Solo il 10% del litorale italiano garantisce una reale accessibilità. Tra vuoti normativi, burocrazia che paralizza le iniziative e superficialità culturale, le associazioni del Terzo Settore suppliscono all’assenza dello Stato, trasformando la vacanza da eccezione a diritto universale.
Ogni anno la stagione estiva ripropone in Italia il medesimo nodo irrisolto: l’accessibilità delle coste e del turismo balneare. Se per la stragrande maggioranza dei cittadini andare al mare rappresenta un gesto naturale, per milioni di persone con disabilità o con malattie ad alta complessità assistenziale, invece, trascorrere una giornata in spiaggia rimane un’eccezione, un percorso ad ostacoli o un privilegio affidato alla buona volontà di singoli amministratori o all’impegno diretto del Terzo settore.
I dati stilati dai report di settore mostrano che appena il 10% delle spiagge nostrane risulta effettivamente accessibile alle persone con disabilità. Un dato che evidenzia una profonda spaccatura culturale e strutturale, dove la mancanza di incentivi pubblici e di una visione strategica nazionale delega alle organizzazioni no profit il compito di dare concretezza a un diritto sancito dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità.
L’impegno di Aisla: risorse proprie contro l’assenza delle istituzioni. E 10mila persone portate al mare
Quando si parla di vacanze accessibili si ha spesso la percezione che questa sia un’eccezione, un qualcosa che sta al di fuori della parola stessa “vacanza”. Alberto Fontana, delegato del Consiglio Direttivo Nazionale dell’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica – Aisla, evidenzia invece come, in linea con quanto ribadito dalla Convenzione Onu, la vacanza sia parte integrante della vita e l’accessibilità debba essere un diritto consolidato che permette la piena partecipazione alla comunità.

Il problema non è la disabilità. Il problema è un mondo progettato come se le persone con disabilità non esistessero. Parte da qui l’inchiesta di VITA magazine di giugno, un numero che scardina il principio dell’inclusione alla ricerca di una convivenza possibile.
DISABILITÀ, L’INCLUSIONE NON BASTA
Sulla scorta di questa consapevolezza, Aisla è stata tra le prime realtà in Italia a finanziare in maniera strutturale l’accessibilità balneare per persone con Sla o disabilità motorie gravi.
Con un investimento di oltre 348 mila euro destinato alla realizzazione e al consolidamento di spiagge attrezzate, l’associazione ha permesso a più di 10mila persone di accedere al mare e fare il bagno in totale sicurezza. Alberto Fontana sottolinea come il fatto che un’associazione debba investire proprie risorse per garantire questo diritto evidenzi l’assenza del settore pubblico. Sebbene diversi stabilimenti privati si siano adeguati nelle dotazioni, mancano infatti incentivi strutturali da parte delle Regioni per l’accessibilità delle spiagge pubbliche e per un turismo davvero integrato.
Le esperienze sostenute dall’associazione dimostrano anche il valore economico del turismo accessibile. Dal progetto pionieristico “Io Posso” – nato in Puglia nel 2015, da un’idea di Gaetano Fuso e sua moglie Giorgia Rollo per garantire l’accesso al mare a persone con disabilità gravissime e in ventilazione assistita – fino alla “Spiaggia dei Valori” di Debora Donati a Punta Marina, in Emilia Romagna o allo “Scalino” di Savona, queste realtà dimostrano che chi accede alla spiaggia diventa un turista a tutti gli effetti. Le famiglie affittano case e vivono il territorio, alimentando l’economia locale e trasformando l’accessibilità in una risorsa per l’intera comunità.
Per l’estate 2026, Aisla ha affiancato alla rete delle spiagge due nuovi interventi ad alto impatto sociale. A Savona è stata inaugurata la “Casa di Silvia”, una struttura vacanze totalmente accessibile e dotata di ausili dedicati, messa a disposizione gratuitamente dalla famiglia in ricordo di Silvia, donna colpita da Sla che amava trascorrere le vacanze in Riviera. La casa accoglie ogni settimana una famiglia diversa, restituendo la gioia di una vacanza vicino al mare. A Piombino è nato invece il progetto “Estate Insieme”, un soggiorno estivo pensato per i figli dei genitori affetti da Sla, ideato per offrire ai ragazzi un’esperienza di normalità e spensieratezza, affrancandoli per un periodo dal peso gestionale quotidiano della malattia in famiglia.


