ASP Cosenza: continua il braccio di ferro tra Gentile e Capristo
Vi ricordate la storica telefonata tra lo stampatore Umberto De Rose e Alfredo Citrigno editore di Calabria Ora? In quella celeberrima telefonata De Rose metteva in guardia Citrigno perché quando il Cinghiale (al secolo Tonino Gentile: da allora lo chiamano tutti così…) si arrabbia ammazza tutti. Ebbene, il Cinghiale in questo periodo sta mettendo in campo tutte le sue risorse (pseudoeditori, giornalisti zerbini, camerieri, servi, vassalli, valvassori e valvassini) per fare fuori l’ingegnere Antonio Capristo ritenendolo l’unico ostacolo tra lui e le sue nefandezze, che da decenni gli fruttano qualcosa come 1.5 milioni l’anno. Eppure Gentile e Capristo sono stati per molti anni in sintonia ma ormai l’idillio si è definitivamente spezzato e anche da tempo.
Ma per spiegare meglio la natura dei loro contrasti occorre fare un passo indietro. Vi ricordate la Delibera N. 296 del 19.03.2026 del Commissario Straordinario dell’ASP Cosenza con la quale sono stati riconosciuti i titoli farlocchi della ‘Principessa (sul pisello)’, al secolo Giovannella “Tagliatella” Borromeo, della quale vi abbiamo lungamente parlato?
Ebbene, dopo il nostro intervento che ha sollevato il problema sulla palese falsità dell’atto, il quale, per inciso, serve alla Borromeo per iscriversi all’elenco nazionale dei Direttori Generali ed a quelli regionali dei Direttori Amministrativi, il Commissario Straordinario De Salazar con richiesta Prot. 69259 del 30.03.2026 ha chiesto chiarimenti all’Ufficio anticorruzione dell’ASP (RCPT Dott. Franco La Viola).
La risposta con prot. 58082 del 10.04.2026 non è pervenuta però dalla direttrice della Risorse Umane Fabiola Rizzuto, ma da Renato Mazzuca, dirigente senza incarico rientrato da alcuni mesi dall’ASP di Reggio Calabria grazie ad un avviso di mobilità del mitico Fra’ Remigio Magnelli. Evidentemente la Rizzuto, consapevole che i contenuti della delibera erano falsi si è rifiutata di firmare, così la Borromeo ha chiesto al Mazzuca di attestare invece che è tutto vero.
Ma chi è Renato Mazzuca detto ‘Barattolino’? Qui il racconto diventa molto divertente. Renato Mazzuca è addirittura il nipote… del Cinghiale. Quindi la Borromeo, ormai a corto di altri “falsari”, si è rivolta al Cinghiale, il quale ha chiamato ‘Barattolino’ per certificare un atto palesemente falso. Come contropartita gli è stato garantito un incarico come Direttore della UOS ‘Valorizzazione Sviluppo e Formazione del Personale’ e chi è stata individuata come Presidente della Commissione esaminatrice del concorso che dovrebbe premiare Renato Mazzuca? Ebbene, con la Delibera di De Salazar N. 441 del 20.04.2026 è stata nominata proprio la Borromeo. Evidentemente pensano che all’Asp di Cosenza tutti abbiano l’anello al naso ma ovviamente non è così. Per fortuna.
Riassumendo e per una migliore comprensione dei fatti: Renato Mazzuca presenta una delibera e rende una dichiarazione falsa attestando che i titoli della Borromeo non sono falsi e quest’ultima lo ricambia con la sua nomina come Direttore di una Struttura Organizzativa. Alla procedura, da quanto ci risulta, hanno partecipato altri dirigenti interni all’ASP con curricula ben più corposi ed importanti, come ad esempio il Dott. Pasquale Montilli, che in passato ha anche ricoperto il ruolo di Direttore Amministrativo, ed altri. Così che non potendo reggere il confronto con gli altri candidati, la Borromeo ha previsto un colloquio che le consentirà di scegliere il Mazzuca al posto degli altri ben più titolati. Ma volete mettere che a sviluppare e formare il personale dell’ASP di Cosenza venga chiamato un nipote del Cinghiale? Roba da intervento dell’istituto zooprofilattico…
In ogni caso, il grande regista di tutte le malefatte in ASP degli ultimi decenni, è senza dubbio Tonino Gentile, e ve ne daremo prova molto più diffusamente nei prossimi giorni. L’arrivo di De Salazar all’Azienda ha scoperchiato il classico Vaso di Pandora, facendo venir fuori tutta la melma tenuta nascosta e facendo deflagrare tutti i conflitti interni. In molti hanno trovato quindi il coraggio di parlare e rilevare segreti prima inconfessabili. Il Cinghiale – ma questo lo sapevano già anche… le pietre – è stato l’unico vero “ras” dell’ASP, gestendola come un bancomat per i suoi “porci” comodi.
Presto scriveremo delle tante dimore della real casa cinghialesca, della megavilla di Diamante con pregiati marmi e stucchi, della villa di Cosenza con tanto di piscina coperta abusiva, delle innumerevoli case romane, vi parleremo delle imprese che hanno costruito le reali dimore senza percepire un solo euro, del gruppo Ferraro di Lamezia, delle imprese di Umberto Metallo di Castrolibero… E vi parleremo degli oltre 30 milioni di euro nascosti nei conti nei paradisi fiscali “paraitaliani” ed all’estero.
