Su VITA magazine ne abbiamo elencati cento, ma ognuno di noi ne conserva almeno uno nell’anima. Li abbiamo chiamati “paesi-persona”, sono quei luoghi che mettono al centro l’umano e nelle relazioni custodiscono il loro bene più prezioso. Abbiamo chiesto a una serie di interlocutori di raccontarci ognuno il proprio posto del cuore: ne è uscito un itinerario sentimentale fatto di ecosistemi da proteggere, in cui vivere incontri indelebili e a cui riservare la versione più autentica di sé.
«Dossena è il mio luogo del cuore. Dal 2023 ci sono stato diverse volte e ne rimango sempre colpito». Bertram Niessen, 47 anni, vive a Milano ed è direttore scientifico di cheFare. Non ha dubbi quando gli chiedo il suo paese-persona. «È un posto molto interessante, da circa 2500 anni si è sviluppato soprattutto intorno all’attività mineraria. Negli ultimi 10 anni Dossena è stato in grado di reinventarsi sotto diversi punti di vista». Niessen parla con entusiasmo di questo piccolo comune della provincia di Bergamo, situato a cavallo tra la Val Serina e la Val Brembana.
Le miniere della Val Brembana
Le miniere di Dossena rappresentano un importante patrimonio di archeologia industriale della Valle Brembana. Sul suo territorio «c’erano delle miniere già in periodo preromano, che nel tempo hanno subito tantissime trasformazioni e cambiamenti. Oggi sono presenti circa 19 chilometri di gallerie sviluppate dentro la montagna che poi, con il percorso di industrializzazione, progressivamente sono state sempre meno redditizie fino ad essere chiuse». Niessen prosegue raccontando che «c’è stato un momento, intorno agli anni ‘90-2000, in cui l’identità del paese era fortemente in crisi: dopo 2500 anni la ragione di esistere era stata, se non venuta meno, fortemente messa in discussione».

La capacità di reinventarsi, grazie all’attivismo dei giovani
Negli ultimi 10 anni «Dossena è stato in grado di reinventarsi da diversi punti di vista, attraverso una serie di strategie. La prima è stata la costruzione di nuove forme di amministrazione e di nuovi legami con la società civile», prosegue Niessen. «Si tratta di un posto molto piccolo, di circa 800 abitanti, ma nonostante questo è nato un nuovo associazionismo giovanile. Il sindaco ha favorito molto l’attivismo civico dei giovani, che sono pochi ma sono diventati protagonisti di questa forma di rinascita. Visitando Dossena, è subito evidente come tutto il paese sia portato avanti anche da persone molto giovani: un elemento che non è per niente scontato».
La trasformazione dell’eredità mineraria
Una particolarità di Dossena «è un tentativo, abbastanza riuscito, di trasformare la sua eredità mineraria in qualcosa di contemporaneo. È stato fatto un lavoro sul turismo, sia quello “leggero” sia quello più professionale legato alla speleologia. Una parte del sistema di grotte è stata trasformata in una passeggiata, che si può fare in un’ora. Ovviamente le guide sono locali, il rapporto col territorio è molto stretto», continua Niessen. C’è anche una parte di servizi per la speleologia, «ad esempio, in una delle cave si svolgono gli esercizi dei gruppi speleologi, anche di pronto soccorso, dei vigili del fuoco: è un modo di reinventare l’economia locale».
L’arte entra in miniera
L’artista tedesco Julius von Bismarck ha realizzato l’opera d’arte contemporanea Landscape Painting (Mine) all’interno delle storiche miniere di Dossena l’anno scorso, tra il 7 giugno e il 14 settembre 2025. «L’intervento di Von Bismarck, discendente del famoso cancelliere tedesco e uno dei principali artisti contemporanei, ha fatto parte del ciclo «Pensare come una montagna» della Biennale delle Orobie promossa dalla Galleria d’arte moderna e contemporanea di Bergamo-GAMeC. L’opera, di fortissimo impatto, consiste in un grande ambiente ridisegnato con un mare di linee bianche e nere a pennello: si può vedere solo lì, cambia completamente l’esperienza nella miniera».
