Scopri se la multa del Tutor è valida senza taratura periodica. Ecco cosa dice la legge sull’obbligo di controllo annuale per i rilevatori di velocità.

Il controllo della velocità sulle strade italiane ha subito una profonda evoluzione tecnologica negli ultimi decenni. Dalle prime postazioni fisse si è passati a sistemi complessi capaci di monitorare non solo un istante, ma interi tratti autostradali. In questo scenario, molti automobilisti nutrono dubbi sulla manutenzione necessaria per questi strumenti. Si teme spesso che l’efficienza dei dispositivi cali nel tempo, portando a sanzioni ingiuste. Una domanda sorge spontanea quando si riceve un verbale: il sistema Tutor va tarato ogni anno come l’autovelox? La risposta è positiva e poggia su una giurisprudenza ormai consolidata che mette al primo posto l’affidabilità tecnica e la trasparenza verso il cittadino.

La legge non ammette deroghe: ogni apparecchio che misura la velocità dei veicoli deve subire controlli costanti. Questo articolo esplora le ragioni per cui il Tutor, al pari di ogni altro misuratore, deve essere sottoposto a verifiche tecniche periodiche per garantire che la multa sia legittima e che il diritto alla difesa del conducente non venga calpestato da errori elettronici.

Perché la legge impone la taratura dei sistemi di velocità?

Il principio della taratura periodica obbligatoria nasce dall’esigenza di garantire che ogni misurazione che porta a una sanzione sia corretta. Per lungo tempo si è pensato che bastasse una verifica iniziale al momento della costruzione dell’apparecchio. Tuttavia, un intervento della Corte Costituzionale ha cambiato radicalmente la prospettiva (Corte Cost., sentenza n. 113 del 24 giugno 2015). I giudici hanno stabilito che è irragionevole non prevedere controlli regolari su strumenti che, per loro natura, subiscono gli effetti del tempo e dell’uso (Cod. strada art. 45).

Qualsiasi dispositivo elettronico è esposto a fattori che possono alterarne la precisione. Possiamo pensare a eventi esterni come:

  • l’invecchiamento naturale delle componenti elettroniche interne;:

  • la presenza di urti, vibrazioni o shock meccanici derivanti dal traffico;:

  • le forti variazioni termiche tra estate e inverno;:

  • gli sbalzi nella tensione di alimentazione elettrica:.

Se lo strumento non riceve una manutenzione adeguata, la sua tendenza a funzionare male aumenta in modo proporzionale al passare del tempo. Senza la garanzia di una verifica costante, la fiducia che il cittadino ripone nella sicurezza stradale e nella correttezza dell’amministrazione viene meno. La precisione deve essere effettiva nel momento esatto in cui avviene la rilevazione, non solo quando l’apparecchio esce dalla fabbrica (Tribunale di Bari, n. 422/2016).

Il Tutor segue le stesse regole dell’autovelox fisso?

Esiste un pregiudizio diffuso secondo cui il sistema Tutor (noto tecnicamente come SICVe) sia diverso dall’autovelox perché misura la velocità media. Alcune amministrazioni hanno provato a sostenere che, poiché il Tutor calcola il tempo su una distanza fissa tra due portali, non servirebbe alcuna taratura. Secondo questa tesi, dato che lo spazio tra il punto A e il punto B non cambia mai, il calcolo resterebbe sempre esatto. La giurisprudenza ha però bocciato questa interpretazione in modo categorico (Tribunale di Velletri, n. 1226/2017).

Sebbene la distanza sia immutabile, il calcolo della velocità dipende dalla misura del tempo. Per determinare quanto tempo impiega un veicolo a percorrere un tratto di strada, il sistema utilizza tecnologie avanzate come:

  • spire induttive annegate nell’asfalto;

  • telecamere ad alta risoluzione per il riconoscimento delle targhe;

  • sincronizzatori temporali collegati a sistemi GPS;

  • server centrali che elaborano i dati ricevuti dalle periferiche.

Ognuna di queste parti è soggetta a obsolescenza e deterioramento. Se l’orologio interno di un portale non è perfettamente sincronizzato con quello del portale successivo, il calcolo della velocità media risulta falsato. Di conseguenza, il principio della taratura annuale si estende a tutti gli strumenti di misura, inclusi quelli per la velocità media (Tribunale di Salerno, n. 4882/2016).

Ogni quanto tempo deve intervenire la taratura del Tutor?

La frequenza degli interventi tecnici è stabilita da norme precise per evitare che le amministrazioni possano gestire la manutenzione in modo discrezionale. Un decreto ministeriale ha chiarito che i dispositivi devono essere controllati con una cadenza almeno annuale (D.M. infrastrutture e trasporti n. 282 del 13 giugno 2017). Questo significa che tra una verifica e quella successiva non deve trascorrere più di un anno solare.

