20 agosto 2026 – ore 14:30 – Il bilancio definitivo dell’estate 2026 non è ancora disponibile. L’operazione nazionale “Mare e Laghi Sicuri 2026”, partita il 16 giugno, proseguirà fino al 20 settembre, con oltre 3.000 donne e uomini della Guardia Costiera impegnati lungo più di 8.000 chilometri di coste italiane e sui laghi di Garda, Maggiore e Como. Il dispositivo comprende circa 450 unità navali e 19 tra aerei ed elicotteri, oltre a una rete di più di 280 uffici marittimi, cinque nuclei subacquei e quattro basi aeromobili, con un servizio operativo 24 ore su 24. Per il mare italiano non esiste ancora, ad un mese dalla conclusione della campagna, un dato nazionale consolidato che permetta di dire se il 2026 sia migliore o peggiore dell’anno precedente. I dati più recenti disponibili riguardano soprattutto singoli compartimenti e, in particolare, i tre grandi laghi. Al 5 agosto, sul Garda, Maggiore e Como, la Guardia Costiera aveva soccorso o assistito 182 persone, dieci delle quali in imminente pericolo di vita, prestato assistenza a 98 unità ed elevato 266 sanzioni amministrative, con quattro sequestri o rimozioni di unità da diporto. Il dato nazionale di riferimento resta quindi quello del 2025. Nella presentazione dell’operazione 2026, la Guardia Costiera ha riepilogato la precedente stagione indicando 1.484 persone tratte in salvo, 435 unità da diporto assistite e oltre 41.000 controlli nel solo settore del diporto nautico. Nella documentazione relativa al consuntivo operativo del 2025 erano però stati diffusi valori più circoscritti, pari a 1.367 persone, 403 unità e 38.786 controlli. I due set di dati non sono perfettamente sovrapponibili per periodo e perimetro della rilevazione: per il confronto con il 2026 è quindi più corretto utilizzare il riepilogo fornito dalla Guardia Costiera all’avvio della campagna 2026, mentre il dettaglio delle cause degli interventi resta quello del consuntivo operativo di settembre.
Il bilancio del 2025
Nel consuntivo operativo presentato al termine dell’operazione 2025, dal 16 giugno al 16 settembre, la Guardia Costiera aveva registrato 1.367 persone soccorse, 403 unità da diporto assistite, 38.786 controlli e 3.666 illeciti amministrativi. Gli interventi sulle imbarcazioni erano in calo rispetto al 2024, quando le unità assistite erano state 515. Anche i decessi per incidenti o malori in mare erano scesi a 83, contro i 126 del 2024 e i 111 del 2023. Il dato più significativo riguarda le cause delle richieste di soccorso. Le avarie al motore hanno rappresentato 203 interventi, oltre la metà delle unità da diporto soccorse secondo quel consuntivo. Seguivano le condizioni meteorologiche avverse, con 83 casi, gli incagli, con 51, e le collisioni, con 14. La stessa attività di controllo aveva evidenziato che gli illeciti complessivi rappresentavano meno del 10% delle verifiche effettuate, mentre circa un terzo delle violazioni riguardava la navigazione nelle aree riservate alla balneazione. L’attività della Guardia Costiera non si è limitata alla navigazione. Nel 2025 furono effettuati 83.248 controlli sul demanio marittimo, con 1.703 verbali amministrativi e sanzioni complessive superiori a 1,6 milioni di euro. Oltre 505.000 metri quadrati di spiagge e specchi acquei occupati abusivamente furono restituiti alla libera fruizione. Il dato è superiore ai 340.000 metri quadrati del 2024 e ai 197.000 del 2023.
Il primo termometro del 2026 arriva dai laghi
In assenza di un bilancio nazionale aggiornato, uno degli indicatori più recenti arriva dal Reparto Operativo Laghi della Guardia Costiera, che coordina le attività sui laghi di Garda, Maggiore e Como. Al 5 agosto erano state assistite 182 persone, 98 unità e accertate 266 violazioni. Dieci persone erano state soccorse in condizioni di imminente pericolo di vita. Nello stesso periodo, sul Lago Maggiore, un singolo fine settimana ha portato a oltre 100 controlli e dieci sanzioni, sei delle quali nei confronti di conducenti di acquascooter. Le violazioni riguardavano in particolare la navigazione a motore nelle zone riservate alla balneazione e in aree interdette. Le sanzioni complessive hanno superato i 1.650 euro. Il dato è indicativo di una delle principali criticità del periodo estivo: la distanza tra la presenza di una norma e il comportamento concreto di chi conduce un’unità. La zona riservata ai bagnanti non è un’area nella quale ridurre semplicemente la velocità, ma uno spazio nel quale la navigazione è soggetta a precise limitazioni. L’aumento delle presenze nei giorni di Ferragosto rende inoltre più difficile individuare una persona in acqua e mantenere adeguati margini di sicurezza.