Perché tornarci? È un territorio da scoprire
«Tornandoci spesso, si scopre una miriade di interventi di arte contemporanea disseminati sul territorio. Si va da alcune iniziative di muralismo montano, un po’ tipica dei villaggi delle Alpi e che sono molto stratificate nel tempo, a tutta una serie di residenze d’artista che hanno prodotto delle opere». Niessen sottolinea che «questi elementi sono molto visibili nel paesaggio, ma si scoprono solo con trekking e passeggiate. Si tratta di un territorio che va scoperto pian piano: è il motivo per cui ha senso tornarci».
Ol Minadùr
Dossena è stato in grado di reinventarsi anche un pezzo della tradizione casearia locale. «Ovviamente, gli abitanti di questo luogo non hanno vissuto solo grazie alle miniere, essendo un posto di montagna qui sono molto fiorenti l’allevamento e la produzione dei formaggi. I dossenesi», continua Niessen, «hanno reinventato la stagionatura del formaggio Ol Minadùr, il minatore, che viene stagionato in grotta, procedura abbastanza rara che gli dà caratteristiche organolettiche e un gusto particolari».


Le attrazioni locali per un turismo “dolce”, di famiglia
«In un’ottica di turismo “dolce” e di prossimità, nel paese sono state costruite delle attrazioni locali». Qualche esempio? «Ci sono un ponte tibetano e il Becco, che è una struttura aggettante sopra un canyon». Il ponte tibetano ha una lunghezza di 505 metri ed un’altezza di 120 metri. «Sono elementi che vengono pensati per portare turismo da Bergamo e da Milano, che sono le due città più vicine. Mi ha colpito molto vedere che, a lavorare al ponte tibetano, sono tutti ragazzi pieno di entusiasmo e passione. Si tratta di un ponte sospeso, non è di corda e legno, ma è fatto con dei tiranti di metallo molto pesanti». Dossena è un posto ideale per il turismo di famiglia, «sicuramente piace molto ai bambini e agli adulti a cui piacciono le cose per bambini».
Quando parli con i giovani del paese, percepisci che per loro quello che fanno non è solo un lavoro, ma è un’attività che ricodifica e rinnova il loro legame col territorio
Il lavoro sulla trasformazione del patrimonio abitativo locale
Il patrimonio abitativo «non è interamente disponibile», cotinua Niessen. «Il lavoro che si sta cercando di fare in questo paese è quello di trasformare una parte del patrimonio abitativo locale in forme di turismo lento, sostenibile, di residenzialità temporanea, in grado di essere integrato con la vita quotidiana di un posto che, per molti mesi all’anno, vive di allevamento e di agricoltura». La sfida che si ha di fronte «è collegata ai problemi di ricettività che esistono in tutti i paesi delle aree interne italiane, per quello che riguarda il turismo lento».
La passione dei giovani per la loro terra
Alla domanda «Cosa l’ha colpita di più di Dossena?», Niessen risponde: «In un paese che, in un altro contesto, con un altro tipo di ambiente, sarebbe stato spopolato e semi abbandonato, è impressionante veder lavorare, in queste strutture in cui si è riorganizzato il patrimonio geologico, ragazzi pazzamente innamorati della dimensione geologica del posto. Qualsiasi momento che passi con loro, ti indicano un picco, una roccia trovata per terra, una particolarità del paese. Quando parli con i giovani del paese, percepisci che per loro quello che fanno non è solo un lavoro, ma è un’attività che ricodifica e rinnova il loro legame col territorio».
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In apertura foto di Ago76/Wikipedia e, nell’articolo, foto dell’intervistato
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Ilaria Dioguardi
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