Bambini e adolescenti, più rischi in estate: annegamenti, caldo e incidenti con i quad. Le regole per proteggerli


L’estate offre a bambini e adolescenti più occasioni di gioco, movimento e libertà, ma può esporli anche a pericoli spesso sottovalutati. Annegamenti, colpi di calore, disidratazione e incidenti legati all’uso di quad e altri mezzi a motore richiedono una maggiore attenzione da parte degli adulti.

A richiamare l’importanza della prevenzione è Adelia Lucattini, psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association, che invita le famiglie a non confondere la familiarità di un luogo o di un’attività con la sicurezza.

Il rischio aumenta quando si abbassa l’attenzione

Una casa di villeggiatura, un giardino, una piscina gonfiabile, il mare calmo o un breve tragitto su un quad possono essere percepiti come situazioni prive di pericoli. Proprio questa sensazione di tranquillità, però, può ridurre il livello di attenzione.

Molti incidenti avvengono durante attività ordinarie, quando l’adulto ritiene che il bambino sia ormai autonomo o pensa che la sorveglianza sia affidata a qualcun altro.

Un comportamento rischioso ripetuto più volte senza conseguenze tende inoltre a essere considerato innocuo. Il fatto che in passato non sia accaduto nulla, sottolinea Lucattini, non rende sicura una condotta.

Telefono, conversazioni, lavoro a distanza, faccende domestiche e presenza contemporanea di più bambini possono determinare vere e proprie interruzioni nella sorveglianza.

Annegamenti, serve una sorveglianza continua

Vicino all’acqua la sorveglianza deve essere attiva, continua e ravvicinata. Non è sufficiente trovarsi genericamente nelle vicinanze: è necessario guardare realmente il bambino, evitando distrazioni come telefono, lettura o conversazioni.

Con neonati e bambini piccoli l’adulto dovrebbe rimanere a distanza di braccio. Durante feste, giornate in spiaggia o momenti con molte persone è utile stabilire con chiarezza chi sia l’adulto incaricato della sorveglianza, prevedendo eventualmente dei turni.

Piscine e vasche devono inoltre essere rese inaccessibili quando non vengono utilizzate. Anche pochi centimetri d’acqua possono essere pericolosi.

Braccioli, materassini e giochi gonfiabili non devono essere considerati dispositivi salvavita. Possono sgonfiarsi, scivolare o trascinare il bambino lontano dalla riva. Quando necessario, occorre utilizzare dispositivi di galleggiamento omologati e adeguati al peso, ricordando però che non sostituiscono mai la presenza dell’adulto.

Anche frequentare un corso di nuoto non rende un bambino immune dal rischio. Le competenze acquatiche devono essere accompagnate da una costante educazione alla sicurezza.

Colpi di calore: i segnali da non ignorare

Neonati e bambini piccoli sono particolarmente vulnerabili alle alte temperature, soprattutto durante attività fisiche prolungate.

Tra i primi segnali di sofferenza legata al caldo possono comparire irritabilità, stanchezza insolita, sonnolenza, mal di testa, nausea, vertigini, crampi, sete intensa, pelle molto calda e difficoltà a proseguire il gioco.

Nei più piccoli bisogna osservare anche la diminuzione delle urine, i pannolini meno bagnati, la bocca asciutta, l’assenza di lacrime durante il pianto e una minore reattività.

Confusione, disorientamento, difficoltà a camminare, risposte rallentate, perdita di coscienza o convulsioni possono invece indicare un colpo di calore, che rappresenta un’emergenza medica.

In questi casi bisogna interrompere subito l’attività, portare il bambino in un luogo fresco, alleggerirlo dagli indumenti, iniziare a raffreddarlo e chiamare il 112. Non bisogna forzare a bere un bambino confuso, sonnolento o non pienamente cosciente.

La prevenzione passa attraverso pause frequenti, attività ridotte nelle ore più calde e un’idratazione regolare, senza aspettare che sia il bambino a chiedere da bere.

Quad e mezzi a motore, il rischio tra gli adolescenti

Per gli adolescenti uno dei pericoli estivi è rappresentato dall’utilizzo di quad e altri veicoli a motore, soprattutto quando vengono guidati senza requisiti, senza casco o su percorsi non autorizzati.

I ragazzi sono spesso consapevoli del rischio, ma il desiderio di provare emozioni, apparire più grandi, dimostrare coraggio o essere accettati dal gruppo può prevalere sulla valutazione delle conseguenze.

Per questo sono necessarie regole chiare e non negoziabili: niente guida senza i requisiti previsti, niente mezzi non adeguati all’età o alla struttura fisica, niente passeggeri su veicoli non progettati per trasportarli, niente alcol o sostanze e casco sempre ben allacciato.

Le regole devono però essere spiegate e condivise prima che si presenti la situazione concreta, evitando di avviare trattative davanti agli amici.

Coinvolgere gli adolescenti nell’individuazione dei pericoli può aiutarli a comprendere che le misure di sicurezza non limitano l’autonomia, ma la proteggono.

Il ruolo dell’esempio degli adulti

La sicurezza non si insegna soltanto attraverso raccomandazioni e divieti. Il comportamento degli adulti ha un ruolo decisivo.

Chiedere ai figli di utilizzare casco e cintura di sicurezza perde efficacia se i genitori sono i primi a non rispettare le regole. È quindi necessario mantenere comportamenti coerenti e mostrare concretamente che la prudenza non è paura, ma responsabilità.

La protezione deve essere adeguata allo sviluppo del bambino e non soltanto all’età anagrafica. Un bambino impulsivo o particolarmente attratto dalla novità può aver bisogno di una sorveglianza più ravvicinata. Allo stesso modo, un adolescente responsabile in altri ambiti potrebbe non essere ancora pronto a gestire un mezzo potente o una situazione complessa.

Prevenire senza creare ansia

Proteggere i figli non significa controllarli ossessivamente o impedire ogni esperienza. È importante distinguere i rischi utili alla crescita dai pericoli evitabili.

Arrampicarsi in un parco adeguato all’età, esplorare la natura o imparare gradualmente a nuotare possono favorire autonomia e competenze. Guidare senza casco, lasciare un bambino solo vicino a una piscina o all’interno di un’auto parcheggiata sono invece situazioni che non producono alcun beneficio educativo.

Con i bambini più piccoli funzionano regole semplici, chiare e ripetute. Con gli adolescenti è necessario spiegare il rapporto tra comportamenti e conseguenze, ascoltare il loro punto di vista e affrontare apertamente il tema della pressione esercitata dal gruppo.


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