Tutti i luoghi di Ulisse che esistono davvero (e si possono visitare) — idealista/news


Quasi tremila anni di storia non sono bastati a spegnere una delle domande più affascinanti che la letteratura abbia mai generato: dove si trovano davvero i luoghi di Ulisse e dell’Odissea? Il poema di Omero nei secoli ha fatto da bussola a geografi, filologi e navigatori che hanno tentato di sovrapporre la mappa del poema al Mediterraneo, raccogliendo prove, indizi e teorie a volte sorprendentemente coerenti. Ne viene fuori un itinerario che tocca la Sicilia, il Lazio, la Campania, la Tunisia, la Grecia e il mare di Malta.

Dove si trovano i luoghi di Ulisse? Il problema geografico 

Omero non lasciò coordinate e le sue “indicazioni” sono vaghe: giorni di navigazione, direzione del vento, descrizioni del paesaggio. 

Eppure questo è bastato a generare una tradizione interpretativa millenaria, che va da Erodoto e Tucidide fino agli studi moderni di filologi come Victor Bérard, autore nei primi anni del Novecento di un monumentale lavoro di identificazione dei luoghi omerici.

Tappa per tappa: i luoghi del viaggio di Ulisse

Il viaggio di Ulisse parte da Troia, nell’attuale Turchia nordoccidentale, e si conclude a Itaca, l’isola greca del mar Ionio. Nel mezzo, l’eroe tocca circa quattordici luoghi distinti — alcuni identificati con certezza, altri ancora oggetto di dibattito. 

Ismaro, la terra dei Ciconi: l’unica certezza geografica

Il viaggio comincia appena lasciata Troia. Ulisse e i suoi uomini approdano a Ismaro, città dei Ciconi, popolo della Tracia meridionale alleato dei Troiani, famoso nel poema per il suo vino eccezionale.

Si tratta dell’unica tappa del viaggio identificata con certezza unanime dagli studiosi: corrisponde all’antica Maronia, colonia greca sulla costa settentrionale dell’Egeo, nell’attuale Tracia greca. Il sito è ancora visitabile e conserva resti di epoca classica ed ellenistica.

Djerba: la terra dei Lotofagi in Tunisia

Spinti da una violenta tempesta oltre il Capo Malea, il punto più meridionale del Peloponneso, gli uomini di Ulisse raggiungono la terra dei Lotofagi, i mangiatori di loto

La tradizione più diffusa, già presente in Erodoto e ripresa sistematicamente da Bérard, identifica questo luogo con l’isola tunisina di Djerba, nel golfo di Gabes. La sua posizione geografica — appena oltre Capo Malea su una rotta spinta dal vento — sarebbe coerente con la descrizione omerica. 

La terra dei Ciclopi: Sicilia e i Faraglioni di Aci Trezza

È la tappa più celebre e più discussa. Ulisse approda nella terra dei Ciclopi, giganti con un occhio solo che vivono in grotte sui fianchi di un monte fumante, senza leggi né agricoltura. Qui incontra Polifemo, figlio di Poseidone, che lo intrappola nella sua caverna e divora alcuni compagni. .

Già nell’antichità Tucidide, Euripide e Pindaro situavano i Ciclopi in Sicilia, ai piedi dell’Etna. La zona di Aci Trezza, in provincia di Catania, con i suoi imponenti Faraglioni lavici che la leggenda vuole scagliati da Polifemo accecato, rappresenta l’identificazione più suggestiva e radicata. 

Capo Passero e l’isola delle Capre

Prima dell’incontro con Polifemo, la flotta di Ulisse si ancora nei pressi di un piccolo isolotto disabitato, popolato solo da capre selvatiche e dotato di un porto naturale ben riparato. 

Molti studiosi lo identificano con gli isolotti rocciosi al largo di Capo Passero, la punta più meridionale della Sicilia, ancora oggi scarsamente abitata e caratterizzata da un paesaggio marino selvatico, con scogli piatti e basse macchie mediterranee.

L’isola Eolia dei venti: Stromboli o Pantelleria?

Dopo la fuga dai Ciclopi, Ulisse giunge sull’isola di Eolo, signore dei venti. Il re lo accoglie generosamente per un mese, dopodiché gli consegna un otre di pelle di bue che contiene rinchiusi tutti i venti tempestosi, lasciando libero solo Zefiro per accompagnarlo verso Itaca. I compagni, credendo che l’otre contenga un tesoro, lo aprono mentre Ulisse dorme: i venti si scatenano e rispediscono la flotta indietro.

L’identificazione tradizionale punta a Stromboli, l’isola vulcanica delle Eolie: il suo profilo inconfondibile, visibile da lontano per il pennacchio di fumo e il bagliore notturno delle eruzioni, corrisponde perfettamente a un’isola riconoscibile tra i mari. Tuttavia alcuni filologi moderni, preferiscono Pantelleria, più coerente con una navigazione verso ovest.

I Lestrigoni e la distruzione della flotta

Lasciata l’isola di Eolo, Ulisse approda a Telepilo, la città dei Lestrigoni, giganti antropofagi dal comportamento brutale. Il loro re Antifate lancia l’allarme e i giganti massacrano i marinai infilzandoli come pesci, distruggendo tutte le navi tranne quella di Ulisse, rimasta all’ancora fuori dal porto. Su questa tappa le ipotesi divergono più che altrove:

  • La Sardegna settentrionale (area di Bonifacio e dintorni) per la conformazione fiordata del porto descritto da Omero;
  • La Corsica meridionale, per ragioni simili;
  • La costa campana, per chi segue una logica geografica lineare della rotta tirrenica.