Cosa sta emergendo dall’estate 2026
I dati disponibili non consentono ancora di stabilire se il 2026 confermerà il miglioramento registrato nel 2025. Gli episodi segnalati durante questa stagione, tuttavia, mostrano che le dinamiche principali non sono cambiate: avarie, perdita di controllo, persone cadute in acqua, improvvisi peggioramenti meteorologici e violazioni delle aree di balneazione continuano a richiedere l’intervento dei soccorritori. La cronaca dell’estate conferma anche quanto rapidamente una situazione apparentemente ordinaria possa trasformarsi in un’emergenza. Il 20 luglio, nelle acque davanti a Grado, un diportista rimasto ferito dopo una caduta a bordo di un’imbarcazione è stato soccorso dalla Guardia Costiera di Grado e trasferito in ospedale con l’elisoccorso dopo la segnalazione del Numero unico di emergenza. Pochi giorni dopo, in altri contesti italiani, sono stati registrati interventi per persone rimaste in difficoltà a bordo di kayak, SUP e piccoli natanti. A Manfredonia, ad esempio, tre diversi interventi in una sola giornata hanno permesso di soccorrere sei diportisti, fra cui una coppia di turisti tedeschi che non riusciva a rientrare con il SUP a causa delle condizioni meteorologiche e della stanchezza. Non si tratta di casi isolati da interpretare come una fotografia dell’intero Paese, ma di segnali coerenti con le dinamiche già evidenziate dai dati 2025: quando una persona si allontana dalla costa su un mezzo leggero o quando un motore smette di funzionare, il margine di sicurezza può ridursi rapidamente.
Il mare non è una strada senza regole
La crescita del turismo nautico ha reso più semplice noleggiare un gommone, una barca o un altro piccolo natante. Ma l’accessibilità non coincide con la semplicità della navigazione. In mare non ci sono corsie tracciate, ma esistono precedenze, rotte, limiti, aree interdette, corridoi di lancio e zone riservate alla balneazione. Chi conduce deve controllare contemporaneamente traffico, posizione, profondità, condizioni del mare, autonomia, meteo e persone a bordo. Una barca, soprattutto un piccolo natante, non può arrestarsi come un’automobile. Vento, corrente e inerzia continuano a spostarla anche dopo la riduzione della potenza. Per questo una manovra effettuata troppo vicino a un bagnante, a un’altra imbarcazione o agli scogli può diventare pericolosa in pochi secondi. La Guardia Costiera ha sottolineato anche nel lancio dell’operazione 2026 che molte situazioni di pericolo sono legate a cause prevedibili ed evitabili, in particolare avarie e condizioni meteomarine avverse.
La patente non è sempre obbligatoria, la preparazione sì
La normativa italiana non richiede la patente nautica per ogni tipo di natante. Entro le sei miglia dalla costa, l’obbligo dipende dalla motorizzazione e dai limiti previsti dalla legge; la patente è comunque necessaria per la navigazione oltre le sei miglia, per le moto d’acqua e per determinati motori che superano i limiti di potenza e cilindrata stabiliti dalla normativa. Anche lo sci nautico richiede la patente. La possibilità di condurre legalmente una determinata unità senza patente non significa però che sia sufficiente possedere i requisiti minimi per affrontare ogni situazione. Chi prende il comando deve conoscere almeno le procedure fondamentali di partenza, ormeggio, disormeggio e ancoraggio, sapere dove si trovano le dotazioni di sicurezza e soprattutto essere in grado di decidere quando rientrare prima che le condizioni peggiorino. Nel 2026 il problema è ancora più evidente con il ricorso crescente a piccoli mezzi, SUP, kayak, moto d’acqua e servizi di noleggio. La semplicità con cui si può accedere a un mezzo non deve essere confusa con la semplicità della navigazione.
