La proposta della Commissione europea per il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 prefigura un radicale e pericoloso smantellamento nell’architettura dei fondi strutturali, minacciando direttamente la tenuta dei servizi sociali e dei progetti di inclusione in tutta Europa.
La riforma, presentata a luglio 2025, punta a cancellare l’autonomia del Fondo Sociale Europeo Plus (Fse+), accorpandolo con i fondi per l’agricoltura e lo sviluppo regionale all’interno dei Piani Nazionali e Regionali di Partenariato (Pnrp), che verrebbero gestiti in modo centralizzato dai governi nazionali. A livello regolamentare, così, il Fse+ cesserebbe di esistere come strumento finanziario indipendente, sostituito da un generico vincolo orizzontale di spesa sociale, pari ad almeno il 14% della spesa ammissibile degli Stati membri.
Il dibattito a Bruxelles: flessibilità di bilancio contro garanzie strutturali
Durante la tavola rotonda istituzionale che si è svolta l’11 giugno 2026 presso il Parlamento europeo, coordinata da Alfonso Lara Montero, ceo dell’European Social Network, amministratori regionali, locali e direttori dei servizi sociali europei hanno espresso una ferma opposizione a questa svolta centralizzatrice. Sebbene la Commissione europea difenda la riforma in nome di una presunta semplificazione amministrativa e di una maggiore flessibilità, la stessa direttrice per i Fondi della Dg Employment, Social Affairs and inclusion, Ruth Paserman, ha ammesso pubblicamente durante l’evento che la nuova struttura comporterà «in termini reali, meno fondi di quanti ce ne siano ora».
La direttrice per i Fondi della Dg Employment, Social Affairs and inclusion, Ruth Paserman, ha ammesso pubblicamente che la nuova struttura comporterà «in termini reali, meno fondi di quanti ce ne siano ora»
La flessibilità nella gestione del bilancio rappresenta senza dubbio un fattore importante, soprattutto in un’epoca di marcata instabilità geopolitica, ma una flessibilità priva di garanzie strutturali tende inevitabilmente a favorire i settori dotati di maggiore pressione politica o urgenza contingente nel dibattito pubblico – come la difesa, l’agricoltura o le infrastrutture fisiche – a scapito di quelli che offrono il maggiore ritorno sociale a lungo termine.
Proiezioni finanziarie e invisibilità politica del sociale
I calcoli interni elaborati dagli uffici del Parlamento europeo delineano uno scenario allarmante: la spesa sociale complessiva dell’Ue attraverso i canali strutturali potrebbe scendere dagli attuali 96 miliardi di euro a una forchetta compresa tra i 63 e gli 87 miliardi, a seconda delle scelte di programmazione dei singoli Stati.
La spesa sociale complessiva dell’Ue attraverso i canali strutturali potrebbe scendere dagli attuali 96 miliardi di euro a una forchetta compresa tra i 63 e gli 87 miliardi, a seconda delle scelte di programmazione dei singoli Stati
L’impatto sui bilanci dei singoli Paesi rischia di essere devastante:
- L’Italia subirebbe il taglio più drastico in assoluto: i trasferimenti dedicati al sociale crollerebbero da 14,98 miliardi di euro dell’attuale Fse+ a soli 3,22 miliardi di euro, registrando una riduzione brutale di quasi l’80% dei fondi.
- La Spagna vedrebbe ridursi le proprie risorse di quasi tre quarti, scendendo da 11,43 a 2,94 miliardi di euro.
- Il Portogallo registrerebbe una contrazione da 7,87 a 1,58 miliardi di euro.
- La Romania perderebbe fino a due terzi dei finanziamenti attuali.
- La Germania e la Polonia affronterebbero tagli rispettivamente fino al 68% e per oltre 7 miliardi di euro nello scenario peggiore.
«Queste cifre non sono astrazioni contabili», ha dichiarato Alfonso Lara Montero. «Rappresentano miliardi che attualmente sostengono servizi essenziali per le persone con disabilità, il sostegno all’infanzia e alla famiglia, i programmi di inclusione sociale, l’assistenza a lungo termine e lo sviluppo professionale nel settore dei servizi sociali».