L’odissea di Anffas Martinsicuro: 15 anni di battaglie per uno stabilimento ad alta accessibilità
L’esperienza sul campo dimostra che persino quando le associazioni riescono ad aggiudicarsi bandi pubblici, la burocrazia e le lungaggini amministrative rischiano di soffocare i progetti.
Danila Corsi, presidente di Anffas Martinsicuro (Teramo), racconta l’incredibile vicenda della loro struttura balneare. Nel 1999 l’associazione partecipa a un bando del ministero degli Affari Sociali presentando un progetto pilota per uno stabilimento accessibile e vincendolo ufficialmente nel 2000. Tuttavia, tra ritardi nella demanializzazione regionale, varianti comunali che cancellavano la concessione e la necessità di ricorrere in sede legale, lo stabilimento è stato inaugurato soltanto il 19 agosto 2015, ben 15 anni dopo la vittoria del bando.
Anffas Martinsicuro ha dovuto promuovere mobilitazioni nazionali e fare ricorso al Consiglio di Stato, che nel 2011 ha finalmente dato ragione all’associazione restituendole il diritto di concessione. I fondi ministeriali, rimasti bloccati per anni presso la Regione, al momento dello sblocco nel 2014 risultavano ormai insufficienti per coprire i costi maturati nel tempo. L’associazione ha così dovuto accendere due mutui pur di portare a compimento la struttura senza snaturare l’idea progettuale originaria.
Oggi lo chalet di Martinsicuro, costruito in legno su palafitte in acciaio e malta speciale senza cemento per tutelare l’ambiente dunale, rappresenta un’eccellenza ad altissima accessibilità. La struttura è priva di qualsiasi barriera architettonica e presenta passerelle ampie fino a 5 metri dalla battigia, ampie piazzole d’ombra per carrozzine e 12 sedie anfibie in alluminio di varie tipologie per accompagnare gli ospiti in acqua. L’impianto include tre bagni e docce accessibili collegati direttamente alla fognatura pubblica, un bancone bar ribassato ad altezza carrozzina e l’assunzione diretta di ragazzi con disabilità nel servizio di sala e cucina.
Un impegno sociale ed ecologico riconosciuto anche a livello nazionale con la vittoria dell’Italia Travel Award nel 2018 e del Premio Ecoturismo Legambiente nel 2020.


Aism e il paradigma dell’universal design per superare la “finta” accessibilità
Parlare di accessibilità delle spiagge e di turismo accessibili, dice Marco Pizzio, responsabile del dipartimento Turismo Accessibile dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla – Aism, significa scontrarsi ancora con un grave limite culturale e metodologico. Troppo spesso si millanta l’accessibilità limitandosi all’installazione di una passerella sulla sabbia o alla presenza di una sedia da mare, ignorando la continuità della catena dei servizi. Ma la spiaggia non è un elemento isolato: non ha senso posizionare una rampa se poi mancano i parcheggi riservati nelle vicinanze, se i trasporti pubblici non sono collegati, se i servizi igienici risultano inaccessibili o se i punti ristoro presentano barriere.
Secondo Pizzio, una reale accessibilità richiede prima di tutto informazioni trasparenti e veritiere reperibili sui siti web prima del viaggio, fondamentali per permettere alle persone e alle famiglie di pianificare lo spostamento in autonomia e sicurezza. Occorre poi prestare attenzione a dettagli cruciali come la presenza di camminamenti ombreggiati, indispensabili per le persone con sclerosi multipla o patologie simili che soffrono il calore. Accanto alle attrezzature specifiche per il bagno in mare, la formazione dello staff rappresenta il pilastro centrale: il personale dello stabilimento deve essere preparato sia nell’assistenza tecnica con i diversi ausili, sia nell’accoglienza relazionale ed emotiva degli ospiti.
In questo contesto si inserisce il lavoro svolto da Aism in Liguria, dove è stato sviluppato un modello collaborativo che vede uniti la Regione, l’Inail, i volontari associativi e le forze dell’ordine in congedo per mappare capillarmente il territorio e monitorare costantemente lo stato reale delle spiagge.


La sfida politica: da isola felice a piano strategico nazionale
Applicare i principi dell’universal design, ovvero della progettazione universale, significa comprendere che un’offerta balneare accessibile non risponde a un turismo di nicchia, ma eleva la qualità del servizio per la totalità degli utenti, inclusi anziani, genitori con bambini in passeggino o persone con infortuni temporanei. Progettare l’accessibilità fin dalla fase iniziale di realizzazione o ristrutturazione di uno stabilimento comporta peraltro costi pressoché identici rispetto alla realizzazione di una struttura inaccessibile.
Ciò che manca oggi in Italia è un Piano Strategico Nazionale e Regionale del Turismo Accessibile capace di superare la logica dell’iniziativa isolata o della sensibilità del singolo amministratore locale.
Occorre trasformare la fruibilità delle spiagge in un requisito strutturale e vincolante all’interno dei bandi di concessione demaniale e dei piani di promozione del territorio. Fino a quando le istituzioni non colmeranno questo vuoto, il Terzo settore continuerà a presidiare il litorale italiano per rivendicare che il mare deve tornare a essere un bene di tutti, privo di barriere fisiche e culturali.
foto inviate dagli intervistati
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Davyd Andriyesh
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