di ALBERTO LAISE
Povera patria canterebbe Battiato… in questo caso…povera Corigliano-Rossano. Abbiamo creduto come collettività, meno di dieci anni fa, che la fusione potesse essere un’opportunità per dare nuova vita a due comunità in sofferenza. I dubbi erano tanti, soprattutto legati ad una legge scritta da uno che definire incapace è poco, ed infatti tutti i limiti di quella legge li paghiamo oggi, ed ai tempi forse eccessivamente “frenetici”. Però, se non si fosse scelta quella strada, probabilmente si sarebbe perso il treno giusto. Ma cosa abbiamo lasciato e cosa abbiamo trovato?
Abbiamo lasciato due città che stavano morendo soffocate dai debiti, dalla malamministrazione, da un commissariamento per mafia e dalla totale mancanza di un’idea di sviluppo. Gli uffici più importanti, a partire dal tribunale, stavano chiudendo ovvero erano a forte rischio. Le macchine comunali erano semplicemente inefficienti.
L’idea che la fusione potesse ribaltare l’esistente prese pian piano vita attraverso il lavoro delle associazioni spontanee di cittadini e risultò vincente proprio perché si tenne in disparte la politica. Ed anche perché il fronte del NO, di cui io, sbagliando, all’inizio per breve tempo feci parte, fece una campagna da “manifesto della coglioneria”.
Ora, senza dilungarci, cosa abbiamo? Osservando la città da lontano, e ritornandoci a distanza di mesi, si vede una città che si sta trasformando. In meglio. Si realizzano opere, si migliorano i servizi, si vede che c’è un’idea di sviluppo. Tanto a Rossano quanto a Corigliano. Certo il tutto avviene in un momento in cui il Paese, l’Italia intendo, vive una crisi profonda e quindi le risorse non sempre ci sono. Poi c’è la congiuntura politica che offre una regione ed un governo centrale di destra che, oggettivamente, non è amico del territorio. Ed i rappresentanti eletti in loco, da quelli regionali a quelli nazionali (Rapani e Furgiuele…si purtroppo quest’ultimo vergognoso elemento rappresenta il nostro territorio) non fanno letteralmente un cazzo per questa città.
Insomma… in un momento difficile la fusione comunque, a mio avviso, ha reso Corigliano-Rossano una città migliore. Si poteva fare di più? Certo. Si può migliorare? Certo. Però bisogna riconoscere che l’amministrazione Stasi ha avviato una parte del cambiamento sperato. Forse ha fallito su un elemento particolare ma su cui è difficile agire come amministrazione: la creazione di un sentimento comune che ci faccia sentire non coriglianesi e rossanesi ma un’unica collettività. Ed era questa la cosa più difficile.
Non conosco bene poi le condizioni delle casse comunali ma, a naso, credo che siano notevolmente migliorate rispetto al passato. Non sento più parlare di commissioni d’accesso, rischio default ecc. Insomma… si potrebbe dire che la fusione merita un 7.
Ed allora perché sorge dalle ceneri della peggior classe politica che la città di Corigliano abbia mai avuto un movimento per il ritorno all’autonomia? A naso direi perché c’è la speranza di ottenere una candidatura a sindaco che vada a riempire un buco politico che si creerà con la fine dell’esperienza Stasi. E la tristezza è che sia, in parte, partita da una pseudo sinistra. Pseudo perché, in qualche occasione, ha pure votato Straface… ma qui sarebbe un discorso lungo e triste.
