Per i cittadini italiani che si recano in Giappone per turismo, non serve un visto se la permanenza non supera i 90 giorni. È sufficiente possedere un passaporto valido che copra l’intero periodo del soggiorno e prima della partenza è consigliato registrarsi sulla piattaforma Visit Japan Web, per accelerare i controlli alla dogana.
Chi ha bisogno di un visto per il Giappone nel 2026 per motivi di studio, lavoro o per un soggiorno di oltre 90 giorni, deve sapere che da luglio di quest’anno il costo è stato rivisto al rialzo, salendo a 15.000 yen per un singolo ingresso. La richiesta può essere presentata attraverso il servizio digitale Japan eVISA, per i cittadini stranieri, oppure rivolgendosi all’Ambasciata o al Consolato giapponese di riferimento.
Cosa serve per entrare in Giappone nel 2026?
Il Giappone continua a essere una meta alquanto allettante, anche per i viaggiatori italiani, e l’ingresso nel Paese resta relativamente semplice nel 2026, almeno per il turismo. C’è da dire che negli ultimi mesi sono arrivate alcune novità che riguardano il visto per entrare in Giappone e la digitalizzazione delle procedure di frontiera, cui si è aggiunto l’annuncio di cambiamenti destinati a entrare in vigore entro il 2028.
Per l’ingresso in Giappone nel 2026, ai cittadini italiani non è richiesto alcun visto per soggiorni legati al turismo fino a 90 giorni. È sufficiente essere in possesso di un passaporto per il quale, pur non essere richiesta una validità residua minima, serve che sia valido per tutta la durata della permanenza. Quello italiano rientra, infatti, tra i passaporti che consentono di visitare più Paesi senza visto.
Prima della partenza è fortemente consigliato registrarsi sulla piattaforma Visit Japan Web, il portale ufficiale del governo giapponese, che consente di compilare online i dati relativi all’immigrazione e alla dichiarazione doganale. Al termine della registrazione vengono generati dei QR Code da mostrare all’arrivo in aeroporto, velocizzando così i controlli. L’utilizzo del servizio rimane facoltativo, poiché è ancora possibile compilare i moduli cartacei direttamente durante il viaggio o all’aeroporto.
Chi deve chiedere il visto per entrare in Giappone
Il visto per entrare in Giappone, invece, deve essere richiesto da chi si reca nel paese nipponico per motivi di studio, lavoro e turismo per un periodo prolungato, superiore a 90 giorni. È richiesto il visto per il Giappone per gli stranieri residenti in Italia, dal momento che l’obbligo è legato alla nazionalità del richiedente e non alla sua residenza.
In generale, il visto per il Giappone per gli stranieri varia in base al motivo del soggiorno: è necessario per chi proviene da un Paese che non beneficia dell’esenzione per soggiorni di breve durata, quando la permanenza supera generalmente i 90 giorni e quando il viaggio è finalizzato a lavorare, studiare, svolgere attività retribuite o trasferirsi in Giappone.
Cosa cambia dal 2026 per andare in Giappone?
Le regole di ingresso in Giappone non hanno subito cambiamenti di rilievo, ma dal 2026 sono state introdotte alcune novità che vanno a incidere direttamente su alcuni costi del viaggio. Ci sono voci di spesa che colpiscono tutti indistintamente, mentre altri variano in base alla tipologia dell’alloggio scelto. Ecco cosa cambia:
- tassa di partenza: la cosiddetta “Departure Tax”, addebitata a chi lascia il Paese in aereo o in nave, dall’1 luglio 2026 è triplicata, passando da 1.000 a 3.000 yen, pari a poco più di 18 euro. Nella maggior parte dei casi è già inclusa nel prezzo del biglietto aereo, quindi il viaggiatore non deve effettuare alcun pagamento separato;
- nuovo sistema tax free: dall’1 novembre 2026, gli acquisti esentasse non prevederanno più lo sconto immediato alla cassa. I turisti pagheranno il prezzo comprensivo dell’imposta e richiederanno il rimborso in aeroporto prima della partenza, conservando scontrini e passaporto;
- tassa di soggiorno: dall’1 marzo 2026 Kyoto ha aumentato la tassa di soggiorno da 1.000 a 10.000 yen a notte per gli hotel di lusso. A partire dall’1 aprile 2026 nuove tasse di soggiorno sono state introdotte anche in altre prefetture, come ad esempio quella di Hokkaido.
Quanto costa il visto per il Giappone nel 2026?
Il visto per il Giappone nel 2026 è stato oggetto di novità molto rilevanti, subendo un rincaro decisamente pesante nell’ordine del 400%. A partire dal 1° luglio 2026, il visto a ingresso singolo, che serve a chi entra una sola volta nel Paese, balza da 3.000 a 15.000 yen, pari a poco più di 80 euro al cambio attuale.
Il visto a ingresso multiplo, invece, che permette di soggiornare per un periodo tra 15 e 30 giorni ogni volta, è passato da 6.000 a 30.000 yen, corrispondenti a circa 160 euro. Il visto a ingressi multipli si può avere per motivi di lavoro, studio, ricongiungimento familiare, affari e altre motivazioni specifiche e in alcuni casi può consentire l’entrata nel Paese per un periodo di validità che arriva fino a 5 anni.
Quali sono le regole per viaggiare in Giappone nel 2026?
Nel 2026 il Giappone mantiene regole di ingresso piuttosto semplici, ma è fondamentale rispettare alcuni requisiti. In primis si deve verificare che il passaporto sia valido per l’intero soggiorno e conservare i documenti relativi al viaggio, come il biglietto di ritorno e la prenotazione dell’alloggio, che potrebbero essere richiesti durante i controlli di frontiera.
Particolare attenzione deve essere riservata anche all’introduzione di medicinali, visto che alcuni comunemente utilizzati in Europa possono essere soggetti a restrizioni in Giappone e, in certi casi, è necessario ottenere autorizzazioni preventive o predisporre una specifica documentazione sanitaria.
Da segnalare, infine, un’importante novità che entrerà in vigore entro l’anno fiscale 2028, ossia l’introduzione del JESTA, acronimo di “Japan Electronic System for Travel Authorization”. Si tratta di un’autorizzazione elettronica di viaggio simile all’ESTA statunitense o all’ETA britannico. Non sarà un visto, ma una richiesta online da ottenere prima della partenza per i cittadini dei Paesi esenti dal visto, compresa l’Italia.
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Davide Pantaleo
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