Le avarie restano il principale campanello d’allarme
Il dato più netto del 2025 rimane quello relativo alle avarie al motore: 203 interventi nel consuntivo operativo. Un guasto può essere provocato da una batteria scarica, dalla mancanza di carburante, da un problema al sistema di raffreddamento, da un filtro ostruito, da un’avaria elettrica o da una cima che si avvolge sull’elica. Il problema non è soltanto la perdita della propulsione. Una barca con il motore fermo continua a essere spostata da vento e corrente e può finire verso scogli, bassi fondali, una spiaggia o una rotta trafficata. Prima della partenza è quindi fondamentale controllare carburante, batterie, livelli, pompe di sentina, timone, elica e apparato di raffreddamento. Anche l’autonomia va valutata con un margine significativo: il consumo reale può aumentare in presenza di onda, vento contrario, deviazioni o lunghi tempi di attesa.
Meteo e bora tra le incognite del Golfo di Trieste
Nel Golfo di Trieste il fattore meteorologico merita un’attenzione particolare. La Capitaneria di porto di Trieste, in un incontro sulla sicurezza organizzato nella primavera 2026 con gli studenti dell’Istituto nautico, ha richiamato l’attenzione sui fenomeni improvvisi tipici dell’area, compreso il neverìn, temporale estivo che può arrivare rapidamente e modificare in pochi minuti le condizioni del mare. La raccomandazione non riguarda soltanto la consultazione delle previsioni prima di uscire. Il meteo deve essere controllato durante la navigazione e il conducente deve conoscere in anticipo la soglia oltre la quale interrompere l’escursione. Una situazione di calma al momento della partenza non garantisce che le stesse condizioni restino per tutta la giornata. La bora può rafforzarsi rapidamente, mentre temporali e raffiche improvvise possono ridurre visibilità e manovrabilità. Soprattutto per le unità più piccole, attendere che il mare sia già formato prima di cercare un riparo significa ridurre inutilmente i margini di sicurezza.
Incagli e bassi fondali
Nel consuntivo 20Incagli e bassi fondali25 furono 51 gli interventi legati agli incagli. Il problema assume caratteristiche particolari nelle lagune di Grado e Marano, dove la navigazione dipende da canali, profondità, marea, pescaggio e corretta lettura dei segnalamenti. Un errore apparentemente minimo può portare un’imbarcazione fuori dal canale navigabile e su un basso fondale. In caso di incaglio, aumentare immediatamente la potenza del motore non è sempre la soluzione: elica e timone possono danneggiarsi e lo scafo può spingersi ancora più profondamente sul fondo. È necessario verificare prima di tutto l’eventuale presenza di infiltrazioni e valutare le condizioni dell’unità, della marea e del fondale. Anche in questo caso la tecnologia aiuta, ma il GPS non sostituisce la conoscenza della zona e dei segnalamenti.
Collisioni e traffico commerciale
Nel 2025 le collisioni avevano determinato 14 interventi sulle unità da diporto. Un numero molto inferiore a quello delle avarie, ma con un potenziale di rischio decisamente maggiore. Nel Golfo di Trieste, dove convivono diporto, traffico commerciale e attività portuali, la distanza dalle grandi navi deve essere mantenuta con particolare attenzione. Le unità mercantili hanno dimensioni, inerzia e capacità di manovra completamente differenti rispetto a un gommone o a una piccola barca. Il conducente di un natante non deve quindi contare sulla possibilità che una nave modifichi rapidamente la propria rotta per evitare una situazione di conflitto. La sorveglianza deve rimanere continua, anche quando vengono utilizzati strumenti elettronici di navigazione o il pilota automatico.
Le dotazioni devono essere realmente utilizzabili
La presenza a bordo di giubbotti salvagente, estintori, sistemi di segnalazione e dispositivi di emergenza è utile solo se queste dotazioni sono accessibili e se chi si trova sull’imbarcazione sa come utilizzarle. Prima della partenza dovrebbe essere chiaro almeno dove si trovano i giubbotti, come interrompere la propulsione e come effettuare una chiamata di soccorso. Bambini e persone che non sanno nuotare devono essere messi nelle condizioni di indossare correttamente il dispositivo di galleggiamento. La caduta di una persona in mare richiede una risposta immediata. Chi assiste deve mantenere il contatto visivo con il naufrago, indicarne continuamente la posizione e utilizzare i dispositivi galleggianti disponibili. Nelle operazioni di recupero l’elica deve essere mantenuta lontana dalla persona in acqua.
