È una mattina di luglio. Nel parco giochi del paese, un gruppo di adolescenti – quasi tutti con la stessa maglietta blu – è impegnato nella riqualificazione del parchetto. C’è chi impugna il pennello e restituisce colore a una panchina, chi si occupa di carteggiare le superfici consumate dal tempo, chi sistema piccoli dettagli e chi, con il tipico atteggiamento da “umarel”, osserva il lavoro degli altri dispensando consigli e indicazioni con grande partecipazione. Ognuno trova il proprio spazio, mettendo a disposizione capacità, energie e, semplicemente, la voglia di esserci.
Accanto a loro c’è l’educatrice, che accompagna il gruppo passo dopo passo: aiuta a leggere le difficoltà, sostiene la collaborazione, valorizza le competenze di ciascuno e trasforma ciò che accade in un’occasione di crescita e apprendimento. Perché quel parco che cambia non è solo uno spazio fisico restituito alla comunità, ma diventa il luogo nel quale ragazze e ragazzi sperimentano il valore del prendersi cura, del fare insieme e del sentirsi protagonisti.

L’adolescenza rappresenta una fase evolutiva nella quale ragazze e ragazzi sono impegnati nella costruzione della propria identità, nella ricerca di autonomia e nella definizione del proprio rapporto con il mondo adulto e con la comunità di appartenenza. Il tempo estivo, con la sospensione delle attività scolastiche, rappresenta una fase particolare: da una parte offre maggiore libertà e possibilità di sperimentazione, dall’altra può lasciare spazio a vissuti di isolamento, passività o mancanza di occasioni significative di crescita.
Non occupare il tempo, ma sperimentare il proprio valore
Proprio dentro questa ambivalenza nasce la sfida educativa di Util’Estate, un progetto di cittadinanza attiva rivolto ad adolescenti tra i 14 e i 19 anni che, negli anni, ha saputo trasformare il periodo estivo in un laboratorio di partecipazione, responsabilità e protagonismo giovanile. Util’Estate propone ai ragazzi e alle ragazze un’esperienza concreta nella quale mettersi in gioco attraverso attività di cura dei luoghi, collaborazione con realtà associative, supporto alle comunità locali, interventi pratici e momenti formativi. Non si tratta semplicemente di “occupare” il tempo estivo, ma di creare un contesto nel quale gli adolescenti possano sperimentare il proprio valore, riconoscere le proprie competenze e comprendere che anche il loro contributo può generare cambiamento.
Adolescenti, cittadini di oggi. Non di domani
L’idea di fondo è riconoscere gli adolescenti come cittadini già presenti nella comunità, non soltanto come persone in preparazione alla vita adulta. Sono giovani portatori di capacità, energie e punti di vista che possono diventare una risorsa per il territorio. Util’Estate nasce con l’obiettivo di offrire agli adolescenti uno spazio nel quale sperimentare concretamente il proprio ruolo all’interno della comunità.


Sono poco più di 5 milioni, un milione in meno rispetto a vent’anni fa. Un tempo li raccontavamo come ribelli da domare, oggi come cristalleria da proteggere. Sono gli adolescenti, che guardiamo sempre solo con le lenti della psicologizzazione, della criminalizzazione, dell’aiuto. «Non ci vedete», dicono loro, prima ancora che «non ci capite».
ADOLESCENTI, QUELLO CHE NON VEDIAMO
La finalità principale non è soltanto proporre un’attività estiva, ma costruire un’esperienza educativa capace di accompagnare i ragazzi in un percorso di crescita personale e collettiva. Il valore di Util’Estate risiede proprio nella capacità di tenere insieme il fare e il pensare: l’attività concreta diventa occasione per sviluppare competenze, costruire relazioni e acquisire consapevolezza del proprio ruolo nella comunità. Un elemento centrale riguarda lo sviluppo delle competenze personali e sociali. Lavorare insieme agli altri, rispettare gli impegni assunti, organizzarsi per raggiungere un risultato comune, affrontare imprevisti e trovare soluzioni condivise sono esperienze che rafforzano autonomia, responsabilità e capacità relazionali. Allo stesso tempo, i ragazzi costruiscono un rapporto più consapevole con il territorio, imparando a considerare gli spazi pubblici non soltanto come luoghi da utilizzare, ma come beni comuni di cui prendersi cura.
Il valore della manualità
Uno degli elementi distintivi di Util’Estate riguarda il valore attribuito alla manualità. In una società sempre più caratterizzata dalla dimensione digitale, il rapporto diretto con il fare rappresenta per gli adolescenti un’esperienza educativa fondamentale. Costruire, sistemare, riqualificare e prendersi cura di uno spazio significa confrontarsi con la concretezza, con il tempo necessario per realizzare qualcosa e con la soddisfazione di vedere un risultato prodotto dal proprio impegno. La manualità non è quindi solo attività operativa, ma un vero strumento pedagogico. Come evidenziano gli approcci dell’educazione attiva – da John Dewey fino alle esperienze contemporanee di apprendimento esperienziale – si apprende attraverso il coinvolgimento diretto, la sperimentazione e la riflessione su ciò che si è fatto.


