Su VITA magazine ne abbiamo elencati cento, ma ognuno di noi ne conserva almeno uno nell’anima. Li abbiamo chiamati “paesi-persona”, sono quei luoghi che mettono al centro l’umano e nelle relazioni custodiscono il loro bene più prezioso. Abbiamo chiesto a una serie di interlocutori di raccontarci ognuno il proprio posto del cuore: ne è uscito un itinerario sentimentale fatto di ecosistemi da proteggere, in cui vivere incontri indelebili e a cui riservare la versione più autentica di sé.
«È la situazione più collaborativa in cui uno si possa trovare. Ed è anche l’esperienza in cui si è maggiormente se stessi, perché le maschere si mettono da parte. Si deve farlo, anche perché magari hai bisogno di chiedere aiuto, oppure ti trovi nella situazione di doverlo dare». Miriam Cresta ama camminare. Da quelli iconici come Santiago – via spagnola – ai trekking sportivi in montagna, di cammini ne ha fatti «tantissimi», dice con il tono di chi sa che se provasse a elencarli sicuramente ne scorderebbe qualcuno.
Con amici o in gruppo con sconosciuti, in famiglia o con la propria compagnia, quando ci si mette sulla via, dice Cresta, «non si è mai davvero soli». Si entra in relazione con gli altri viaggiatori: «Una volta ho fatto un trekking insieme a un ragazzo che ho incontrato camminando, per esempio, e sai quante volte mi è capitato di suonare un campanello per chiedere un bicchiere d’acqua perché avevo fatto male i conti? E la gente ti apre la porta, ti dà l’acqua, scambi due chiacchiere».
E si entra in relazione con se stessi, forse perché la distanza dal rumore della vita di tutti i giorni aiuta a guardarsi meglio dentro: «Spesso chi fa un cammino punta a un cambiamento», riflette Cresta. «Io penso che camminare sia una metafora della vita: anche se non si ha un piano chiaro di dove si vuole andare, bisogna iniziare a muoversi. Così, qualsiasi muro cambierà, si trasforma, diventa una soglia da varcare. Allo stesso modo, anche le domande che uno ha possono cambiare».

Manager del sociale ed esperta di educazione imprenditoriale, 57 anni, Cresta è ceo di Junior Achivement Italia, il comparto italiano della più grande organizzazione non profit al mondo dedicata all’educazione imprenditoriale ed economica dei più giovani. Tra tutti i suoi cammini, è molto affezionata alla Via degli Dei che collega Bologna e Firenze. Su e giù per l’Appennino. «È stato un regalo che mi sono fatta per i 50 anni», ricorda.


C’è un’Italia che resiste allo spopolamento, rigenera i territori e trasforma il turismo in occasione di incontro. È l’Italia dei “paesi-persona”. Nel nuovo numero di VITA magazine raccontiamo 100 esperienze da conoscere e da visitare.
NELL’ITALIA DEI PAESI-PERSONA
La Via degli Dei si snoda lungo 130 chilometri divisi in sei tappe. La seconda, partendo da Bologna, termina a Madonna dei Fornelli, un piccolo centro abitato di nemmeno 500 abitanti, frazione di San Benedetto in Val di Sambro. È il primo luogo che viene in mente a Cresta pensando a quel viaggio. In particolare, i ricordi vanno al B&B Romani, hotel storico della frazione. «Era un luogo di villeggiatura che andava molto negli anni Settanta, quando farsi da Milano all’Appennino bolognese con una Fiat 127 era già un bel viaggio», racconta Cresta. poi, però, i flussi turistici sono cambiati, le presenze a Madonna dei Fornelli sono calate e l’hotel ha chiuso.
È stata una nipote del fondatore a riaprirlo come B&B quando è stata inaugurata la Via degli Dei, trasformandolo in un punto di sosta per i viaggiatori. I punti di forza, sottolinea Cresta, sono due. Il primo è che, essendo un vecchio hotel, offre una serie di servizi che altri punti di sosta non hanno. Il secondo, invece, è che la proprietaria ha «trasformato l’accomodaton in un’esperienza. La sera, infatti, nella sala da pranzo, dove non ci sono più tavolini ma tavolini lunghi, tipo rifugio di montagna, lei raccontava cosa avremmo mangiato, spiegando la storia delle ricette e dei piatti, di come aveva recuperato questa e quell’altra dalla tradizione». Un incontro autentico con la storia e l’identità di un luogo, in fondo tutto ciò che quel luogo può offrire oltre alla natura in cui è immerso. «Insomma, ha trasformato la tappa di un viaggio in un viaggio a sua volta», assicura Cresta.


La Via degli Dei regala emozioni a ogni curva, ma sono due quelle che hanno colpito di più Cresta. Proseguendo da Madonna dei Fornelli verso il Passo della Futa, ci si imbatte nel Cimitero militare germanico: più di 30mila lapidi che sbucano da una collina. Un luogo inaspettato, dove il silenzio si scontra con il rombo dei motori che sfrecciano nell’Autodromo del Mugello, non distante. Due dimensioni temporali diverse. È proprio questa l’essenza del cammino: incontrare, nel mondo un mondo diverso.




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«L’emozione più grande è stata quando, dopo Fiesole, dopo giorni immersi nel fango e nell’Appennino lussureggiante, ci si è aperta davanti la vista su Firenze, con la cupola del Brunelleschi proprio lì davanti», ricorda Cresta. Da lì, manca poco alla fine della Via degli Dei. «Mi sono immaginata come siano diverse l’esperienze di chi anni fa, faceva quel percorso quotidianamente, e di chi, come noi, tende a farla in treno o in macchina. Nel primo caso ti devi interfacciare con l’altro, nel secondo sali a bordo, ti metti le cuffie, se va bene scambi due parole con il tuo vicino o con un barista, poi ti isoli». Due vissuti diversi. Ma dovrebbe essere il primo, afferma Cresta, a costituire la normalità.
In apertura: Miriam Cresta durante il cammino della Via degli Dei (tutte le foto sono di Davide Adamo, date a VITA da Miriam Cresta)
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Francesco Crippa
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