25 luglio 2026 – ore 8:30 – Seguire il ritmo del proprio corpo, allenandosi e nutrendosi in armonia con le diverse fasi del ciclo mestruale: è questo il principio cardine del cycle syncing, trend di benessere femminile tra i più discussi e ricercati degli ultimi anni. Alla base del cycle syncing c’è la volontà di adattare l’alimentazione e lo stile di vita alle esigenze di ogni fase mestruale, favorendo così un miglior equilibrio ormonale e mitigando i sintomi correlati al ciclo. Negli ultimi anni, numerose content creator hanno iniziato a suggerire alle proprie follower “cosa mangiare in ogni fase del ciclo”, proponendo pasti diversi per sostenere energia, umore e benessere da una settimana all’altra. Bisogna tuttavia fare una precisazione: sebbene sia documentato che il ciclo mestruale comporti variazioni ormonali e possa influenzare appetito, energia e metabolismo, non esistono ancora prove solide che seguire un preciso schema alimentare per ogni fase produca benefici specifici per tutte le donne. Per fare chiarezza, abbiamo chiesto alla nutrizionista Elisa Kosuta se il cycle syncing abbia un reale fondamento scientifico e quale sia il modo corretto di interpretare questo trend sempre più diffuso.
Cycle syncing: in cosa consiste?
Secondo l’approccio del cycle syncing, l’alimentazione dovrebbe adattarsi alle diverse fasi del ciclo mestruale, seguendo i cambiamenti ormonali e le diverse esigenze percepite dall’organismo. Durante la fase mestruale, caratterizzata dalla perdita di sangue e da un possibile calo di energia, si suggeriscono alimenti ricchi di ferro e nutrienti come legumi, carne, pesce, uova, verdure a foglia verde e frutta ricca di vitamina C, utile per favorire l’assorbimento del minerale. Nella fase follicolare, quando gli estrogeni iniziano a crescere, il consiglio è privilegiare cibi freschi e nutrienti come verdure, frutta, cereali integrali e proteine magre. Durante la fase ovulatoria, il focus si sposta su alimenti dalle proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, come frutti di bosco, verdure colorate, pesce azzurro, avocado e frutta secca. Infine, nella fase luteale, quando possono aumentare appetito e desiderio di carboidrati, vengono consigliati cibi ricchi di fibre, magnesio e carboidrati complessi, come cereali integrali, patate dolci, semi oleosi, cacao amaro e verdure a foglia verde, limitando invece zuccheri semplici e alimenti ultraprocessati.
Anche l’attività fisica e lo stile di vita dovrebbero seguire il ritmo naturale del corpo femminile: durante la fase mestruale, quando possono prevalere stanchezza e maggiore sensibilità fisica, si suggeriscono attività più leggere come passeggiate, stretching, yoga o esercizi di mobilità. Nella fase follicolare, con l’aumento dell’energia, si possono invece introdurre allenamenti più intensi, come esercizi di forza, corsa o attività ad alta intensità. La fase ovulatoria viene considerata il momento in cui molte persone hanno maggiore resistenza e capacità di performance, favorendo quindi allenamenti più impegnativi. Nella fase luteale, infine, l’approccio consiglia di ridurre gradualmente l’intensità dell’allenamento, privilegiando attività moderate, recupero, sonno regolare e pratiche di gestione dello stress.
Trend o approccio fondato?
La nutrizionista Elisa Kosuta è chiara su questo punto: “Si tratta più che altro di un trend, una moda”, spiega. “Non ci sono delle prove scientifiche robuste a supporto di questi schemi molto rigidi. L’idea che gli ormoni influenzino il corpo ha certamente un fondamento nella realtà, ma non ci sono sufficienti evidenze nella letteratura scientifica che supportino l’esigenza di cambiare dieta ogni settimana”. Sebbene esistano alcuni studi a riguardo, i dati disponibili sono circoscritti e si focalizzano principalmente sulla performance atletica d’élite, piuttosto che sulla popolazione generale. “Spesso quello che vediamo sui social è più una strategia di marketing che una terapia validata”, aggiunge Kosuta. “Sicuramente, durante il ciclo mestruale ci sono delle variazioni del fabbisogno nutrizionale, ma sono minime”, puntualizza l’esperta.
“Abbiamo sbalzi di estrogeni e di progesterone che influenzano il metabolismo e l’energia, ma questi cambiamenti sono molto più sfumati rispetto a come vengono raccontati.” Ad esempio, il fabbisogno calorico cambia relativamente poco durante la fase luteale, con un incremento di appena 100-200 calorie al giorno. Il rischio, volendo basare il proprio stile di vita sul cycle syncing, è quello di cadere nella semplificazione: “Il messaggio che tende a passare è che se hai la pancia gonfia o più voglia di dolci rispetto al solito è colpa tua, perché hai mangiato il cibo sbagliato nella fase sbagliata” spiega Kosuta. “I sintomi del ciclo sono veramente complessi e possono essere influenzati anche da stress e fattori genetici”: di conseguenza, un’alimentazione basata su un’idea standardizzata del ciclo mestruale rischia di diventare “l’ennesima dieta restrittiva travestita da benessere, che finisce per creare ansia da prestazione”.
I consigli della nutrizionista
La nutrizionista Elisa Kosuta invita quindi a non interpretare il cycle syncing come una serie di regole rigide da seguire alla lettera. Piuttosto, lo considera uno strumento utile per imparare a conoscere meglio il proprio corpo. “L’approccio migliore resta l’educazione all’ascolto”, spiega. “I cambiamenti ormonali ci sono davvero, ma chi ha sempre ragione è il nostro corpo”. Per questo, se durante la fase ovulatoria ci si sente stanche, è giusto concedersi del riposo, anche se in teoria sarebbe il momento di massima energia. Stress, qualità del sonno e stile di vita incidono infatti quanto, se non più, delle variazioni ormonali. Secondo l’esperta, il valore del cycle syncing sta proprio nel favorire una maggiore consapevolezza: questo approccio può portare chi è abituato a ignorare segnali come gonfiore, stanchezza o cali di energia a fermarsi, per chiedersi se quei sintomi siano davvero “normali” oppure meritino attenzione.
Lo stesso principio vale per alimentazione e attività fisica. “Perché dovremmo mangiare cibi ricchi di ferro solo durante la fase mestruale? O evitare quelli pro-infiammatori solo in quei giorni? Sarebbe meglio farlo sempre”, osserva la nutrizionista, sottolineando l’importanza di puntare innanzitutto sulla prevenzione. Anche per lo sport, l’indicazione è quella di adattare gli allenamenti alle proprie sensazioni: per esempio, programmare una settimana di scarico durante il ciclo può essere una buona strategia, ma non è una regola valida per tutte. “Sarebbe meglio farlo, se possibile: in ogni caso, la scelta dovrebbe basarsi sull’ascolto del proprio corpo”. In altre parole, il cycle syncing può offrire spunti utili per adottare un’alimentazione più consapevole e organizzare al meglio gli allenamenti, purché tale approccio non venga interpretato come un insieme di schemi rigidi che, in tal caso, rischierebbero di prevalere sui reali bisogni della persona.
Articolo di Benedetta Marchetti
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Benedetta Marchetti
Source link