Fare con le mani significa imparare a progettare, collaborare, affrontare gli errori, rispettare tempi e consegne. Il lavoro concreto diventa occasione per costruire competenze, rafforzare l’autostima e sviluppare il senso di efficacia personale.
Gli adulti del territorio
In questo percorso assume un valore particolare l’incontro con adulti competenti del territorio. Un gruppo di artigiani ha scelto di affiancare i ragazzi nei lavori manuali, mettendo a disposizione il proprio sapere. L’imbianchino che insegna come impugnare correttamente un pennello, il giardiniere che aiuta a distinguere un’erbaccia da un ramo da preservare: piccoli gesti che diventano trasmissione di competenze, ma anche testimonianza di responsabilità verso le nuove generazioni.
Util’Estate rappresenta oggi un’esperienza consolidata nel territorio lecchese, costruita attraverso la collaborazione tra amministrazioni comunali, Ambiti territoriali, cooperative sociali, associazioni, enti del Terzo settore e realtà locali. La caratteristica distintiva del progetto è la capacità di costruire alleanze educative territoriali, nelle quali soggetti diversi condividono una responsabilità comune: offrire agli adolescenti opportunità di crescita, partecipazione e cittadinanza.
Una Pubblica amministrazione che ci ha creduto
Dalle prime esperienze avviate nel 2015, il progetto ha saputo mantenere la propria identità, evolvendo e arricchendo la proposta educativa. Alle attività operative si sono affiancati momenti di formazione e rilettura dell’esperienza.
Dietro un’esperienza come Util’Estate esiste un importante investimento pubblico. I Comuni e l’Ambito Territoriale Sociale di Merate scelgono di destinare risorse economiche, organizzative e professionali alle nuove generazioni, riconoscendo che le politiche giovanili non possono limitarsi alla risposta alle situazioni di difficoltà, ma devono creare opportunità positive di partecipazione. Nel Meratese un ruolo centrale è svolto dall’Ambito territoriale sociale di Merate attraverso la programmazione delle Politiche giovanili e la costruzione di una rete che coinvolge amministrazioni comunali, Azienda Speciale ReteSalute, Consorzio Consolida e cooperative sociali.


Questo investimento rappresenta una scelta culturale prima ancora che economica: significa riconoscere gli adolescenti come una risorsa del territorio e non solamente come una fascia d’età da accompagnare nei momenti di fragilità.
Il percorso di Util’Estate nel territorio del Meratese racconta una crescita significativa. Nel 2019 i ragazzi coinvolti erano circa un centinaio. Nel 2026 il progetto arriva a coinvolgere 214 adolescenti, più che raddoppiando il numero dei partecipanti. Questo dato racconta il progressivo riconoscimento del valore dell’esperienza da parte delle famiglie, delle amministrazioni, delle realtà territoriali e degli stessi ragazzi.
Parallelamente alla crescita numerica è aumentata anche la qualità della proposta educativa. Alle attività di cittadinanza attiva si sono aggiunti percorsi di educazione finanziaria e momenti dedicati al bilancio delle competenze, strumenti che aiutano gli adolescenti a rileggere ciò che hanno imparato. Competenze spesso poco visibili, ma fondamentali: capacità di collaborare, rispettare gli impegni, organizzarsi, comunicare, affrontare problemi, assumersi responsabilità e lavorare insieme agli altri.
L’accompagnamento educativo
Il cuore educativo di Util’Estate non è rappresentato solamente dalle attività realizzate, ma dalla modalità con cui vengono accompagnate. La presenza della figura educativa, che quest’anno ha visto coinvolti quindici educatori ed educatrici, rappresenta un elemento qualificante del progetto. L’educatore non è un semplice organizzatore né un supervisore del gruppo, ma un professionista della relazione educativa. Il suo compito è creare le condizioni affinché gli adolescenti possano sperimentarsi realmente protagonisti.


