INVASIONI 2027, LA FESTA DELLA COSENZA DI DOMANI

Trent’anni dopo, non per replicare il passato ma per dare il via a una nuova stagione di rinascita. Cosenza torni a farsi invadere dalle idee.

di Giacomo Mancini

Nel 1998 le Invasioni rappresentarono uno dei punti più alti della rinascita di Cosenza. Allora segnarono l’apogeo di una stagione di buona amministrazione. Nel 2027 vogliamo che contribuiscano ad aprirne una nuova che segni l’avvio della rinascita di Cosenza.

È una delle idee sulle quali stiamo lavorando per costruire il manifesto della Cosenza di domani. Perché una nuova direzione per la città ha bisogno di una visione e di una bussola che orienti le scelte. E la cultura è certamente uno dei suoi punti cardinali. Non un calendario di eventi, ma uno strumento capace di produrre identità, appartenenza, inclusione, lavoro, attrattività e sviluppo.

Non vogliamo replicare il passato. Vogliamo recuperare ciò che lo rese possibile. Le Invasioni si inserirono in una visione ambiziosa di città, immaginata e realizzata da Giacomo Mancini, e presero forma grazie soprattutto alla creatività e all’impegno dell’assessore Franco Dionesalvi. Il Leone amava ripetere: «Io amo le diavolerie di Franco». Intorno a quell’idea lavorarono Luca Ardenti, che ne seguì la direzione artistica, e insieme a lui Dino Grazioso, Ivo Miraglia, Eliseno Sposato, Michele Cozza, Ercole Scorza, Eva Catizone e tanti altri giovani uomini e donne di cultura. E proprio Eva, diventata successivamente sindaco, ebbe il merito di raccoglierne il testimone e di dare vita ad altre importanti stagioni delle Invasioni.

L’idea era già contenuta nel nome: invadere la città. Portare recital di poesia, incontri, convegni, teatro, musica e sperimentazione in luoghi nati per tutt’altro e che spesso non avevano mai ospitato un evento culturale. Non chiedere alla città di raggiungere un unico palcoscenico, ma fare della città stessa il palcoscenico.

Nel 1998 i Les Tambours du Bronx si esibirono a Via Popilia, in uno spazio allora abbandonato. Automobili accatastate l’una sull’altra costruivano una scenografia impressionante e, al centro, gli artisti francesi percuotevano enormi fusti industriali in metallo trasformandoli in strumenti musicali. Alcuni di quei fusti furono poi donati alla città ed esposti all’ingresso della Casa delle Culture.

L’arte internazionale dentro un quartiere popolare. Uno spazio abbandonato trasformato in palcoscenico. La periferia che per una notte diventava il centro della città.

Negli anni successivi arrivarono Lawrence Ferlinghetti, Emir Kusturica, Lou Reed e tanti altri. E arrivò Patti Smith, durante l’amministrazione di Eva Catizone. Molti cosentini la ricordano ancora mentre passeggiava su Corso Giuseppe Mazzini e Corso Bernardino Telesio.

C’era l’intelligenza di chiedere ai grandi ospiti non soltanto di esibirsi e ripartire, ma di vivere Cosenza, conoscerla, attraversarla. E mentre le Invasioni occupavano luoghi inconsueti della città, Cosenza usciva dai propri confini. I manifesti della rassegna venivano affissi in numerose città del Mezzogiorno. L’obiettivo era raccontare ciò che stava accadendo e portare persone a Cosenza. E le persone vennero. Era cultura, ma anche ciò che oggi chiameremmo marketing territoriale.

Le Invasioni non portavano semplicemente il mondo a Cosenza. Mettevano Cosenza in relazione con il mondo. E producevano opportunità.

“Invasioni” diventò anche il nome di una cooperativa di servizi nella quale trovarono spazio persone provenienti da percorsi di vita difficili. Impararono mestieri, acquisirono competenze nell’allestimento degli eventi, nei palchi, nelle luci e nel suono. Costruirono professionalità che furono poi utilizzate anche fuori Cosenza.

La cultura non produceva soltanto spettacolo. Produceva lavoro, inclusione, competenze, emancipazione. È questo che dobbiamo recuperare. Non la nostalgia. Il metodo. Ed è proprio qui che emerge la distanza con questi ultimi cinque anni di amministrazione.