La Cassazione ha confermato che questo obbligo di controllo una volta all’anno è una prassi che deve essere rispettata e documentata con cura. Non basta che il Comune o l’ente proprietario della strada affermi che lo strumento funzioni bene. Serve un certificato ufficiale emesso da un centro accreditato o dallo stesso costruttore, se possiede le certificazioni di qualità necessarie (Cass. Civ., n. 26522 del 01-10-2025).

Se la taratura è scaduta anche solo da un giorno rispetto alla data dell’infrazione, la multa può essere considerata nulla. Il cittadino ha il diritto di sapere che l’occhio elettronico che lo ha sorpreso era perfettamente efficiente e certificato secondo gli standard nazionali di metrologia.

Che differenza c’è tra taratura e verifica di funzionalità?

Spesso nei verbali si leggono termini tecnici che possono confondere. È bene distinguere tra due operazioni diverse che l’amministrazione deve compiere. La taratura è un controllo di alta precisione che mette a confronto lo strumento stradale con un “campione di riferimento” certificato. Immaginiamo di voler controllare se un orologio da polso segna l’ora esatta confrontandolo con un orologio atomico: questa è la taratura. Essa garantisce la cosiddetta riferibilità metrologica, ovvero la certezza che lo strumento non abbia subito alterazioni strutturali [TAR Emilia Romagna, n. 98/2024].

La verifica di funzionalità, invece, riguarda il comportamento del dispositivo durante il suo normale impiego quotidiano. Si controlla che le telecamere inquadrino correttamente la carreggiata, che il software trasmetta i dati senza errori e che non vi siano guasti evidenti. Entrambe le verifiche sono necessarie. Mentre la taratura deve essere eseguita da laboratori accreditati, la verifica di funzionalità può essere svolta con procedure interne, ma deve comunque essere verbalizzata. Un apparecchio che è stato tarato ma che ha una lente sporca o una connessione ballerina non è affidabile, così come non lo è un apparecchio che sembra funzionare ma che ha perso la precisione del suo orologio interno (Tribunale di Taranto, n. 282 del 16 febbraio 2024).

Cosa succede se l’amministrazione non prova l’avvenuta taratura?

In caso di ricorso davanti al Giudice di Pace o al Prefetto, il cittadino può contestare la mancanza di manutenzione dello strumento. In questo momento scatta una regola fondamentale: l’onere della prova ricade interamente sull’amministrazione pubblica. Non spetta all’automobilista dimostrare che il Tutor non era tarato, ma è l’ente che ha emesso la multa a dover produrre i certificati che attestano la regolarità dei controlli (Tribunale di Rovigo, n. 341 del 17 aprile 2024).

Perché la prova sia valida, l’amministrazione deve presentare:

  • il certificato di taratura rilasciato da un centro accreditato entro l’anno precedente alla multa;:

  • i verbali che attestano le verifiche periodiche di funzionalità;:

  • la prova che lo strumento utilizzato sia esattamente quello identificato nel certificato:.

Se l’amministrazione non deposita questi documenti, o se i certificati mostrano che l’ultima verifica è avvenuta oltre i dodici mesi precedenti, il giudice deve annullare la sanzione. La semplice omologazione iniziale, ovvero il permesso concesso dallo Stato per usare quel modello di Tutor, non è sufficiente. L’omologazione garantisce che il modello è buono in teoria, ma solo la taratura annuale assicura che quel singolo esemplare continui a funzionare bene in pratica (Tribunale di Taranto, n. 282 del 16 febbraio 2024).

Quali sono i componenti tecnici del Tutor soggetti a usura?

Comprendere come è fatto un sistema Tutor aiuta a capire perché la manutenzione sia così delicata. A differenza di un semplice autovelox laser, il Tutor è un sistema distribuito su chilometri di autostrada. La sua complessità tecnica lo rende vulnerabile a piccoli errori che possono trasformarsi in grandi imprecisioni nel calcolo della velocità media.

Tra le parti più sensibili troviamo:

  • le spire magnetiche poste sotto l’asfalto, che sentono il passaggio del veicolo e possono spostarsi a causa del peso dei camion o dei lavori stradali;

  • i sincronizzatori GPS, che devono mantenere l’ora esatta con una precisione di millesimi di secondo tra portali distanti anche dieci chilometri;

  • le telecamere OCR, che devono leggere correttamente la targa in ogni condizione di luce, pioggia o nebbia;

  • i sistemi di comunicazione dati che inviano le informazioni al cervellone centrale della polizia stradale.

Se uno solo di questi ingranaggi perde il ritmo, l’intero sistema produce dati sbagliati. Ad esempio, se il portale di uscita registra il passaggio con un ritardo di pochi decimi di secondo a causa di un rallentamento del processore, la velocità media calcolata sarà diversa da quella reale. Per questo motivo, la verifica annuale non è un inutile orpello burocratico, ma una protezione necessaria per la fede pubblica e per la certezza del diritto. Ogni misurazione elettronica deve essere indiscutibile per poter giustificare una sanzione che incide sul patrimonio e sulla patente del cittadino.




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 Paolo Florio

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