Ma ha senso parlare di “ritorno” alle due città? Ammesso che sia giuridicamente possibile, cioè superando tutte le questioni riguardanti i finanziamenti, i debiti, le opere in comune, i cantieri iniziati e da iniziare (ospedale, Ss106) ecc…, è giusto fermare quest’esperienza dopo un tempo così breve? A me sembra una follia e, soprattutto, una gran figura di m…
Le motivazioni poi fanno veramente venire i brividi. In un momento storico in cui da destra c’è un attacco al concetto stesso di umanità, di civiltà, di accoglienza, la nostra città vorrebbe dividersi su concetti di “coriglianesita” e “rossanesita’”? Ma veramente siamo così piccoli? Ma veramente ci fermiamo alla putighella sotto casa? Veramente pensiamo che la discussione sia “ha fatto più a Rossano” e viceversa? A parte che, ammettiamolo, Rossano urbanisticamente e politicamente partiva avvantaggia proprio perché, chi oggi, parla di “ritorno al passato” è tra i maggiori artefici dello schifo urbano che era Corigliano, e che quindi sembra avere più interventi, se poi si guardano i fatti… beh Corigliano ha avuto più interventi. Se poi l’allarme riguarda la sanità allora il discorso diventa leggermente più articolato e delicato.
Intanto partiamo da due elementi innegabili: la sanità è una competenza regionale e quindi i disservizi sono imputabili in via esclusiva alla regione stessa; il compito della sanità è quello di dare cura al paziente e non garantire un presidio simbolico dove la gente muore o non riceve cure adeguate. Ed i cittadini della Sibaritide, perché il problema riguarda tutti loro e non solo i corissanesi, vogliono luoghi in cui si riesca ad ottenere una risposta o preferiscono un ospedale dove si fa contento qualche politico che potrà dire “l’ho tenuto aperto”? Il problema è che un ospedale svuotato ovvero diretto da incompetenti non serve a nessuno. Ed oggi, per mia esperienza personale, l’ospedale di Corigliano in molto reparti ivi compresa neurologia, oggetto con emodinamica dell’ultima polemica, non va chiuso… va raso al suolo. Potrei raccontare nei dettagli l’incompetenza, l’approssimazione, la sciatteria di chi opera in quel reparto (dico solo che devo la vita ad una dottoressa cubana che mi ha trasferito a Catanzaro dopo quattro giorni di nulla a Corigliano. Li, uno specializzando… non un primario… in 5 minuti mi ha fatto diagnosi e cura).
Ma tutto ciò cosa c’entra con la fusione? Veramente vogliamo credere alla favoletta che il sindaco si attivi sempre per Rossano e mai per Corigliano?
Se proprio volete parlare di sanità ed ospedale allora intervenite sulla gestione dei fondi sul dopo di noi, sulla disabilità, sugli ospedali di prossimità ecc… ma se si parla di OSPEDALE…beh al territorio serve un ospedale che funzioni, che abbia medici, infermieri, OSS, reparti e strumenti. E che siano concentrati in una struttura che renda armonico il ricovero. E se questa struttura è Rossano perché più agevole da raggiungere rispetto a tutta la Sibaritide… beh vaffanculo il campanile.
Ma non è questo l’interesse principale di chi apre questa discussione. E mai lo sarà.
Ed allora levatevi, voi che avrete parte attiva in questa discussione, i “guanti bianchi” e difendete il vostro futuro di corissanesi da un gruppo di vecchi che hanno già rovinato abbastanza il vostro futuro. Non dategli tregua, non partecipate alla discussione nei termini che vogliono imporvi perché non c’entrano un cazzo con il futuro della città. Lottate affinché vi aprano l’ospedale unico e ci mettano grandi medici e non quelli scelti negli uffici elettorali. Lottate per avere la SS106, per avere il lavoro, i servizi, la speranza di una vita migliore in una città migliore. Ci vorrà tempo? Si… e tanto. E ci vorrà tanto coraggio nello scegliere chi guiderà questo percorso. Ma se l’alternativa è tornare indietro… e se lo si fa “perché non siamo rossanesi”… beh sarà un suicidio largamente annunciato.
Ed anche per questo mi auguro che Stasi faccia due scelte importanti: restare alla guida della città fino a fine mandato, lasciando stare le sirene di chi non ha a cuore questa comunità; guidare il percorso che porterà il centrosinistra a trovare il suo successore. Perché senza la sua azione… beh anche qui sarà un naufragio al cui paragone il Titanic sarebbe una gita andata male.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Iacchite
Source link
