Qualche giorno fa, su segnalazione diretta di alcuni commercianti di piazza Caprera, abbiamo raccontato la storia del consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Lele Pugliese, che si è fatto promotore di un incontro con la sindaca Andreana Patti, incontro avvenuto a ridosso di Ferragosto, per la riqualificazione della piazza.

In buona sostanza, le attività commerciali chiedono la gestione della piazza, quindi a loro carico ci saranno tutte le manutenzioni richieste, soprattutto nell’area del giardinetto, potendo mettere poi in bella vista i loro marchi, a fronte di una prima vera riqualificazione da parte del Comune.

La sindaca Patti, a detta dei partecipanti all’incontro, si è dimostrata molto disponibile. Una sinergia, insomma, tra pubblico e privato per non abbandonare aree della città che altrimenti il Comune non sarebbe in grado di manutenere in maniera costante e decorosa. Progetti su cui aveva già puntato la precedente Amministrazione a guida Massimo Grillo, vedasi la rotonda di via Trapani, ovvero le aiuole di piazza Pizzo, che versano, però, già in condizioni di degrado.

Il consigliere Pugliese, eletto all’opposizione, propone e si fa portavoce presso la maggioranza di istanze presentate, a sua volta, dai cittadini. Nulla di male in questo, il ruolo lo consente. Ma perché di Pugliese si parla come di un consigliere che strizza l’occhio alla maggioranza? Perché sono noti i rapporti con la famiglia Patti, sono noti i rapporti politici che intercorrono sempre con quella famiglia e perché Pugliese è l’autore della rimozione delle panchine di piazza Matteotti, sollecitato dai baristi della zona. Pugliese si è fatto portavoce con l’assessore Salvatore Vullo ed ecco che le panchine sono state rimosse.

Pugliese è l’unico consigliere di opposizione che ascolta i cittadini o riceve le varie istanze? Con buona pace di Fratelli d’Italia, no. Ma gli altri hanno saputo, almeno per adesso, mantenere una linea tra chi viene eletto per amministrare e chi per vigilare e pure proporre. Questo significa che un consigliere di opposizione non possa occuparsi dei cittadini o collaborare alla soluzione dei problemi? Ovviamente no. Ma il punto non è questo. Il punto è la frequenza, la disinvoltura e soprattutto il protagonismo con cui Pugliese si muove, facendo da raccordo tra cittadini e amministrazione. Una presenza così assidua, anche durante alcuni eventi, accanto alla sindaca da rendere, a tratti, piuttosto labile il confine tra opposizione e collaborazione.

E allora una domanda è naturale: Pugliese è ancora il consigliere che controlla chi governa oppure sta semplicemente svolgendo un altro tipo di funzione? Perché, se un consigliere di opposizione passa più tempo a organizzare incontri con la sindaca, qualche dubbio è legittimo che venga. Non sulla sua voglia di fare, che nessuno gli nega, ma sulla parte della barricata dalla quale abbia scelto di farlo.

 

 

La difesa del partito

 

Maurizio Miceli, presidente provinciale di Fratelli d’Italia Trapani, difende il consigliere con una lettera che dice: “Ho letto l’articolo del 13 agosto ‘Marsala: il consigliere Lele Pugliese è all’opposizione o in maggioranza?’. Al di là del caso specifico, la domanda pone una questione interessante: cosa significa, concretamente, fare opposizione? Chi governa ha il compito di attuare un programma e risponderne politicamente; chi sta all’opposizione deve controllare, proporre, correggere e, quando necessario, contrastare. Il punto è proprio quel ‘quando necessario’. Fare opposizione non significa considerare ogni interlocuzione una concessione all’avversario. Molto dipende anche da chi si ha di fronte. A Trapani abbiamo spesso incontrato un’Amministrazione poco permeabile al confronto, che ha vissuto persino l’interlocuzione consiliare come un problema. Quando un amministratore è cinico, sordo e incline all’arroganza, va contrastato con fermezza: sempre come avversario, mai come nemico. Ma se un amministratore ascolta un consigliere di opposizione, raccoglie un’istanza dei cittadini e contribuisce a risolvere un problema, non vedo alcuna compiacenza. Chi governa, del resto, governa un’intera città, non soltanto chi lo ha votato. Per questo non vedo nulla di anomalo nel modo in cui i consiglieri di Fratelli d’Italia a Marsala stanno interpretando il proprio ruolo: un’opposizione deve essere costruttiva laddove possibile e intransigente laddove necessario. Se l’Amministrazione ascolta e risolve, ne beneficia la comunità; se ignora o sbaglia, servono critica e contrasto politico”.