Queste cifre non sono astrazioni contabili. Rappresentano miliardi che attualmente sostengono servizi essenziali per le persone con disabilità, il sostegno all’infanzia e alla famiglia, i programmi di inclusione sociale, l’assistenza a lungo termine e lo sviluppo professionale nel settore dei servizi sociali
Alfonso Lara Montero, ceo dell’European Social Network
I servizi sociali sono particolarmente vulnerabili proprio perché il loro impatto reale è a lungo termine e spesso invisibile all’interno dei cicli politici ordinari. Investire nell’intervento precoce per i bambini, nei percorsi di vita indipendente per le persone con disabilità, nel supporto alla salute mentale o nella prevenzione per gli anziani genera significativi e comprovati benefici economici e sociali sistemici. Tuttavia, questi benefici si manifestano nel corso degli anni e delle generazioni, non in base a cicli elettorali sempre più brevi e frammentati.
Rischi strutturali per la disabilità: la lezione della Brexit
La cancellazione di un fondo dedicato disperde le risorse e ne azzera la prevedibilità. Un esempio lampante delle conseguenze di questo approccio è rintracciabile negli effetti post-Brexit in Irlanda del Nord.
Con la fine dei fondi strutturali europei (come il Fse+ e il Fesr) e l’introduzione del Fondo per la prosperità condivisa, lì le risorse sociali hanno subito un taglio lineare del 33%. Questa drastica riduzione ha generato una gravissima instabilità finanziaria nel Terzo settore locale, costringendo alla chiusura o al ridimensionamento decine di progetti storici dedicati all’inclusione delle persone con disabilità, delle donne e delle minoranze emarginate.
Le proposte: l’interdipendenza tra economia e sociale
A fronte di questa emergenza, la dichiarazione ufficiale presentata a Bruxelles dall’European Social Network – Esn, sostenuta all’unanimità da tutte le autorità locali presenti all’evento, definisce tre punti fermi per i negoziati sul Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034:
- La salvaguardia di un Fse+ autonomo e forte, con una quota minima garantita del 25% interamente vincolata all’inclusione sociale.
- Il ripristino delle condizioni abilitanti tematiche, indispensabili per impedire che le risorse per i servizi alle persone vengano dirottate verso la spesa infrastrutturale.
- La tutela della governance multilivello, garantendo alle regioni, ai comuni e alle organizzazioni del terzo settore un ruolo formale di gestione e co-progettazione, evitando la centralizzazione nazionale dei fondi che, come evidenziato anche da Pilar Sáenz de Ormijana (rappresentante spagnola all’Ecofin), esclude i territori dalla cabina di regia.
Un’Europa competitiva non può essere costruita su fondamenta sociali fragili. La resilienza economica e la resilienza sociale sono dimensioni intrinsecamente inseparabili. L’Unione si trova ad affrontare contemporaneamente l’invecchiamento demografico, la carenza strutturale di personale addetto all’assistenza, l’aumento dei bisogni di salute mentale e la persistenza delle disuguaglianze. Per affrontare con successo queste sfide storiche sono necessari investimenti costanti e prevedibili, non garanzie più deboli. Pertanto, il prossimo bilancio dell’Ue deve preservare uno strumento dedicato e protetto per gli investimenti nei servizi sociali, al fine di garantire un’Europa equa, produttiva e resiliente. Qualsiasi altra alternativa rischierebbe di compromettere il futuro dei servizi sociali e la dignità delle persone con fragilità in tutta Europa per molti anni a venire.
Abc Italia farà un appello a tutti i parlamentari europei per sollecitare un intervento bipartisan ad evitare questa svolta e deponteziare i trasferimenti per l’Italia, con preoccupazione per il potenziamento delle politiche nazionali per il sostegno alle persone con disabilità, dalla rifornma sul Progetto di Vita al sostegno dei caregiver familiari Italiani.
Marco Espa è presidente di Abc Italia – Associazione Bambini Cerebrolesi, membro di European Social Network Bruxelles. In apertura, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, al vertice Italia Africa (foto di Stefano Carofei/Sintesi)
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Sara De Carli
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