L’ affondo di Rocca su Ceccano: “Servizi salvi e 7 medici. Querqui fa baccano”

Il Governatore Francesco Rocca rompe il silenzio: dal 3 agosto a Ceccano parte la continuità assistenziale, in arrivo l’Ospedale di Comunità da 20 posti e la bonifica. Poi l’attacco frontale al Sindaco: «Cerca visibilità sulle colpe della sua coalizione per nascondere il degrado cittadino». Il sindaco Andrea Querqui risponde allargando il fronte: quattro sindaci, cinquantamila cittadini, disponibilità al dialogo ma con una condizione precisa: atti formali, non parole. E la minaccia della manifestazione di settembre. Perché, per lui il convitato di pietra resta lo stesso: nessuna traccia della delibera per la Casa di Comunità.

Nella polemica a distanza tra Comune di Ceccano e Regione Lazio, il presidente Rocca decide di calare il carico da undici. Dopo i picchetti, le tende sotto il solleone, il pressing mediatico, rompe il silenzio sulla vertenza sanitaria di Ceccano. Lo fa abbandonando il fioretto istituzionale per imbracciare la sciabola politica: un intervento che da una parte blinda l’offerta sanitaria con scadenze precise e dall’altra smonta sistematicamente la narrazione dell’Amministrazione Querqui. (Leggi qui: Rocca inaugura ad Alatri e Pontecorvo, poi risponde a Querqui: «Una trovata indecente». E qui l’antefatto: Il presidio scatta: Querqui chiede fatti. FdI, l’Ospedale di Comunità è già deciso).

La Sanità: 7 medici, bonifica e i tagli di Zingaretti cancellati

Francesco Rocca

Sul fronte squisitamente tecnico, il Governatore spazza via le nubi e mette sul tavolo le rassicurazioni operative. Nessun servizio verrà chiuso, anzi, si va verso il potenziamento. La data cerchiata in rosso è quella del 3 agosto: l’ASL si è già mossa e da quel giorno Ceccano avrà garantita la continuità assistenziale, supportata dalla presenza di ben sette medici di medicina generale.

Rocca va oltre, intestandosi politicamente il rilancio: verranno ripristinati tutti quei servizi che, sottolinea pungente, «la giunta Zingaretti aveva cancellato». L’ex ospedale non verrà lasciato a marcire: è prevista una bonifica radicale di tutta l’area e un intervento strutturale profondo. Il pezzo forte dell’offerta, ribadito dal Governatore, è la conferma nero su bianco dell’Ospedale di Comunità, che doterà la struttura fabraterna di 20 posti letto.

L’attacco politico: «Querqui fa baccano per coprire il degrado»

La situazione attuale del futuro Ospedale di Comunità di Ceccano

Risolto il capitolo sanitario, Rocca indossa i panni del leader di coalizione e non fa sconti. Si dice umanamente e politicamente dispiaciuto per quanto sta accadendo, accusando senza mezzi termini Andrea Querqui di aver scelto deliberatamente la strada dello scontro e del «baccano».

Successivamente Rocca sposta spietatamente i riflettori dalle stanze dell’ASL alle strade di Ceccano, scoperchiando il vaso di Pandora delle magagne amministrative locali. Se il sindaco urla per la sanità, insinua il Governatore, è per coprire i fallimenti in casa propria. L’elenco stilato dal Presidente è un’autopsia impietosa: carenza totale di manutenzione, decoro urbano inesistente, le criticità mai risolte del cimitero, una viabilità colabrodo e l’incapacità cronica di organizzare persino i normali eventi cittadini, ormai spariti dai radar dell’estate ceccanese. «Una città importante e storica che è stata abbandonata a se stessa», sentenzia Rocca.

Lo scaricabarile su Amaseno e «il brutto modo di fare politica»

Per il Governatore, l’intera vertenza è un gigantesco polverone artificiale, un’arma di distrazione di massa. Rocca accusa Querqui di cercare facile visibilità populista cavalcando un problema (quello dello spostamento della Casa di Comunità ad Amaseno) che non è certo colpa dell’attuale giunta regionale, ma che è stato generato e avallato proprio dalla coalizione politica a cui appartiene lo stesso sindaco.

Un atteggiamento che Rocca bolla senza appello come «un modo brutto di fare politica», reso ancora più incomprensibile dal fatto che, rivela il Presidente, tra lui e Querqui c’era già stato un incontro faccia a faccia in cui erano state fornite tutte le rassicurazioni del caso sul mantenimento dei servizi.

Il non detto: il giallo della delibera fantasma

Quello di Rocca è un bombardamento politico paragonabile per intensità a quello Alleato su Montecassino. Ma il sindaco di Ceccano Andrea Querqui a fine giornata emerge sulle macerie: bandiera in mano giura di non voler arretrare di un centimetro. Perché? Analizzando in controluce le dichiarazioni del Governatore, con la consueta lente del retroscena politico, per Andrea Querqui emerge un silenzio che fa un rumore assordante. Rocca rassicura sui medici, sull’Ospedale di Comunità e sulla bonifica. Ma omette, in maniera chirurgica, il vero oggetto del desiderio dell’Amministrazione comunale di Ceccano: la riconversione ufficiale in Casa della Comunità.

