È valido l’assegno postdatato come garanzia per un debito?


Guida legale sulla validità dell’assegno postdatato, i rischi dell’incasso anticipato, la nullità del patto di garanzia e le sanzioni fiscali previste.

Molti cittadini utilizzano l’assegno bancario non solo come mezzo di pagamento immediato, ma anche come una sorta di promessa per il futuro. Si tratta di una pratica molto diffusa nel commercio e nei rapporti tra privati, dove chi deve del denaro cerca di ottenere una dilazione. In questo contesto, sorge spontanea una domanda che tocca la quotidianità di migliaia di persone: è valido l’assegno postdatato come garanzia per un debito? Spesso si pensa che scrivere una data futura sul titolo metta al riparo da brutte sorprese, garantendo che i soldi siano prelevati solo in quel preciso momento. Tuttavia, la legge italiana prevede regole molto rigide e particolari su questo punto. Comprendere come funziona questo strumento è fondamentale per non trovarsi in difficoltà finanziarie improvvise o per non perdere i propri diritti di credito. In questo articolo analizziamo ogni aspetto legale, fiscale e pratico dell’assegno con data successiva a quella della consegna, spiegando perché questa abitudine possa diventare un’arma a doppio taglio per entrambe le parti coinvolte.

Cos’è l’assegno postdatato e quando si considera valido?

Un assegno si definisce postdatato quando riporta una data di emissione successiva rispetto al giorno in cui viene effettivamente compilato e consegnato al creditore. Questa pratica risponde solitamente a due esigenze. Da un lato, il debitore vuole sopperire a una temporanea mancanza di fondi sul proprio conto corrente. Dall’altro, si cerca di ritardare il momento in cui la banca inizia a conteggiare gli interessi. Nonostante l’uso frequente, bisogna fare una distinzione netta tra validità e regolarità del titolo.

La legge stabilisce che per la validità di un assegno sono necessari alcuni elementi fondamentali. Uno di questi è proprio l’indicazione della data di emissione. Se la data manca del tutto, l’assegno è nullo come titolo di credito e assume il valore di una semplice promessa di pagamento (art. 1988 cod. civ.). Al contrario, l’assegno che riporta una data futura non è nullo. Esso rimane un titolo di credito pienamente valido, ma viene considerato irregolare. Questa irregolarità non impedisce al titolo di circolare o di essere incassato, ma produce conseguenze specifiche sotto il profilo fiscale e amministrativo. L’emittente deve essere consapevole che, nonostante la data futura, l’assegno rimane un ordine di pagamento che la banca potrebbe dover onorare prima del previsto.

Il creditore può incassare l’assegno prima della data scritta?

Questa è la questione che genera più incertezze tra i consumatori. Molti debitori credono che il creditore sia obbligato ad attendere il giorno indicato sul titolo. La realtà giuridica è opposta. L’assegno bancario è per sua natura uno strumento di pagamento a vista. Ciò significa che il titolo deve essere pagato nel momento stesso in cui viene presentato allo sportello bancario (art. 31 R.D. 1736/1933). La legge è molto chiara: qualsiasi indicazione contraria scritta sull’assegno si considera come non apposta.

Se un creditore riceve oggi un assegno datato tra un mese, ha il diritto legale di recarsi in banca già domani mattina per chiedere i soldi. La banca, se sul conto esiste la necessaria provvista, è tenuta a pagare. Non importa che la data sia futura. L’assegno presentato prima del giorno indicato come emissione è pagabile nel giorno della presentazione stessa. Questo espone il debitore a un rischio enorme. Se il creditore decide di non rispettare la scadenza morale e presenta il titolo, l’emittente deve farsi trovare con il conto coperto. In caso contrario, iniziano le procedure per il protesto e le relative sanzioni. L’assegno postdatato, in definitiva, non garantisce affatto che il denaro resti sul conto fino alla data indicata.

Quali sono i rischi per chi emette un assegno con data futura?

Chi firma un assegno postdatato assume un obbligo di garanzia immediato. Non è sufficiente pensare che i soldi debbano essere presenti sul conto solo alla data scritta sul foglio. Il debitore ha l’obbligo di mantenere la copertura del titolo sin dal momento della consegna. Questo perché, come abbiamo visto, il beneficiario può cambiare idea e incassare il titolo in qualsiasi momento. L’obbligo di garantire la sussistenza della somma presso la banca trattaria decorre quindi immediatamente.

Se l’assegno viene presentato e il conto è vuoto, le conseguenze sono pesanti. Non si tratta più di un reato, poiché la legge ha trasformato queste condotte in illeciti amministrativi (D.Lgs. 507/1999). Tuttavia, il debitore rischia sanzioni pecuniarie e l’iscrizione nelle banche dati dei cattivi pagatori. Oltre a questo, c’è l’aspetto dell’evasione del bollo. L’assegno postdatato è considerato dalla legge alla stregua di una cambiale, ma senza aver pagato l’imposta di bollo proporzionale. Sia chi emette il titolo sia chi lo riceve, e persino la banca che lo negozia, possono essere chiamati a rispondere di questa violazione amministrativa. Il rischio principale resta comunque l’imprevedibilità del comportamento del creditore, che può mandare in crisi la liquidità del debitore senza preavviso.