Cosenza ha progressivamente smarrito ambizione, ha accumulato occasioni perdute e ha finito per abituarsi a un orizzonte sempre più piccolo. Una città che dovrebbe competere, attrarre, innovare e produrre cultura è stata troppo spesso ridotta alla gestione dell’ordinario. E non sempre, purtroppo, neppure quello è stato fatto bene.

Noi abbiamo un’altra idea di Cosenza. Una città che torni ad avere ambizioni, a progettare, a misurarsi con ciò che accade fuori dai propri confini. Ma per farlo dobbiamo ricostruire anche ciò che non si vede: i legami tra le persone, la solidarietà, il sentimento di appartenenza, l’orgoglio di essere cosentini e la consapevolezza che ciascuno può dare qualcosa alla propria città.

Perché la cultura che immaginiamo non è una cultura per pochi, né un rito riservato a chi appartiene a un gruppo. È una cultura che costruisce comunità, attraversa i quartieri, mette insieme persone diverse e consente a ciascuno di sentirsi parte della città.

Nessuno spettatore. Tutti coprotagonisti. È dentro questa visione che stiamo lavorando alle Invasioni 2027. E c’è un filo della nostra storia che può dare identità alla nuova edizione: Federico II, lo Stupor Mundi. Oriente e Occidente. Culture, lingue e religioni differenti. Curiosità e conoscenza. Il Mediterraneo non come frontiera che divide, ma come spazio dell’incontro. È da questa suggestione che immaginiamo le Invasioni 2027: una grande festa della città, con una forte vocazione mediterranea.

La musica dovrà continuare ad avere un ruolo importante. Ma accanto alla musica dovranno tornare letteratura, filosofia, teatro, scienza, cinema, arte, innovazione e confronto civile. Le nuove Invasioni dovranno produrre esperienze capaci di mettere in relazione gli ospiti con Cosenza, la sua storia, i suoi luoghi, l’Università, le scuole, i quartieri e le persone che la abitano.

Immaginiamo personalità come Alessandro Barbero, Carlo Ratti, Mariana Mazzucato, Paolo Rumiz, insieme a scrittori, scienziati, filosofi, artisti e protagonisti delle culture mediterranee, chiamati non soltanto a partecipare alle Invasioni, ma a entrare in relazione con Cosenza.

Entrare nelle Invasioni e lasciare qualcosa alla città. Stiamo lavorando all’idea di un Forum delle Religioni del Mediterraneo, nel quale cristiani, ebrei e musulmani possano confrontarsi sulla pace e sulla convivenza. E a un Parlamento dei Giovani del Mediterraneo, che porti a Cosenza studenti provenienti dalle diverse sponde del nostro mare e produca ogni anno una Carta di Cosenza dedicata alla pace, ai diritti, all’ambiente e alla cooperazione.

Le Invasioni dovranno poi tornare a invadere davvero la città: i quartieri, il centro storico, le contrade, i nostri fiumi. Teatro di strada, arte, letture, cinema, laboratori, installazioni, incontri, concerti all’alba e al tramonto. E l’esperienza della cooperativa Invasioni può ispirare un nuovo progetto di formazione nei mestieri della cultura, dello spettacolo e delle nuove tecnologie, offrendo competenze e opportunità soprattutto ai giovani e a chi parte da condizioni più difficili.

Infine, vogliamo costruire una rete mediterranea delle Invasioni, creando relazioni con città come Marsiglia, Barcellona, Salonicco, Tirana, Palermo e La Valletta, mettendo in comune artisti, produzioni culturali, università ed esperienze.

Cosenza deve tornare a guardare oltre i propri confini e a stare dentro i grandi circuiti culturali europei e mediterranei. Da città che troppo spesso ha rinunciato alle opportunità a città che torna a cercarle, costruirle e attrarle.

Non un programma scritto dentro una stanza, ma un progetto aperto sul quale discutere, confrontarci, raccogliere contributi e costruire insieme.

Ricordare da dove veniamo non basta. Dobbiamo decidere dove vogliamo andare. Nel 1998 le Invasioni raccontarono una Cosenza che era rinata. Nel 2027 vogliamo che segnino l’inizio di una nuova rinascita. Le Invasioni non devono tornare indietro. Devono tornare avanti. E Cosenza deve tornare a farsi invadere dalle idee.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Iacchite

Source link

Di