Uno degli striscioni affissi in città

Per il sindaco nelle parole del Governatore c’è la promessa di fare la Casa di Comunità ma non c’è traccia della promessa di produrre quella famosa delibera regionale per riportare la Casa di Comunità a Ceccano. La carta scritta che il sindaco pretendeva per smontare le tende. La posizione di Querqui è netta: c’è un non-detto che rimescola ancora una volta le carte: Rocca garantisce i servizi e la salute, ma sul titolo burocratico e sulla paternità politica della struttura, la Regione per ora non firma nulla.

E la palla, infuocata, torna nel campo di Palazzo Antonelli.

Querqui allarga il fronte: quattro sindaci e cinquantamila cittadini

La risposta di Querqui non è arrivata da sola. Il sindaco di Ceccano ha convocato a Palazzo Comunale una riunione del comprensorio sanitario e attorno al tavolo si sono seduti Adriano Lampazzi di Giuliano di Roma, Gino Molinari di Morolo, Paolo Petrilli di Villa Santo Stefano e Franco Gobbo, presidente del Consiglio comunale di Patrica. Un fronte intercomunale che rappresenta un bacino di oltre cinquantamila cittadini e con il quale Ceccano sperava di cambiare il peso specifico della vertenza: non più la protesta di un sindaco di centrosinistra contro un governatore di centrodestra, ma la richiesta corale di un comprensorio che chiede risposte indipendentemente dal colore politico.

Il sindaco Andrea Querqui cin i sindaci di Giuliano di Roma Adriano Lampazzi e di Villa Santo Stefano Paolo Petrilli

Ma c’è anche l’altro lato della medaglia: di quel comprensorio si sono presentati 3 soli sindaci. La presenza di Patrica va considerata come istituzionale e non come presa di posizione politica: altrimenti sarebbe sceso in campo il sindaco Lucio Fiordalisio. Se le presenze possono autorizzare a pensare l’esistenza di un fronte, le assenze autorizzano altrettanto ad ipotizzare una posizione opposta a quella del sindaco Querqui. E infatti, alcuni Comuni oggi assenti hanno già preparato addirittura un comunicato nel quale spiegano le ragioni “perché ad oggi non è stato tolto nessun servizio e ci fidiamo delle parole di Rocca e dei rappresentanti regionali”.

Il consiglio di Adriano

Una situazione che rischia di pesare e non poco. Al punto che il sindaco Adriano Lampazzi pare abbia consigliato al suo collega di Ceccano di sospendere la manifestazione e spostarla a settembre. Perché fare un presidio permanente con il caldo di luglio rischia di essere un suicidio: il vero pericolo per la salute è tenere gente di 70 e passa anni sotto al sole.

Il gazebo con il presidio

Vero che i sindaci hanno registrato segnali positivi negli incontri già avvenuti (con la presidente della Commissione Sanità Alessia Savo, con il direttore generale dell’ASL Arturo Cavaliere e con il consigliere regionale Daniele Maura) e che possono essere letti come l’inizio di un percorso condiviso. Ma è vero anche che si tratta di segnali, non di atti. E la distinzione, per chi ha passato settimane sotto il sole davanti alla Casa della Salute è tutto. Meglio smontare ora ed evitare che qualcuno si senta male a causa del caldo: la responsabilità morale verrebbe scaricata sulle spalle di chi ha fatto montare quel gazebo.

La mano tesa e la minaccia di settembre

Così in serata Querqui sceglie il registro della responsabilità senza rinunciare alla pressione. «Abbiamo registrato un’apertura dopo il presidio e intendiamo favorire un confronto serio e concreto con la Regione Lazio, senza scadere nella politicizzazione della questione», dichiara il sindaco a nome di tutti gli aderenti. La disponibilità a sospendere il presidio permanente c’è. Ma è condizionata: «Purché si apra un tavolo istituzionale e arrivino atti formali, anziché semplici parole, che garantiscano il ripristino e il potenziamento dei servizi sanitari del nostro territorio».

Andrea Qerqui con la presidente della Commissione Sanità della Regione Lazio Alessia Savo

È una formula che trasforma la disponibilità al dialogo in una scadenza implicita. E quella scadenza diventa esplicita nel finale: «Qualora non dovessero arrivare risposte concrete e provvedimenti ufficiali, organizzeremo una grande manifestazione pubblica nel mese di settembre, coinvolgendo cittadini, associazioni e istituzioni».

Settembre. La parola che chiude il cerchio. Rocca ha promesso medici, posti letto e bonifica. Querqui e i suoi colleghi hanno promesso di aspettare ma non in silenzio e non a tempo indeterminato. La delibera che nessuno ha ancora scritto rimane il vero spartiacque: finché non arriva, il presidio può essere sospeso ma la partita non è chiusa. E la manifestazione di settembre è già nell’agenda, pronta a scattare se gli atti formali non seguiranno le parole. Ma se Francesco Rocca arriva prima a mantenere la sua promessa, tutto rischia di diventare una gigantesca bolla di sapone.


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