Alcol, tuffi e sovraccarico
Un altro elemento di rischio è il crescente uso ricreativo delle imbarcazioni durante l’estate. Musica, feste, tuffi e consumo di alcol possono trasformare una breve uscita in una situazione nella quale il comandante perde progressivamente attenzione. Chi conduce deve mantenere la piena lucidità durante tutta la navigazione, comprese le fasi di ancoraggio e ormeggio. Il numero delle persone a bordo deve inoltre rimanere entro i limiti previsti per l’unità. Un natante sovraccarico perde stabilità e margine di sicurezza, soprattutto quando passeggeri e attrezzature sono concentrati su un unico lato. Anche durante le soste per il bagno è necessario evitare situazioni nelle quali l’imbarcazione possa allontanarsi senza controllo. Prima di entrare in acqua il propulsore deve essere spento e l’unità deve essere messa in sicurezza.
Il “Bollino Blu” torna anche nel 2026
Tra gli strumenti confermati quest’anno c’è il “Bollino Blu”, iniziativa realizzata con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per razionalizzare i controlli sul diporto e ridurre le verifiche duplicate sulle unità già controllate con esito positivo. Nel corso della stagione 2025 erano stati rilasciati circa 5.000 bollini. La Guardia Costiera ha confermato il programma anche per il 2026, inserendolo nella strategia di prevenzione accanto alle attività di soccorso e vigilanza. Il messaggio è significativo: la sicurezza non viene affidata esclusivamente alla capacità di intervenire quando si verifica un incidente, ma anche alla possibilità di controllare prima della navigazione documenti, dotazioni e condizioni dell’unità.
Ferragosto, il momento di massima pressione
La settimana di Ferragosto rappresenta tradizionalmente uno dei periodi nei quali l’attività della Guardia Costiera viene intensificata. Anche nel 2026 diversi compartimenti hanno rafforzato pattugliamenti e controlli a terra e in mare per l’aumento contemporaneo di bagnanti, diportisti e attività ricreative. A inizio agosto, sul litorale di Pozzallo erano già stati effettuati oltre 1.200 controlli tra mare e terra su circa 100 chilometri di costa, mentre le attività riguardavano anche noleggio, diving, stabilimenti balneari e demanio marittimo. In Gallura, proprio nei giorni precedenti Ferragosto, i controlli della Guardia Costiera hanno inoltre portato alla restituzione alla collettività di circa 1.000 metri quadrati di spiaggia libera occupata abusivamente da attrezzature e strutture non autorizzate. I numeri locali non possono essere sommati per ottenere un bilancio nazionale, ma mostrano la pressione esercitata dal picco stagionale sull’intero sistema di vigilanza.
Il dispositivo del 2026
L’operazione “Mare e Laghi Sicuri 2026” resterà attiva fino al 20 settembre. Oltre 3.000 operatori, circa 450 unità navali e 19 assetti aerei operano lungo gli oltre 8.000 chilometri di costa italiana e sui laghi di Garda, Maggiore e Como. Il sistema è integrato da più di 280 uffici marittimi, cinque nuclei subacquei e quattro basi aeromobili. Per le emergenze in mare resta attivo il 1530 della Guardia Costiera, affiancato dal 112, Numero unico per le emergenze nelle aree in cui è operativo. In una richiesta di soccorso è fondamentale fornire il maggior numero possibile di informazioni: posizione, tipo di emergenza, numero delle persone coinvolte, condizioni dei feriti e caratteristiche dell’unità. Il bilancio definitivo del 2026 arriverà soltanto al termine dell’operazione. Prima di allora non è corretto attribuire alla stagione in corso il numero di vittime, soccorsi o interventi registrati nel 2025. I dati oggi disponibili mostrano però che il problema non è scomparso: nel 2025 le principali cause di intervento erano avarie, maltempo, incagli e collisioni, mentre nel 2026 i primi dati pubblici continuano a evidenziare soccorsi a persone in difficoltà e violazioni delle aree riservate alla balneazione. La differenza, ancora una volta, può essere fatta soprattutto prima dell’emergenza: controllare il mezzo, conoscere le proprie capacità, seguire il meteo, rispettare le distanze e sapere quando rinunciare alla navigazione può evitare che un inconveniente diventi un intervento di ricerca e soccorso.
Articolo di Francesco Antonucci
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Francesco Antonucci
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