Scintu indagato per l’omicidio della moglie: il mistero della maglietta scomparsa e le ombre sul movente

CASTROVILLARI – Per gli investigatori e per la Procura di Castrovillari il quadro indiziario è ormai sufficientemente delineato. Nella giornata di ieri il sostituto procuratore Anastasia Angrisani, titolare dell’inchiesta, ha firmato il provvedimento nei confronti di Pietro Scintu, 76 anni, accusato dell’omicidio della moglie Carmela Bifano, la ragioniera in pensione di 73 anni trovata morta nella campagna di famiglia a contrada Torre Voluta, alla Marina di Schiavonea.

L’uomo, originario della Sardegna ma residente da oltre trent’anni a Corigliano-Rossano dopo il matrimonio con la vittima, è stato condotto nel carcere di Castrovillari. Nei suoi confronti è stato emesso un decreto di fermo di indiziato di delitto, maturato al termine delle indagini condotte dalla Squadra giudiziaria del Commissariato di Corigliano-Rossano.

La versione del marito non convince gli investigatori – Scintu continua a dichiararsi innocente. Lo ha fatto per ore, durante il lungo interrogatorio cui è stato sottoposto l’altro ieri, e lo ha ribadito anche dopo la notifica del fermo. La sua ricostruzione è sempre la stessa: poco prima di trovare il corpo della moglie, avrebbe notato due persone vestite di scuro allontanarsi rapidamente dall’agrumeto della donna. Due figure rimaste, però, senza volto e senza identità. Secondo la sua versione, sarebbero stati proprio quegli sconosciuti ad aggredire Carmela Bifano. La donna è stata trovata morta nel terreno di sua proprietà, con gravissime ferite alla testa. Durante l’aggressione le sarebbe stato anche staccato a morsi un orecchio, successivamente ritrovato tranciato. Ma il racconto del 76enne non ha convinto gli inquirenti.

Per la Procura, infatti, la ricostruzione fornita dall’uomo sarebbe segnata da incongruenze, vuoti di memoria e contraddizioni, oltre che da una lunga serie di «non ricordo» che gli investigatori considerano tutt’altro che marginali. E soprattutto, almeno allo stato degli accertamenti, nell’agrumeto non sarebbero emersi elementi compatibili con il passaggio di aggressori estranei alla coppia.

La mattina nella campagna e il ritrovamento del corpo – Martedì mattina marito e moglie si erano recati insieme nel terreno di contrada Torre Voluta. Dovevano raccogliere fichi d’India. Nel corso della giornata, però, qualcosa sarebbe accaduto in quella campagna e gli investigatori stanno cercando di ricostruire minuto per minuto la sequenza degli eventi. Scintu ha raccontato di essersi allontanato e di avere poi cercato la moglie, fino al momento in cui avrebbe trovato il suo corpo riverso a terra, ormai privo di vita. La testa della donna presentava gravissime lesioni provocate da un corpo contundente. Sul posto è stata trovata anche una pietra insanguinata, che potrebbe avere avuto un ruolo decisivo nell’omicidio. Gli accertamenti della Polizia scientifica e, soprattutto, l’autopsia che dovrebbe essere eseguita domani dovranno chiarire definitivamente il meccanismo delle lesioni e verificare se proprio quella pietra sia stata utilizzata per colpire mortalmente la 73enne.

Il giallo della maglietta sparita – Uno degli aspetti che hanno attirato l’attenzione degli investigatori riguarda il momento dell’arrivo della polizia nell’agrumeto. Dopo avere chiamato per segnalare il ritrovamento del cadavere della moglie, Scintu è stato trovato a torso nudo. Gli agenti gli hanno chiesto che cosa indossasse prima di togliersi la maglietta. Il 76enne avrebbe fornito una descrizione precisa dell’indumento, spiegando di averne avuto uno addosso. Quella maglietta, tuttavia, almeno fino a questo momento, non è stata trovata. Le ricerche sono state immediatamente estese al terreno, alle aree circostanti e alla stessa abitazione della coppia, che è stata perquisita e sottoposta a sequestro preventivo. Ma dell’indumento nessuna traccia. Un particolare che rappresenta uno dei misteri centrali dell’inchiesta. Sui pantaloni dell’uomo, invece, sono state individuate alcune macchie che sono state repertate e che adesso vengono sottoposte agli accertamenti scientifici per stabilirne con precisione la natura.