Vi parleremo delle innumerevoli aziende che ha fatto fallire e portato in rovina, dei Ponzio, dei Fabiano, dei Gatto, ma soprattutto di Gaetano Altieri, titolare della CSF srl e della cooperativa Il Faro, imprese che hanno gestito per oltre 10 anni l’appalto delle pulizie all’ASP Cosenza e all’Unical, oggi finiti nelle grinfie di Lotito. Le imprese sono state dichiarate fallite con provvedimento del Tribunale di Milano in data 20.04.2026 N. 4998/3877 Rep. Notaio Marianna Catello che le ha poste in liquidazione giudiziale. Le due imprese hanno lasciato senza stipendio e senza TFR oltre 400 lavoratori, i quali pretendono adesso di essere pagati direttamente dall’ASP di Cosenza. Il fallimento delle due società era stato pianificato da mesi, ossia da quando il Cinghiale aveva capito che non gli sarebbe stato rinnovato l’appalto delle pulizie.
Un’altra vittima che vedremo presto è Raffaele Filippelli, fidatissimo del Cinghiale (ancora per poco), titolare della Ditta ‘Punto Servizi S.r.l.’ che gestiva con 30 lavoratori le pulizie e con oltre 50 il portierato dell’ASP. Le imprese di Altieri (CSF e Faro) dichiarate fallite devono al Filippelli oltre 500.000 €. Presto il Filippelli porterà i libri in Tribunale con altri lavoratori senza stipendio e senza TFR. Per incontrare il Filippelli basta recarsi tutte le mattine presso la villa del Cinghiale a Muoio Piccolo, per vederlo portare cornetti e giornali per la colazione della famiglia reale degli ungulati…
Noi abbiamo avuto accesso ad un corposo fascicolo che è stato depositato in Procura da parte di tutte le vittime dell’ungulato, le quali, ormai stremate, hanno deciso di ribellarsi ed uscire allo scoperto. Vi parleremo ancora della collezione di preziosissimi orologi di lusso da oltre 2 milioni di €, delle innumerevoli automobili della famiglia cinghialesca forniti gratis da Michele Marchese e vi parleremo di tante altre cose. Il fascicolo al quale abbiamo avuto accesso contiene infinite informazioni su tutte le scorribande di questi anni. Certo, al porto delle nebbie magari insabbieranno anche questo, ma di sicuro almeno potremo sputtanarlo come se… non ci fosse un domani e sarà comunque una grande soddisfazione. Forse ancora migliore rispetto a quella di un “intervento” della Procura più corrotta d’Italia. Perché al Cinghiale l’unica cosa che dà realmente fastidio è lo sputtanamento via… Iacchite’! Di sicuro, tuttavia, c’è una cosa: il suo strapotere all’Asp di Cosenza è finito per sempre. Ma per far azzoppare definitivamente il Cinghiale rimangono da fare altre due cose: sequestrare il suo sconfinato patrimonio di provenienza totalmente illecita ed impedire la rielezione al Parlamento del modesto figlio Andrea.
Ma torniamo all’attualità. Dopo aver perso il servizio di pulizie (CSF e Faro – Altieri), il servizio di portierato (Punto Servizi – Filippelli), il servizio CUP (Covisian), il servizio ristorazione (SIARC – Albano), il servizio manutenzione ambulanze e auto (Blu service – Michele Marchese), il contratto di affitto di Via Popilia (il “solito”Giovanni Pianini) e dei numerosi immobili di Rende, che portavano nelle casse cinghialesche almeno 100.000 euro al mese, Tonino Gentile, che ha bisogno di soldi freschi per finanziare la prossima campagna elettorale di quell’idiota del figlio, aveva bisogno di ripristinare il sistema di potere all’interno dell’ASP di Cosenza, che è stata per decenni la sua vigna ed il suo bancomat.
Ecco che quindi bisognava rispolverare vecchi amici e sodali che gli avevano affidato tutti i servizi dell’ASP. Ma il prode ingegnere Gennaro Sosto – dolce metà della Principessa (sul Pisello) ormai veleggiava, anche grazie al suo aiuto, in Molise e Campania. A questo punto la scelta del Cinghiale è caduta proprio sulla compagna di Sosto, Giovanna Borromeo. Ma per portare la nobildonna al potere assoluto nell’ASP, bisognava rimuovere un ostacolo all’apparenza insormontabile, ossia abbattere l’ingegnere Antonio Capristo, che ormai da qualche anno si è ormai affrancato dall’influenza del Cinghiale. Finche l’ASP è stata governata da Antonello Graziano questo non è stato possibile. Ma con l’arrivo di De Salazar – un altro trombone senzapalle – tutto è cambiato. Il prode Vitaliano ha scelto la Borromeo addirittura come Referente Amministrativo, scavalcando Capristo e relegando quest’ultimo in un ripostiglio. Ma non bastava, Troppo grande era il timore di una reazione del Capristo e allora bisognava fare di più, ed ecco il colpo di genio. Mandiamolo in commissione disciplina (UPD) con addirittura l’ipotesi di licenziamento!!! In estrema sintesi: l Cinghiale vorrebbe ripristinatare il suo potere assoluto sull’ASP e su tutto il cucuzzaro, ossia le forniture, i servizi, i lavori, un pacchetto che all’ASP vale oltre 400 milioni di euro all’anno e che gli frutterebbero, facendo i conti della serva, non meno di 1,5 milioni di € all’anno, ma, per la realizzazione di questo disegno spregiudicato e criminale, c’è Capristo da eliminare. E non sarà facile, ve lo assicuriamo e noi siamo ancora vivi e vegeti. Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni. Ci faremo sicuramente molte risate. Restate sintonizzati e… viva il Cinghiale, sempre più incazzato!
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