Raccontare le professioni del sociale non è un atto di cronaca, ma un atto culturale e politico. È la scelta di portare finalmente sotto i riflettori chi lavora nell’ombra, chi svolge un mestiere che la società finge di rispettare e che invece tratta con noncuranza. Lo facciamo su VITA magazine di maggio.
SOCIAL WORKER, SENZA DI LORO PERDIAMO TUTTI
La metodologia valorizza il peer education, cioè l’apprendimento tra pari. Come sottolineano gli studi di Albert Bandura sull’apprendimento sociale, le persone apprendono anche attraverso l’osservazione, la relazione e il confronto con gli altri. Nel gruppo dei pari gli adolescenti possono riconoscere reciprocamente capacità, esperienze e punti di vista differenti. L’educatore accompagna senza sostituirsi: sostiene il gruppo nella ricerca delle soluzioni, facilita le relazioni, aiuta a rileggere le difficoltà e trasforma gli episodi quotidiani in occasioni di apprendimento.
Una prospettiva pedagogica
L’esperienza di Util’Estate si colloca dentro una visione educativa nella quale la crescita nasce dall’incontro tra esperienza, relazione e partecipazione. Questa prospettiva richiama il contributo di Paulo Freire, che considera l’educazione come un processo di consapevolezza attraverso il quale le persone imparano a leggere il mondo e a diventare soggetti capaci di trasformarlo. Allo stesso modo, il pensiero pedagogico di Ivo Lizzola richiama il valore della relazione educativa, della responsabilità condivisa e della costruzione di comunità capaci di generare appartenenza.
Il territorio diventa così un ambiente educativo: un luogo nel quale ragazzi, adulti e istituzioni costruiscono insieme significati e relazioni. Anche Alberto Pellai ha richiamato l’importanza del tempo estivo degli adolescenti come occasione per sviluppare autonomia, relazioni significative ed esperienze di crescita. In un recente articolo dedicato al valore educativo dell’estate, Pellai ha citato Util’Estate come esempio positivo di proposta capace di trasformare il tempo libero dei ragazzi in un’esperienza di responsabilità e partecipazione.
L’esperienza di Util’Estate testimonia una crescente attenzione verso modelli di politiche giovanili capaci di valorizzare il protagonismo degli adolescenti. Negli anni questo approccio si è diffuso in diversi territori, assumendo nomi e caratteristiche differenti, ma mantenendo una stessa matrice educativa: offrire ai ragazzi occasioni concrete per mettersi in gioco, contribuire alla comunità e sviluppare competenze attraverso l’esperienza.


Esperienze come Arte e Cittadinanza a Bovisio Masciago, R-Estate Attivi a Pozzo d’Adda, Uselfil Work nel Caratese e il Laboratorio di Cittadinanza a Sesto San Giovanni e Cusano Milanino rappresentano esempi di come questa idea educativa stia trovando nuove declinazioni territoriali. Sono percorsi differenti, ma accomunati dalla stessa convinzione: agli adolescenti non servono soltanto spazi nei quali essere accolti, ma occasioni nelle quali poter essere protagonisti.
Util’Estate e le esperienze analoghe stanno contribuendo a costruire un nuovo modo di intendere le politiche giovanili: non soltanto interventi rivolti ai giovani, ma comunità capaci di crescere insieme alle nuove generazioni.
Gianni Di Vito è coordinatore Politiche giovanili Ambito territoriale e sociale di Merate (LC) e referente delle Politiche giovanili della cooperativa sociale La Grande Casa. Tutte le foto sono state inviate dalla cooperativa La Grande Casa
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Sara De Carli
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