Calabria. Incendi SpA: fondi europei, “regole” e luoghi: il catasto del disastro



di Saverio Di Giorno

La Calabria brucia, ma non brucia tutta e soprattutto non brucia a caso. Ci sono alcuni comuni, alcune aree che sono interessate più di altre dal problema incendi. Anzi «sistema» incendi. Eppure nonostante questa ricorrenza ogni anno sembra una nuova scoperta e ogni anno si arriva all’emergenza. C’è un preciso meccanismo che serve a gonfiare interessi e che permette il ripetersi. Sono almeno tre i punti fondamentali: il catasto, i fondi europei e il busness del monitoraggio e controllo. Questi tre canali movimentano alcuni centinaia di milioni in finanziamenti e appalti, che si possono seguire. Non tutti i comuni sono uguali: e i comuni più finanziati, sono anche i più interessati e i meno attenti. Ma andiamo con ordine canale per canale.

Ci sono una combinazione di caratteristiche che rendono alcuni comuni «ideali». Se si confrontano le mappe tra il 2017 e il 2026 si nota che gli incendi sono localizzati in aree molto simili. Significa che in 10 anni i comuni interessati sono quasi sempre gli stessi. Si può prevedere dove avverrà con una certa sicurezza eppure ogni anno la Calabria è impreparata. Innanzitutto ci sono una serie di caratteristiche che rendono alcune aree ideali: a presenza sul proprio territorio di aree lasciate incolte, terreni usati come discariche o pascoli. Poi la loro posizione, la vicinanza alle arterie autostradali che fungono sia da canalidi aerazione che da vie di collegamento. Le aree sono principalmente tre: l’Alto Tirreno fino alle zone più centrali a ridosso di Castrovillari e del Pollino, il crotonese e il vibonese. A questo si è aggiunto talvolta la punta estrema del reggino (Nel video i dettagli satellitari https://youtu.be/DsNFOa_s_Dk )

I comuni più interessati (da decenni!)

Tanto per mettere giù due numeri stando ai dati ufficiali, subito dopo Reggio Calabria che ha un numero enormi di incendi (196) Tortora, Crotone, Paola e Cutro hanno tutti più di 50 incendi negli ultimi 10 anni consecutivi (cinque incendi all’anno almeno). E poi a scendere troviamo comuni come Motta, Cetraro, Aieta, Sangineto, Acri, Frascineto. Significa che negli ultimi dieci anni ogni anno almeno cinque incendi sono scoppiati in questi comuni. Cosa hanno di speciale questi comuni? Se guardiamo invece il numero di ettari (incendi particolarmente gravi) allora troviamo Santa Domenica, San Lorenzo e poi Cutro o Longobucco.


Il catasto incendi

In alcuni di questi comuni si trovano discariche, in altri ne sono state segnalate di abusivi. In alcune vi sono insediamenti industriali o da pascolo. Quello che hanno di particolare e in comune può essere complesso. Quello che è invece è certo, è cosa non hanno: il catasto incendi aggiornato.

Dopo un incendio l’area cambia il suo valore, può capitare che diventi edificabile. Intorno a questo ovviamente ci sono speculazioni edilizie, ci sono compravendite, ci sono diritti di proprietà. Per evitare questo è stata istituita una legge: un’area che è stata incendiata, non può cambiare destinazione d’uso nei prossimi 15 anni. Tuttavia è necessario che, perché questa norma possa essere applicata, i comuni aggiornino il catasto incendi, cioè che segnalino che quell’area ha preso fuoco, altrimenti non c’è traccia e si può svicolare la legge. Secondo le carte della stessa regione sono solo 67 i comuni che ce l’hanno o lo aggiornano. Abbiamo controllato tra quelli più interessati di cui sopra e nessuno ce l’ha aggiornato tranne Roccella Jonica e Caulonia e Castrovillari. E qui sorge la prima domanda: perchè nemmeno i comuni più martoriati sono attenti da questo punto di vista? Perchè il giochino è chiaro: se non si segnala l’areae non c’è traccia e si lascia la porta spalancata a speculazioni e ritorni.

I milioni europei

C’è poi un settore di interessi ancora poco esplorato. Ma molto ricco. Che è quello dei fondi europei di imboschimento e reimboschimento. Come vengono distribuiti in Italia? una grande parte va a grandi operatori. Poi ci sono tutta un’altra parte di di questi fondi di cui usufruiscono direttamente i comuni o associazioni private o imprenditori. Il piano forestazione 2025 complessivamente ammonta a 191 milioni. Di questi €145 mln sono attribuiti alla riga Calabria Verde forestazione/ex consorzio. Comprende manodopera, prevenzione AIB, manutenzione e altre attività (non è tutto rimboschimento post-incendio). Se invece andiamo più indietro negli anni agli importi veri e propri finanziati troviamo che di 47 milioni finanziati al 2022 (divisi tra prevenzione, ripristino e imboschimento) una buona fetta va ai comuni (Nel video i numeri nel dettaglio https://youtu.be/DsNFOa_s_Dk )

Ovviamente non tutti i comuni hanno ricevuto gli stessi fondi. Chi è più danneggiato ne ha ricevuto di più: comuni come Morano o Longbucco hanno ricevuto poco meno di un milione di euro. Poi troviamo Aieta o Verbcaro poco sotto i 500mila euro. L’ente parzo nazionale del Pollino ne ha ricevuti 400mila.

La domanda è come sono stati utilizzati questi fondi? É legittimo chiederselo dal momento che è espressamente scritto nei bandi che la destinazione era per la prevenzione. In che modo sono prevenuti se quegli stessi comuni per un decennio sono stati interessati da incendi. E ancora: Calabria Verde come utilizzerà quei 145milioni di euro?

Il business monitoraggio e controllo

ALtri centinaia di migliai di euro vanno invece alla macchina amministrativa del monitoraggio e controllo. Con un grosso interrogativo: la trasparenza. La regione negli ultimi anni ha autorizzato acquisti (e poi spese di sostentamento) di mezzi e attrezzature che si fa fatica a vedere giustificate soprattutto in relazione ai propri uomini. E comunque di queste automobili e mezzi poi non si vedono in giro.   Tutto questo insieme di distribuzione, di appalti, di assegnazioni è stato esaminato a fondo da Iacchite (qui tutti i dettagli delle imprese e degli acquisti https://www.iacchite.blog/calabria-incendi-e-droni-le-spese-potenziate-del-sistema-mangiardi-la-deriva-di-tolleranza-zero-e-lignobile-giro-di-soldi-e-di-auto/ ). I milioni di cui sopra molto spesso finiscono molto di più a pagare questi acquisti (a quali aziende?) e tutto un insieme di grand e leviatano amministrativo che ingoia denaro, che non a fare interventi sui territori.

Su questo insieme di mancanze e vuoti ora legali ora di mezzi ad ogni ordine, dalle singole imprese che bruciano ai comuni poco attenti (se vogliamo essere gentili) o complici fino alla regione e i mega appalti, ad ogni gradino c’è qualcuno che può spremere la mammella degli sistema incendi. E nonsotante i luoghi si ripetano simili e perenni da decenni, tutti fanno finta di scoprirlo per la prima volta. Perchè è cosa risaputa sin da Machiavelli: l’emergenza paga e toglie controlli.

 

 


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