtà: bastò sollevare dubbi tecnici sui cordoli di via Giacomo Puccini perché quello spazio di indipendenza, garantito davanti a testimoni, cominciasse a restringersi fino a sparire del tutto.

Il semiraccordo mai finito e i marciapiedi dissestati

Chiude il quadro un affondo sulle infrastrutture rimaste incompiute: il semiraccordo anulare attorno a Frosinone, avviato ai tempi di Domenico Marzi, con le varianti Casilina Nord e Casilina Sud fermate nei campi «perché manca il viadotto» e per opposizioni mai superate. Un’occasione mancata, secondo Pizzutelli, per liberare la città dal traffico di attraversamento: «Tu non dai la possibilità alle persone che vengono da Latina ed a chi viene dall’autostrada di evitare il traffico di attraversamento della città. Al tempo stesso parli di mobilità sostenibile».

Resta, alla fine, la stessa ambiguità con cui era cominciata. Pizzutelli si dice lusingato, ma non convinto. Critica il metodo di Mastrangeli con la precisione di chi ha vissuto quella maggioranza dall’interno, ma si schernisce ogni volta che il discorso torna sul proprio nome. Rivendica di essere stato cercato, non di essersi proposto; di essere stato cacciato, non di essersene andato. E soprattutto, non scioglie la riserva sulla domanda che più di ogni altra interessa il centrosinistra frusinate: se il “civico a disposizione” di oggi sia destinato a restare tale. Ed a quale condizione potrebbe accettare una candidatura.

Per ora, l’unica certezza che Pizzutelli lascia agli atti è quella con cui aveva aperto: qualunque cosa accada da qui a un anno, lui non ha “pregato nessuno per concorrere“. Chi lo vuole, dovrà tornare a cercarlo. Ben sapendo, che lui è un dfissenziente. Non un dissidente.


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