Le norme della Legge di Bilancio 2026 cambiano i controlli sui pagamenti della Pubblica Amministrazione a professionisti e artisti morosi.
Il rapporto tra lo Stato e chi lavora per esso sta per cambiare in modo profondo. A partire dalla metà del prossimo anno, una stretta normativa modificherà il flusso di denaro dai forzieri pubblici verso le tasche di chi esercita un’attività autonoma. Ci si chiede spesso quando la pubblica amministrazione non paga il professionista con debiti fiscali. La risposta non è più scontata come un tempo. La nuova disciplina non si limita a osservare i grandi debitori, ma scende nel dettaglio di ogni singola pendenza, anche di piccola entità. Si tratta di un meccanismo che punta a trasformare ogni ufficio pubblico in un piccolo esattore. In questo scenario, il professionista deve conoscere bene i confini di una riforma che elimina vecchi paracadute numerici. Il legislatore ha deciso di separare i destini di chi offre servizi professionali da quelli degli altri fornitori ordinari, creando una corsia di controllo molto più stretta e senza sconti sulle cifre in gioco. Il sistema diventa automatico e non lascia spazio a interpretazioni favorevoli al creditore.
Cosa prevede la regola generale sui pagamenti della PA?
Il sistema di controllo sui pagamenti pubblici non è una novità assoluta, ma poggia su basi normative che risalgono a oltre vent’anni fa. La norma di riferimento stabilisce che le amministrazioni pubbliche e le società a prevalente partecipazione pubblica hanno un obbligo preciso prima di saldare i propri debiti (art. 48-bis dpr 602/1973). Quando un ente deve versare una somma che supera i 5.000 euro, deve prima interrogare le banche dati della riscossione. Questo controllo serve a verificare se il beneficiario del pagamento risulta inadempiente rispetto a una o più cartelle di pagamento. Se emerge un debito che raggiunge o supera la soglia di 5.000 euro, l’ente pubblico non può procedere al versamento. Invece di dare i soldi al creditore, deve segnalare la situazione all’agente della riscossione competente per territorio. Questo blocco temporaneo permette al riscossore di attivare le procedure per recuperare il denaro che il cittadino deve allo Stato. Si tratta di un filtro che garantisce la priorità dei crediti erariali rispetto ai crediti commerciali o professionali. Questo limite dei 5.000 euro ha rappresentato per anni una soglia di sicurezza per molti operatori economici, che potevano contare sulla ricezione di somme inferiori senza timore di controlli fiscali immediati da parte del committente pubblico. Le amministrazioni coinvolte in questo processo sono tutte quelle indicate nei testi unici sul pubblico impiego (art. 1 comma 2 dlgs 165/2001).
Quali sono i limiti per gli stipendi e i salari?
Prima di analizzare la stretta sui professionisti, è utile osservare come il legislatore ha già iniziato a ridurre le soglie di tolleranza per altre categorie. La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto una specifica disciplina per le somme che derivano da un rapporto di lavoro dipendente o di impiego. In questo caso, la soglia per far scattare il controllo è più bassa rispetto alla regola generale. La procedura di verifica si attiva infatti per pagamenti che superano i 2.500 euro (comma 1-bis art. 48-bis dpr 602/1973). Tuttavia, il blocco del pagamento avviene solo se il lavoratore ha un debito complessivo verso l’erario di almeno 5.000 euro. Questa norma riguarda:
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gli stipendi e i salari mensili o arretrati;
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le indennità relative al rapporto di lavoro;
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le somme dovute alla fine del rapporto di lavoro a causa di un licenziamento.
Si nota quindi una tendenza a voler monitorare flussi di denaro sempre più piccoli, anche se per i lavoratori dipendenti resta ancora una protezione legata all’ammontare totale del debito fiscale. L’obiettivo è bilanciare l’esigenza di riscossione con la tutela di redditi che hanno una natura prevalentemente alimentare. Questo sistema differenziato prepara il terreno per la riforma ancora più severa che tocca chi esercita arti e professioni.
Come cambia la verifica per i professionisti dal 15 giugno 2026?