Le lacrime e la protesta d’innocenza – Anche nel momento in cui gli è stato notificato il provvedimento di fermo, Pietro Scintu avrebbe continuato a proclamarsi estraneo all’omicidio. Assistito dal difensore d’ufficio, l’avvocato Leonardo Graziadio, il 76enne è scoppiato in lacrime e ha nuovamente sostenuto di non avere ucciso la moglie. Ancora una volta ha richiamato la presenza dei due sconosciuti che, secondo la sua versione, avrebbe visto allontanarsi dal terreno poco prima della scoperta del corpo. Per gli investigatori, però, questa pista non avrebbe trovato riscontri. L’attenzione dell’inchiesta resta quindi concentrata soprattutto sulla relazione tra marito e moglie e sulla dinamica interna alla coppia.

Domani l’interrogatorio davanti al gip –  Nella giornata di domani il provvedimento di fermo sarà sottoposto all’esame del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari. Il gip si recherà nel carcere cittadino per interrogare nuovamente Scintu, alla presenza del suo difensore. Al termine dell’udienza dovrà decidere se convalidare o meno il fermo disposto dalla Procura e, in caso di convalida, valutare l’applicazione di una misura cautelare nei confronti dell’indagato.

Il movente resta ancora un’incognita –  Se per la Procura il quadro degli indizi avrebbe portato al fermo del marito, resta invece ancora senza una risposta definitiva la domanda sul possibile movente. Per quale ragione Pietro Scintu avrebbe dovuto uccidere Carmela Bifano? Al momento non sono emerse indicazioni ufficiali. Tra le ipotesi al vaglio vi sarebbero anche possibili ragioni di carattere economico, forse legate a presunti debiti del marito che la moglie avrebbe contribuito a ripianare. Si tratta, tuttavia, di un aspetto ancora da chiarire. La coppia disponeva di una situazione economica descritta come agiata. Scintu, oltre alla pensione, sarebbe proprietario di alcuni immobili in Sardegna dati in affitto. L’uomo ha inoltre una figlia, nata da una precedente relazione, che vive nel Nord Italia. Carmela Bifano, originaria di San Giacomo d’Acri ma da sempre residente nel territorio di Corigliano, possedeva invece agrumeti, alcuni dei quali coltivava direttamente commercializzandone i prodotti, oltre a diversi immobili e appartamenti nella zona della Marina di Schiavonea, compresi magazzini e abitazioni in parte concessi in locazione. I coniugi hanno un figlio di 34 anni.

Le tensioni familiari e i racconti raccolti dagli investigatori – Nell’ambito delle indagini sono state ascoltate numerose persone, tra familiari, conoscenti e soggetti ritenuti informati sui fatti. Secondo quanto sarebbe emerso dalle dichiarazioni raccolte, la relazione tra i due coniugi avrebbe attraversato, negli ultimi tempi, una fase diversa rispetto al passato. Qualcuno tra i familiari della vittima avrebbe riferito di litigi sempre più frequenti, indicando Scintu come possibile protagonista di comportamenti aggressivi nei confronti della moglie. Sarebbe stato riferito anche che l’uomo, secondo questi racconti, avrebbe in alcune circostanze alzato le mani contro Carmela Bifano. Si tratta di elementi che gli investigatori stanno valutando nel complesso dell’inchiesta. I familiari della donna sono assistiti dall’avvocato Andrea Salcina. Adesso l’inchiesta attende soprattutto le risposte degli accertamenti scientifici, l’esito dell’autopsia e delle analisi sui reperti sequestrati. Sarà il lavoro degli investigatori a stabilire se tutti gli indizi raccolti contro Pietro Scintu troveranno ulteriori conferme oppure se, nella ricostruzione della morte di Carmela Bifano, emergeranno ancora elementi capaci di modificare il quadro dell’indagine.


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