E poi conclude: “Non esiste un manuale dell’oppositore perfetto. Esistono valori e una visione politica che devono rappresentare la bussola nelle scelte. Per quanto mi riguarda, la stella polare resta il bene della città. I cittadini non ci eleggono per assistere a una contrapposizione permanente, ma per ottenere risposte e soluzioni. La differenza non è tra chi dialoga e chi si oppone, ma tra chi utilizza entrambi gli strumenti nell’interesse della comunità e chi trasforma lo scontro in un fine. Quando l’avversario diventa un nemico e il consenso prende il posto dell’interesse pubblico, la politica perde il senso del mandato ricevuto”.

 

 

Difesa trasformata in giustificazione

 

La politica è fatta pure di memoria. Miceli è stato uno dei fermissimi oppositori della candidata Patti, ha massacrato politicamente chiunque si fosse schierato da quella parte del campo, che lui stesso ha più volte definito di centrosinistra. In un’intervista proprio a Tp24, Miceli non mancò di tacciare l’azione politica di Paolo Ruggieri, leader di ProgettiAmo Marsala, di “miseria politica”, etichettandolo come “traslocato” a sinistra. Sempre Miceli ha raccontato di come fosse arrivato il generale Salvatore Vullo a Marsala, dopo un concorso a Trapani, sotto la guida di Giacomo Tranchida, di cui la sindaca Patti fu assessore.

Miceli dimentica che il problema non è se il suo consigliere di opposizione può parlare con la sindaca: ovvio che deve poterlo fare. Il problema è quanto frequentemente, con quale ruolo, con quali modalità e soprattutto con quale autonomia politica lo fa.

Ed è altrettanto ovvio che parlare con l’Amministrazione non equivale a fare inciucio. Un’opposizione seria può incontrare il sindaco, proporre emendamenti, segnalare problemi, portare istanze dei cittadini e perfino votare favorevolmente un provvedimento della maggioranza quando lo ritiene giusto.

Ciò che non è ovvio è dove finisce l’interlocuzione istituzionale e dove comincia la collaborazione politica. Miceli non può fare finta che questa distinzione non esista, così come non può non comprendere che il problema nasce quando il consigliere non si limita a portare una segnalazione nelle sedi istituzionali, ma diventa il protagonista tra cittadini e sindaco. Quindi, sta esercitando il controllo sull’Amministrazione o sta costruendo un rapporto privilegiato con l’Amministrazione?

È ovvio che non esiste il “manuale dell’oppositore perfetto”, ma esiste una cosa molto più semplice: la coerenza politica. Un consigliere può essere dialogante quanto vuole, però, se viene eletto all’opposizione, deve mantenere riconoscibile la propria posizione. È una questione di rispetto verso gli elettori. Altrimenti votare Fratelli d’Italia o votare un altro partito è lo stesso. E per le elezioni regionali magari gli elettori si ricorderanno delle ambiguità o delle mescolanze.

E allora la domanda torna esattamente al punto di partenza: di che cosa parla Fratelli d’Italia? Di un modo di fare opposizione o di un modo particolare di costruire consenso attraverso una relazione privilegiata con chi amministra?

E soprattutto, la banalità del “lo faccio per i cittadini” non può giustificare ogni comportamento.

 

 




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