Da Bologna al Caucaso in ricordo di Ramona e per chi lotta contro il tumore


Un viaggio in moto da Bologna ai monti del Caucaso per ricordare Ramona, Giorgio, Tonino e tutti coloro che sono morti a causa del cancro. E attraverso il loro ricordo «a dare aiuto e sostegno a chi adesso ne ha bisogno perché sta soffrendo e necessita dell’assistenza domiciliare gratuita offerta da Fondazione Ant Franco Pannuti ai malati di tumore». Un viaggio di 3.500 chilometri, tanti quanti gli euro che Giuseppe Barile vuole raccogliere lungo il percorso che lo porterà fino in Georgia, passando per Slovenia, Bosnia, Serbia, Bulgaria, Turchia. Un percorso vissuto «solo su strade secondarie, il che è meraviglioso poiché mi permette di incontrare, parlare, fermarmi, osservare un campanile. Allo stesso tempo, però, allunga i tempi di percorrenza e di conseguenza la fatica. Ma ho deciso di farlo così scomodo perché dobbiamo riappropriarci un po’ delle cose essenziali, della lentezza e della fiducia, della speranza che c’è nell’altro. Ed io spero di portare a termine questo viaggio con la serenità che mi sta accompagnando».

Il viaggio nato da una promessa

Pugliese di nascita e bolognese d’adozione, l’insegnante e documentarista è partito in sella alla sua Himalayan 411 per attraversare in solitaria i Balcani e arrivare in Georgia, spinto da una motivazione forte, capace di coniugare lo spirito di avventura con una importante causa sociale. «Questo viaggio nasce per mantenere viva la memoria di una persona a me cara, scomparsa davvero troppo presto, e per sostenere Fondazione Ant. Quella di mia cognata Ramona è stata una storia tremenda. In cinque anni abbiamo visto una persona spegnersi lentamente come una candela, lasciando a 50 anni un bambino di otto anni e mio fratello, sfinito da questo lungo periodo di sofferenza» racconta Barile, che in questo momento del cammino si trova in Turchia.

«Per me non era solo una cognata, era una sorella, la conoscevo da quando ero adolescente, abbiamo vissuto insieme a Bologna gli anni dell’università. È stata una persona costante nella mia vita. Durante tutto il decorso della malattia, Ant ha svolto un lavoro straordinario, portando a Ramona e alla nostra famiglia serenità, supporto e dignità nei momenti più difficili. Abbiamo capito davvero il significato che c’è nel dare dignità alla persona che se ne sta andando e ai suoi cari che le sono vicino. Le ho fatto una promessa e ho intenzione di mantenerla».

Sul parabrezza della moto il ricordo di Ramona

La raccolta fondi

Un lutto di questo genere non si supera mai probabilmente del tutto, ma può trasformarsi in forza mai esplorata per compiere qualcosa di utile e prezioso per gli altri. Per chi oggi sta soffrendo a causa dello stesso male di Ramona ed ha bisogno di assistenza domiciliare. «L’obiettivo è raccogliere un euro per ogni chilometro effettuato. Sono 3.500 chilometri solo calcolando l’andata, quindi vogliamo raggiungere la cifra di 3.500 euro. L’assistenza domiciliare gratuita per i malati di cancro è importante, perché sia nelle fasi difficili, sia nelle fasi finali, poi terminali, avere qualcuno che con delicatezza e con un senso del dovere incredibile e umano viene a casa e ti dà supporto è veramente prezioso. L’ho visto sulla pelle della nostra famiglia. Avere il parere di un dottore dell’Ant nel momento in cui tu non sai più cosa fare è veramente importante».

Un viaggio in solitaria per Giuseppe Barile, qui mentre percorre le strade interne della Bosnia

Un cammino in solitaria

Di qui, la decisione di Barile di mettersi in cammino e sensibilizzare alla donazione. Per farlo, ha scelto la strada più scomoda, quella che costringe a mettersi maggiormente in gioco. «Non sono un vero motociclista overlander, e questa rappresenta una sfida dura per me. Ho scelto una moto spartana, una Himalayan della Royal Enfield, una moto semplice, potremmo definirla una Panda Fire, in modo tale che in qualsiasi posto dovesse avere dei problemi, qualsiasi meccanico potrebbe ripararmela, e ho scelto di fare solo strade secondarie. In questo viaggio» rileva Barile «sto incontrando tantissime persone, tantissima umanità, famiglie al fiume che fanno il picnic e ti chiedono come ti chiami, da dove vieni, che viaggio fai, ti offrono qualcosa. Persone che ti raccontano la loro esperienza, anziani che fanno giochi che nemmeno credevo potessero esistere. Lingue, gesti di affetto, parole, lo sforzo di doversi comprendere in qualche modo. Percorrendo le vie secondarie ti accorgi che la lingua comune non è una lingua parlata, ma una lingua di gesti, di attenzioni, di sguardi, di sorrisi. Tutto questo è il viaggio che ho deciso di fare».

Le donazioni viaggiano quasi più veloci della moto di Barile, che riflette sull’ultima donazione registrata piuttosto rilevante. «È arrivata da una signora che l’ha accompagnata con un messaggio che diceva che il loro nonno è scomparso esattamente nel momento in cui ho intrapreso questo viaggio e lei ringraziava Ant, perché grazie al suo lavoro hanno potuto salutare il proprio caro, circondato dall’affetto di tutta la famiglia. Un po’ quello che abbiamo fatto anche noi con Ramona, quindi mi sono rivisto e mi sono molto emozionato». Sulla sua pagina facebook e sul suo canale youtube, Barile documenta il cammino condividendo imprevisti, incontri e riflessioni on the road. Spingendo la sua moto per l’Europa mentre l’adesivo che raffigura Ramona che abbraccia il suo bambino, viaggia sul parabrezza per fare memoria e dare coraggio al motociclista e a quanti ancora lottano con la malattia.

Giuseppe Barile sulla sua moto Himalayan 411

Appena giunto in terra turca, Barile ne ha approfittato per fare anche un primo bilancio di questa avventura: «Nella mia testa la Turchia era lontanissima da raggiungere in moto, ma mi rendo conto che giorno dopo giorno, pezzo dopo pezzo, ho raggiunto questa meravigliosa terra con la forza della memoria di Ramona. Abbiamo raggiunto già il 65% dell’obiettivo finale di questa raccolta e sono sicuro che riusciremo a raggiungere il 100%… un pezzetto alla volta». Il viaggio continua e tra una settimana dovrebbe giungere a destinazione, in Georgia.

Foto di Giuseppe Barile

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 Emiliano Moccia

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