La vera rivoluzione scatta con l’estate del 2026. La Legge di Bilancio 2026 ha inserito una norma che elimina ogni franchigia per i pagamenti diretti ai professionisti (comma 1-ter art. 48-bis dpr 602/1973). Dal 15 giugno 2026, la Pubblica Amministrazione applicherà il filtro anche per importi inferiori ai 5.000 euro. Non esiste più un limite minimo sotto il quale il pagamento è considerato “sicuro” da verifiche. Se un professionista ha un debito scaduto verso l’Agenzia delle Entrate Riscossione, anche solo di poche decine di euro, l’ente pubblico interverrà. La norma si riferisce a tutte le somme dovute a chi svolge attività artistica o professionale (art. 54 tuir). Questo significa che il controllo copre:
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le parcelle per consulenze tecniche o legali;
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i compensi per prestazioni artistiche;
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ogni altro valore che il professionista riceve in relazione alla sua attività.
La data di decorrenza è fondamentale perché la norma si applica probabilmente anche alle prestazioni rese prima di giugno 2026, se il pagamento avviene dopo tale scadenza. Il professionista si trova quindi in una posizione di maggiore esposizione rispetto a qualsiasi altro fornitore della PA. La deroga alle norme ordinarie (dm 40/2008) è totale e non lascia margini di manovra agli uffici contabili degli enti pubblici.
Come avviene il pagamento diretto all’agente della riscossione?
Il meccanismo di recupero del credito diventa estremamente rapido e semplificato per lo Stato. Nelle procedure ordinarie, l’ente pubblico segnala il debito e attende che il riscossore notifichi un atto di pignoramento presso terzi (art. 72-bis dpr 602/1973). Per i professionisti, la nuova regola scavalca questo passaggio burocratico. Si prevede esplicitamente che l’ente pubblico esegua il versamento direttamente all’agente della riscossione. L’amministrazione deve coprire il debito fiscale del professionista fino alla concorrenza della cifra risultante dalla verifica telematica. Solo la parte di denaro che eventualmente avanza dopo aver soddisfatto il fisco può essere versata al beneficiario originale. Immaginiamo un architetto che deve ricevere 3.000 euro da un Comune ma ha una vecchia cartella non pagata di 400 euro. Il Comune verserà 400 euro direttamente all’esattore e i restanti 2.600 euro all’architetto. Questo automatismo trasforma la PA in un sostituto che salda i debiti altrui in modo forzoso. Non è più necessario attendere un ordine formale di pignoramento: il debito fiscale accertato diventa immediatamente un titolo sufficiente per dirottare il denaro pubblico.
Cosa succede ai compensi per il patrocinio a spese dello Stato?
La stretta normativa non risparmia i settori legati alla giustizia. Le nuove regole si applicano anche ai compensi dovuti ai legali che assistono cittadini ammessi al patrocinio a spese dello Stato. Spesso questi pagamenti arrivano dopo molto tempo e riguardano attività svolte in favore di soggetti meno abbienti. Tuttavia, per il fisco la natura del servizio non conta. Se l’avvocato che ha prestato la propria opera risulta iscritto a ruolo per debiti fiscali, la somma liquidata dal tribunale non finirà sul suo conto corrente. Anche in questo caso, l’amministrazione della giustizia dovrà operare come filtro e trattenere quanto dovuto all’esattore. Questo aspetto è particolarmente discusso perché tocca un ambito dove il professionista svolge una funzione di pubblica utilità. Eppure, la lettera della legge non prevede eccezioni per i crediti che derivano da prestazioni di assistenza legale gratuita per il cliente ma pagata dall’erario. Il legale deve quindi assicurarsi della propria regolarità fiscale prima di attendere il saldo delle fatture emesse verso i ministeri o gli uffici giudiziari.
Come può un professionista tutelarsi da questi blocchi?
Per evitare sorprese al momento dell’incasso, il professionista deve agire d’anticipo. Poiché la soglia dei 5.000 euro non esiste più, anche una piccola pendenza dimenticata può bloccare o decurtare il compenso atteso. È necessario monitorare costantemente la propria posizione sul portale dell’Agenzia delle Entrate Riscossione per verificare la presenza di cartelle di pagamento notificate e non saldate. Se esistono debiti, l’unico modo per sbloccare il pagamento integrale dalla PA è regolarizzare la posizione prima che l’ente pubblico avvii la verifica telematica. Questo può avvenire attraverso il pagamento totale o richiedendo una rateizzazione dei debiti. Una volta che il piano di rientro è approvato e le rate sono pagate regolarmente, il professionista non viene più considerato inadempiente ai fini della norma. Bisogna però fare attenzione ai tempi: la verifica della PA è istantanea e, se trova un debito nel sistema, la procedura di dirottamento dei fondi verso il riscossore parte in automatico. La prevenzione diventa quindi l’unica strategia valida per gestire i flussi di cassa in modo sereno quando il cliente è un ente pubblico o una società partecipata.
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Angelo Greco
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