Che valore ha l’accordo di non presentare l’assegno all’incasso?

Spesso le parti firmano un documento separato, chiamato patto di non presentazione. Con questo accordo, il creditore si impegna formalmente a non portare l’assegno in banca prima della data concordata. Si potrebbe pensare che un simile contratto protegga il debitore, ma la giurisprudenza è di avviso contrario. Questo tipo di accordo è considerato nullo per contrarietà a norme imperative (R.D. 1736/1933). La legge vuole che l’assegno resti uno strumento di pagamento certo e non un surrogato di un finanziamento.

Poiché il patto è nullo, se il creditore viola la parola data e incassa l’assegno in anticipo, il debitore non può chiedergli i danni. Non si può contestare una responsabilità legale per aver esercitato un diritto che la legge attribuisce al portatore del titolo, ovvero l’incasso a vista. L’accordo viene visto come un tentativo di frode alla legge. Di conseguenza, il debitore non ha armi legali per bloccare l’incasso o per ottenere rimborsi se il patto viene tradito. Questo sottolinea come la fiducia personale sia l’unico, fragile pilastro su cui si regge l’intera operazione dell’assegno postdatato.

Come funziona la regolarizzazione fiscale e il pagamento del bollo?

Sebbene l’assegno postdatato sia valido, per poterlo utilizzare come strumento di pressione legale il creditore deve regolarizzarlo. Senza questa procedura, il titolo non ha l’efficacia di un titolo esecutivo. In termini pratici, se il creditore vuole avviare un pignoramento basandosi solo sull’assegno non pagato, deve prima pagare le tasse che avrebbe pagato se l’assegno fosse stato una cambiale. La legge equipara infatti l’assegno postdatato alla cambiale sotto il profilo tributario.

La procedura richiede il versamento dell’imposta proporzionale di bollo. Questa imposta è pari al 12 per mille dell’importo scritto sull’assegno. A questa somma vanno aggiunte le sanzioni previste per l’omesso pagamento iniziale. Solo dopo aver effettuato questi versamenti, l’assegno acquista la capacità di far partire immediatamente le procedure di esecuzione forzata. Questa è la ragione per cui spesso nemmeno al creditore conviene presentare l’assegno in anticipo o postdatato: i costi per renderlo “esecutivo” sono elevati e riducono il valore effettivo del credito recuperato. La regolarizzazione fiscale è un passaggio obbligato soprattutto se si deve procedere al protesto del titolo (art. 121 R.D. 1736/1933).

L’assegno postdatato può essere usato per un pignoramento?

L’assegno postdatato viene spesso consegnato a garanzia di un debito. L’idea è che il creditore lo tenga in cassaforte e lo restituisca al debitore quando quest’ultimo paga con altri mezzi. Se però il debitore non paga, il creditore ha in mano un titolo che può diventare molto potente. Per trasformare quel pezzo di carta in un atto che consente di pignorare i beni, è necessario seguire dei passaggi precisi:

  • verificare che la data indicata sia giunta o presentare il titolo per l’incasso anticipato;

  • procedere alla regolarizzazione fiscale tramite il pagamento del bollo del 12 per mille;

  • versare le sanzioni amministrative previste per l’irregolarità del titolo;

  • far elevare il protesto se non c’è copertura sul conto corrente del debitore;

  • notificare l’atto di precetto basandosi sul titolo regolarizzato.

Solo completando questo iter l’assegno postdatato permette di agire sui beni del debitore senza dover prima fare una causa lunga anni. In pratica, rimane nelle mani del creditore come un titolo esecutivo pronto all’uso in caso di inadempimento. Tuttavia, proprio la necessità di pagare tasse e sanzioni rende questo strumento meno agile di quanto sembri. La legge italiana cerca in questo modo di scoraggiare l’uso dell’assegno come strumento di credito, preferendo che per tali scopi si utilizzino le cambiali, che nascono già con l’imposta di bollo assolta.

Quali sono le differenze principali tra assegno e cambiale?

Per capire meglio perché l’assegno postdatato sia considerato irregolare, bisogna confrontarlo con la cambiale. La cambiale è un titolo di credito che nasce per scadere nel futuro. È lo strumento corretto per garantire un pagamento dilazionato. Sulla cambiale si paga subito una tassa (il bollo) che la rende legale e immediatamente esecutiva. L’assegno, invece, nasce per essere pagato “ora per allora”. Usare l’assegno con una data futura è un modo per cercare di ottenere i vantaggi della cambiale (la garanzia del titolo esecutivo) senza pagarne i costi (il bollo proporzionale).

Proprio per evitare questa elusione fiscale, lo Stato interviene con le sanzioni amministrative. Dal 1999 non si rischia più il carcere o una denuncia per l’emissione di assegni postdatati, ma il portafoglio può risentirne pesantemente. Le banche stesse hanno l’obbligo di segnalare queste irregolarità. In conclusione, chi riceve un assegno postdatato deve sapere che ha in mano un titolo valido ma “costoso” da attivare legalmente. Chi lo emette deve essere consapevole che la data futura scritta sul foglio non è uno scudo e che il denaro può essere prelevato dal suo conto in qualsiasi momento, rendendo nulla ogni promessa verbale o scritta di segno opposto.




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 Angelo Greco

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