L’opera di arte pubblica di Rossella Biscotti per Parabita


A Parabita, l’arte contemporanea non arriva come un evento temporaneo ma entra nel tessuto della città attraverso opere pensate per restare. È questa la peculiarità del progetto avviato dalla cittadina salentina: una politica culturale che si misura sulla capacità di costruire una relazione durevole fra opere, luoghi e comunità. Con l’acquisizione di piccoli spazi privati e con una costante attività di manutenzione, l’amministrazione, guidata dal sindaco Stefano Prete, sta sperimentando un’idea di opera pubblica di cui i cittadini diventano custodi e proprietari. In continuità con Votiva che, nel 2024, ha impegnato le edicole votive dismesse del centro storico, trasformandole in un percorso d’arte contemporanea (con i contributi di Francesco Arena, Chiara Camoni, Ludovica Carbotta, Claire Fontaine, Gianni Dessì, ektor garcia, Helena Hladilová, Felice Levini, Claudia Losi, K.R.M. Mooney, Liliana Moro, Adrian Paci, Mimmo Paladino, Luigi Presicce, Michelangelo Pistoletto e Namsal Siedlecki), Parabita rilancia, con Ipogea, il progetto curato da Carmelo Cipriani con la direzione artistica di Giovanni Lamorgese.

Rossella Biscotti, L’uomo che cammina all’indietro. Foto di Carlo Romano, Parabita, Salento

Il progetto Ipogea a Parabita

Se il primo intervento agiva sulla superficie urbana, il nuovo capitolo guarda al sottosuolo, a quei frantoi ipogei dove per anni si è espressa l’economia legata alla produzione dell’olio lampante. Dopo La Grotta di Francesco Arena, realizzata nel 2025, il secondo intervento, Ipogea#2, è invece in carico a Rossella Biscotti (Molfetta, 1978) con l’opera permanente L’uomo che cammina all’indietro. La scelta di Biscotti appare particolarmente coerente con la natura di Ipogea. Per molti anni l’artista ha costruito il proprio lavoro a partire da archivi, documenti e materiali provenienti da contesti istituzionali, interrogando ciò che la storia conserva e, soprattutto, ciò che lascia ai margini. Il suo interesse non è mai stato rivolto alla ricostruzione del passato, quanto ai meccanismi attraverso cui esso continua a produrre effetti nel presente. Negli ultimi anni questa ricerca ha progressivamente cambiato direzione. L’archivio non coincide più soltanto con i documenti pubblici nei quali si riflettono scelte, rimozioni e gerarchie dello sguardo. Si estende alla memoria familiare, alle esperienze vissute, ai saperi tramandati, dove ricordi individuali e vicende collettive si intrecciano senza soluzione di continuità. È proprio questa capacità di tenere insieme biografia e storia a rendere particolarmente significativo l’intervento realizzato a Parabita, concentrato su oggetti, gesti e saperi tecnici che accompagnano lo sviluppo sociale.

L’intervento di Rossella Biscotti per Parabita

Fulcro dell’intervento è una macina in pietra recuperata da un antico frantoio ipogeo locale e collocata all’inizio del percorso di Votiva. Un elemento della cultura materiale che genera una serie di interrogativi: che cosa definiamo oggi tecnologia? E cosa accade quando saperi tecnici appartenenti a epoche diverse tornano a confrontarsi? A introdurre queste domande è anche la scritta incisa sulla pietra e ripetuta due volte: L’uomo che cammina all’indietro, composta da lettere in ottone disposte secondo un andamento spiraliforme. Per leggerla il visitatore è costretto a seguire un movimento circolare antiorario, in controtendenza rispetto alla direzione avanzante della macina. Il titolo rimanda al bisnonno dell’artista, funaio per i cordami delle navi mercantili a Molfetta, ma recupera anche l’espressione con cui, nel lessico locale, venivano indicati i funai stessi, uomini che, durante la fabbricazione delle corde, avanzavano all’indietro per tendere e intrecciare le fibre. Un’intera professione finiva così per essere definita dall’azione che la caratterizzava.

Cosa c’è di performativo nell’opera di Rossella Biscotti

È da questo innesto che nasce il dialogo tra due tecnologie. Da una parte la macina, basata sulla rotazione e sulla trasformazione della materia; dall’altra la fune, risultato di una tecnica manuale fatta di misura, coordinazione e controllo del movimento. Attraverso la memoria del bisnonno, Biscotti trasforma una vicenda familiare in uno strumento per interrogare la storia delle tecnologie, mostrando come anche i saperi artigianali siano il risultato di processi complessi di invenzione, precisione e trasmissione. L’opera incrina così un’idea di progresso inteso come sostituzione continua, dove ogni innovazione cancella inevitabilmente quella precedente. Qui il tempo si addensa anziché scorrere in linea retta: il passato non viene recuperato come memoria da conservare, ma come una forma di conoscenza capace ancora di mettere in discussione il presente. Anche la scelta del carattere tipografico partecipa a questa riflessione. Le lettere adottano Arial, tra i primi font progettati, nel 1982, per la scrittura digitale. Applicato sulla pietra, questo linguaggio nato nel nostro tempo, assume anch’esso per contiguità il carattere di reperto, suggerendo che la cultura digitale e quella materiale appartengano ormai ad una foucaultiana archeologia del sapere.

Marilena Di Tursi

Parabita//opera permanente
Rossella Biscotti. L’uomo che cammina all’indietro
Via Bartolo Ravenna
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