Qualche tempo fa ai colleghi giornalisti e a qualche avvocato “scandalizzato” del Nord che ci chiedevano come mai tra le procure di Cosenza, Paola e Castrovillari ci fossero legami e intrecci così radicati e profondi, facevamo notare un po’ di “strane coincidenze”. Per esempio, il frequentissimo “giro” di magistrati da una parte all’altra. Tutti sanno che Alfredo Serafini, storico procuratore capo di Cosenza per oltre 20 anni, si era “fatto le ossa” a Castrovillari così come tutti sanno che Franco Giacomantonio, uno dei suoi “allievi”, da procuratore aggiunto a Cosenza è poi diventato “numero 1” a Castrovillari. E che dire dell’attuale procuratore capo di Paola Domenico Fiordalisi che ha iniziato a Paola, poi è diventato “famoso” a Cosenza arrestando i No Global (sic!) e adesso, a fine carriera, è ritornato sul Tirreno (doppio sic!)? E potremmo continuare ancora…
E così, per rispondere alla fatidica domanda dei colleghi giornalisti e degli avvocati del Nord, allargavamo le braccia e gli dicevamo papale papale: avete presente il Triangolo delle Bermuda dove navi e aerei spariscono senza spiegazioni? Beh, la storia di queste tre procure è piena di delitti finiti senza verità e senza giustizia. Sì, insomma, di cold case: Giovanni Losardo, Pompeo Panaro, Roberta Lanzino, Denis Bergamini, Lisa Gabriele, Vincenzo Sapia, Federico Bisceglia, Gianmatteo Broccolo, Antonio Ruperti, Salvatore Iaccino, Ilaria Mirabelli… per finire a Momo Bessioud, il ragazzo italo-tunisino “suicidato” da un vice brigadiere dei carabinieri il 23 luglio. Un lunghissimo elenco che non è neanche completo, purtroppo. E che somiglia tanto ai misteri tuttora irrisolti del Triangolo delle Bermuda.
La premessa ci serve per analizzare l’ultimo caso scottante che sta coinvolgendo la procura di Paola ovvero l’omicidio del giovane fuscaldese Antonio Perrotta, pestato e ucciso a Sangineto nella notte tra sabato e domenica. Fino alle 14 di ieri erano tutti convinti che Antonio fosse stato pestato davanti alla “storica” discoteca “Il Castello”. La notizia aveva iniziato a circolare dal primo pomeriggio di domenica, quando ancora il ragazzo lottava tra la vita e la morte, e tutte le testate giornalistiche riportavano il collegamento tra Antonio e la discoteca “Il Castello”, sia per il rapporto di lavoro. sia per il luogo dove aveva subito il pestaggio, che poi gli sarebbe risultato fatale.
Facciamo questo dannato mestiere di giornalista da decenni e sappiamo bene che in questi casi le fonti possono essere soltanto due: o le forze dell’ordine o la procura. Non si scappa. E infatti tutti i siti, tutti i giornali, tutte le televisioni ripetevano quasi “a pappagallo” soprattutto nella mattinata di ieri dopo il decesso che Antonio lavorava da “buttafuori” nella discoteca e che l’aggressione era avvenuta se non dentro il locale nelle immediate vicinanze e che la procura aveva addirittura già acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza e qualcuno si era addirittura avventurato a dedurre che i magistrati erano già sulle tracce degli assassini (sic!).
Non solo. La Rai Calabria alle 14 manda in onda un servizio di Ilaria Raffaele con le immagini girate sul posto ovvero davanti alla discoteca, presidiata dai carabinieri, transennata e addirittura con le macchie di sangue ancora a terra che testimoniano in maniera disarmante le tracce del violento pestaggio. E ci sono ben pochi dubbi che quelle macchie non siano… di sangue. Pubblichiamo i fermi immagine che sono ancora visibili sul sito della Rai Calabria (almeno fino a stamattina presto) e che sono stati documentati nel servizio certamente non per caso.
Eppure, subito dopo le 14 e quindi appena pochi minuti dopo la messa in onda del servizio della Rai, giusto in tempo magari per evitare che qualche altro giornalista rompicoglioni iniziasse a ricamare sulla storia della discoteca “Il Castello” e magari sui titolari – vecchi e (presunti) nuovi – ecco il colpo di scena. La discoteca diffonde sui social un comunicato ufficiale nel quale afferma in maniera clamorosa che Antonio Perrotta non ha mai lavorato da addetto alla sicurezza ma soprattutto che il pestaggio non sarebbe avvenuto nel piazzale del locale e che non ci sarebbe lo straccio di una immagine delle telecamere di sorveglianza che ha ripreso i fatti. Un vero e proprio colpo di scena che però non può cancellare quanto migliaia di persone hanno visto in tivù appena qualche ora prima.
Molti, infatti, non solo sono rimasti perplessi ma non se la sono bevuta e non è servita neanche tanta fantasia per ritornare al concetto di partenza: quello del Triangolo delle Bermuda, ovviamente. E a fare qualche riflessione logica che smonta decisamente quanto affermano i titolari della discoteca, peraltro “coperti” da un tragicomico riserbo, come se tutti i giornalisti cosentini avessero l’anello al naso e non conoscessero le dinamiche di questi posti. Non serve essere profeti per immaginare che Perrotta, sposato e con 4 figli a carico e operaio di una ditta di Fuscaldo, potesse lavorare in nero da “buttafuori” della discoteca.
Ma non solo: chi ha appena frequentato quella discoteca, attiva addirittura dagli anni Sessanta, sa benissimo che non tutti gli angoli sono coperti dalle telecamere di sorveglianza e punta con decisione all’area del parcheggio, che è relativamente distante dal piazzale ed è abbastanza “nascosta” per ospitare un pestaggio pesante come quello riservato al ragazzo di Fuscaldo. Detta in termini spicci: una maniera molto comoda per allontanare i ficcanaso e togliere ogni ombra dai titolari della discoteca. A quasi 24 ore dalla tragicomica smentita, il mitico procuratore capo di Paola ancora non si è pronunciato rispetto alla posizione presa dai titolari della discoteca mentre stiamo lavorando per capire se ha emesso o meno un’ordinanza di chiusura del locale. Questi, in estrema sintesi, sono gli angoscianti dubbi che, tanto per cambiare, avvolgono una vicenda di cronaca nera che avviene dalle nostre parti e sia compresa nel maledetto Triangolo delle Bermuda delle procure di Cosenza, Paola e Castrovillari. Noi naturalmente non ci fermiamo qua perché ci sono ancora da analizzare tutte le vicende che riguardano la discoteca “Il Castello” e la sua ormai sessantennale e chiacchieratisssima storia.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Iacchite
Source link