Il Monte Circeo: l’isola della maga Circe

Dopo il disastro dei Lestrigoni, Ulisse approda sull’isola di Eèa, regno della maga Circe. Qui la strega trasforma i compagni in porci grazie a un filtro magico. Ulisse resiste all’incantesimo e costringe Circe a liberare i suoi uomini. 

La corrispondenza geografica con il Promontorio del Circeo, nel Lazio meridionale, è tra le più solide del poema. Il Monte Circeo, oggi al centro di un parco nazionale, era in epoca pre-romana separato dalla terraferma dalle acque delle Paludi Pontine: appariva davvero come un’isola. 

Cuma e l’ingresso agli Inferi

Su indicazione di Circe, Ulisse si spinge fino ai confini del mondo conosciuto, nella terra dei Cimmeri, popolo avvolto da una nebbia perpetua, per evocare le anime dei morti e consultare l’indovino Tiresia. È la Nekuia, la discesa agli Inferi, uno degli episodi più potenti e più imitati dell’intera letteratura occidentale.

La localizzazione più accreditata è Cuma, in Campania, oggi nel territorio dei Campi Flegrei. Già nell’antichità il luogo era considerato una soglia verso il mondo sotterraneo: l’Antro della Sibilla cumana, con i suoi cunicoli scavati nel tufo, e i laghi vulcanici del territorio flegrei (come il Lago d’Averno, storicamente associato all’Ade) resero Cuma il luogo perfetto per ambientarvi il confine tra vivi e morti. 

I Faraglioni di Capri e il canto delle Sirene

Reduce dagli Inferi, Ulisse affronta le Sirene, creature dalla voce soprannaturale capace di attirare i marinai verso la morte. L’eroe si fa legare all’albero maestro della nave e ordina ai compagni di tapparsi le orecchie con la cera. 

La tradizione colloca questo episodio tra gli scogli al largo di Capri, in particolare nei pressi dei Faraglioni. In ogni caso, il contesto geografico è quello del mar Tirreno meridionale, coerente con la rotta dell’eroe.

Lo Stretto di Messina: Scilla e Cariddi

Tra tutte le identificazioni dell’Odissea, quella di Scilla e Cariddi con lo Stretto di Messina è la più unanimemente accettata dagli studiosi antichi e moderni. La descrizione omerica è precisa: da una parte una roccia alta e a strapiombo sul mare dove si annida il mostro Scilla; dall’altra un vortice divorante che inghiotte e rigurgita le acque tre volte al giorno.

Le correnti dello Stretto di Messina, prodotte dal diverso livello del mar Tirreno e del mar Ionio e dall’effetto di restringimento tra Sicilia e Calabria, hanno alimentato per millenni la leggenda di un passaggio pericoloso e imprevedibile. 

L’isola Trinakie: Sicilia o Malta?

Sull’isola del Sole, chiamata Trinakie, pascolano le vacche sacre di Elio. Nonostante l’avvertimento dell’indovino Tiresia, i compagni di Ulisse, bloccati sull’isola da venti contrari e ridotti alla fame, sacrificano alcuni degli animali. La punizione è immediata e definitiva: Zeus scatena una tempesta che affonda la nave e uccide tutti i marinai. Ulisse sopravvive da solo, aggrappato all’albero della nave.

Il nome Trinakie richiama la forma triangolare dell’isola, il che ha portato molti a identificarla con la Sicilia, essa stessa di forma triangolare (ed è per questo chiamata Trinacria fin dall’antichità). Tuttavia le indicazioni geografiche della rotta precedente hanno portato altri studiosi a preferire Malta.

Ogigia, l’isola di Calipso

Naufrago solitario, Ulisse viene trasportato dalle correnti fino a Ogigia, l’isola della ninfa Calipso, che lo tiene prigioniero per sette anni offrendogli amore e immortalità. È Zeus stesso, su sollecitazione di Atena, a ordinarne la liberazione.

Le ipotesi di localizzazione sono le più distanti geograficamente dell’intero poema. Alcune fonti antiche indicano Gozo, l’isola dell’arcipelago maltese, per le sue dimensioni ridotte e la sua posizione isolata nel Mediterraneo centrale.

Corfù e i Feaci: il ritorno si avvicina

L’ultima tappa prima del ritorno a Itaca è la terra dei Feaci, popolo di navigatori straordinari guidato dal re Alcinoo. Qui Ulisse viene accolto dalla giovane principessa Nausicaa, racconta tutte le sue avventure e viene infine rimpatriato su una nave.

Già nell’antichità classica la terra dei Feaci, chiamata Scheria nel poema, venne identificata con Corfù, l’isola greca del mar Ionio.

Le Isole Erranti e il vulcano che scompare

Un posto a parte merita la menzione delle Isole Erranti (le Plancte omeriche): scogli instabili e pericolosi che Circe consiglia a Ulisse di evitare. La natura instabile di queste isole ha fatto pensare a fenomeni vulcanici sottomarini, e il Mediterraneo offre un esempio reale straordinariamente pertinente: l’Isola Ferdinandea, un vulcano sottomarino al largo di Sciacca, in Sicilia, che nel 1831 emerse improvvisamente dalla superficie del mare raggiungendo i 65 metri di altezza, per poi inabissarsi definitivamente poche settimane dopo. 

Il fenomeno generò una disputa territoriale tra Inghilterra, Francia, Spagna e Regno delle Due Sicilie — ciascuna aveva piantato la propria bandiera sull’isola prima che scomparisse. Ancora oggi il vulcano è a pochi metri di profondità e continua a essere monitorato.


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 Letizia Miani

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