A 29 anni aveva comprato casa, era fidanzato, aveva appena vinto un bando per una sceneggiatura e stava costruendo il suo futuro nel cinema. Cristiano Daniele Giamporcaro aveva anche un’altra grande passione: il mare. Lo frequentava da quando aveva otto anni, con esperienza e prudenza. Sabato, a Lampedusa, quel mare lo ha ucciso. O meglio: dovrà essere l’inchiesta a stabilire come sia stato possibile che un giovane sub, segnalato da una boa e a poche decine di metri dalla riva, sia stato raggiunto dalle eliche di un gommone.

 

La Procura di Agrigento indaga per omicidio nautico sulla morte del giovane regista nisseno. Nel registro degli indagati sono stati iscritti i due turisti che si trovavano a bordo dell’imbarcazione: un uomo di 72 anni e una donna di 69, entrambi originari di Roma. Le prime notizie parlavano invece di turisti milanesi. Il gommone è sotto sequestro.

E mentre l’inchiesta cerca risposte, attorno alla famiglia Giamporcaro cresce un’onda di commozione che attraversa Caltanissetta, Palermo e il mondo del cinema siciliano.

 

Oggi l’autopsia

 

L’autopsia sul corpo di Cristiano è prevista oggi, martedì 11 agosto, all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. L’esame è stato disposto dal sostituto procuratore Carola Bisanti e dovrà chiarire con precisione le cause del decesso. La Procura ha affidato l’incarico al medico legale Alberto Alongi.

Una delle ipotesi investigative è che l’elica abbia provocato una gravissima lesione a un braccio e che Cristiano sia morto per la conseguente emorragia. Ma sarà proprio l’esame autoptico a fornire elementi certi.

Poi ci saranno gli accertamenti sul gommone: traiettoria, velocità, distanza dalla costa, posizione della boa e visibilità della segnalazione.

Sono questi i punti decisivi.

 

«Cristiano era sempre prudentissimo»

 

A parlare, dentro un dolore che è difficile persino raccontare, è la madre di Cristiano, Marina Castiglione, professoressa ordinaria di Linguistica italiana all’Università di Palermo ed ex vicesindaca di Caltanissetta.

La famiglia, racconta, è «impietrita e annichilita da un dolore inaspettato e profondissimo».

Cristiano conosceva bene il mare. Aveva cominciato ad andare sott’acqua a otto anni.

«Era sempre prudentissimo», dice la madre.

Secondo le informazioni ricevute dalla famiglia dalla Capitaneria di Porto, il giovane si trovava a circa 20 metri dalla battigia e aveva regolarmente con sé la boa di segnalazione. Poco prima aveva fatto il bagno insieme alla fidanzata; lei era poi tornata verso la riva. Quindi il passaggio dell’imbarcazione e Cristiano che non riemerge più. Il corpo sarà recuperato circa tre ore dopo.

Ed è proprio la presenza della boa uno degli elementi su cui si concentrerà l’indagine.

 

«Il mare non è solo divertimento»

 

Marina Castiglione non chiede processi sui giornali. Dice di avere fiducia nella Procura e negli investigatori.

Ma pone una questione che va molto oltre la tragedia della sua famiglia.

Il mare non è uno spazio senza regole.

«Cristiano era un’anima rispettosa della natura e delle persone», ha spiegato. E ciò che rende ancora più amaro il dolore, per la madre, è pensare che lo stesso rispetto possa essere mancato da parte di chi in quel momento era in barca.

Da qui il suo appello: il mare non può essere considerato soltanto il luogo del divertimento estivo, soprattutto quando imbarcazioni, bagnanti, subacquei e persone in apnea si ritrovano a condividere gli stessi tratti d’acqua.

 

 

 

Cristiano aveva un film da fare

 

Poi c’è Cristiano.

Non soltanto la vittima di un incidente in mare.

Cristiano Giamporcaro era un regista e documentarista che, a 29 anni, aveva già cominciato a costruire un percorso originale nel cinema.

Si era diplomato il 21 aprile 2023 al Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia, dopo il corso triennale di Documentario. Il suo film d’esordio, La ricomparsa delle lucciole, era stato selezionato nella sezione internazionale del Festival dei Popoli di Firenze e successivamente presentato al Sole Luna Doc Film Festival, dove il suo lavoro e il suo sguardo avevano ricevuto apprezzamenti.

Negli ultimi anni Cristiano tornava ogni estate a Lampedusa.

Non era semplicemente una vacanza.

Stava lavorando a un progetto molto particolare: seguire, anno dopo anno, attraverso la macchina da presa, la crescita di un bambino sull’isola. Un documentario costruito rispettando il tempo vero della vita, senza accelerazioni.

Per farlo bisogna avere pazienza. Bisogna aspettare.

Cristiano aveva scelto di aspettare.

 

Costanza Quatriglio: «Era nel posto che amava»

 

Tra i ricordi più intensi c’è quello della regista Costanza Quatriglio, direttrice artistica della sede siciliana del Centro Sperimentale di Cinematografia.

Cristiano, ricorda Quatriglio, era a Lampedusa nel luogo che amava e voleva realizzare un film capace di seguire il trascorrere delle stagioni.

Una frase, soprattutto, restituisce oggi tutta la crudeltà di questa storia:

«Cristiano aveva un film da fare».

Quatriglio lo ricorda come un allievo inquieto, alla ricerca del proprio posto, poco incline ai grandi discorsi ma con moltissimo da raccontare. Anche dopo il diploma continuava ad aiutare gli studenti nelle fasi di post-produzione delle esercitazioni e dei saggi.

Aveva, scrive la regista, un sorriso scanzonato dietro il quale si nascondeva una sensibilità profonda verso gli aspetti più dolorosi dell’esistenza.

 

Il cordoglio dell’Università di Palermo

 

Anche l’Università di Palermo si è stretta attorno alla famiglia.

Il rettore Massimo Midiri ha espresso il cordoglio dell’intera comunità accademica alla professoressa Marina Castiglione, ricordando Cristiano come un giovane regista creativo e pieno di talento.

Il Dipartimento di Scienze Umanistiche ha ricordato il suo amore per il mare, l’esperienza da sub e il percorso cinematografico già avviato.

Al cordoglio si è unito anche il Centro di studi filologici e linguistici siciliani, presieduto proprio da Marina Castiglione.

 

Una vita nel momento più bello

 

C’è un altro particolare che rende questa storia ancora più difficile da accettare.

Cristiano stava bene.

Aveva comprato casa, era innamorato, aveva progetti. E professionalmente stava vivendo un momento importante: secondo quanto raccontato dalla madre, aveva appena vinto un bando per la migliore sceneggiatura.

«Era felice», dice Marina Castiglione.

Sono due parole semplici. E forse sono quelle che fanno più male.

Perché adesso c’è un’inchiesta che dovrà stabilire responsabilità individuali, capire a quale velocità procedesse il gommone, quanto fosse distante dalla costa e se quella boa rossa fosse visibile e fosse stata rispettata.

Ma c’è già una domanda che va oltre il processo.

Come può una giornata di mare diventare una condanna a morte per chi, in quel mare, si trovava segnalato e a poche decine di metri dalla riva?

Cristiano Giamporcaro aveva 29 anni.

Aveva una casa, una fidanzata, una famiglia, un mestiere che cominciava a regalargli soddisfazioni.

E soprattutto aveva ancora un film da fare.




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 redazione@tp24.it (Redazione)

Source link

Di