Le Orestiadi tornano al Baglio Di Stefano con un fine settimana che tiene insieme ricerca teatrale, narrazione civile, laboratorio sociale e tradizione popolare.
Dal 24 al 26 luglio, la 45ª edizione del festival diretto da Alfio Scuderi prosegue a Gibellina con tre giornate dentro il segno scelto per quest’anno: “Atti di resistenza contemporanea”.
Sul palco arriveranno Antonio Rezza e Flavia Mastrella, Marco Paolini e la Compagnia Figli d’Arte Cuticchio. In programma anche un reading dedicato a Lina Prosa e la restituzione scenica di un laboratorio con minori non accompagnati.
È un passaggio importante del festival, nell’anno di Gibellina Capitale italiana dell’Arte contemporanea 2026: il teatro torna a interrogare il presente, tra linguaggi radicali, memoria, migrazioni, ecologia e radici siciliane.
Il 24 luglio Rezza e Mastrella con “Metadietro”
Si comincia venerdì 24 luglio, alle 21, al Baglio Di Stefano, con “Metadietro”, spettacolo di Flavia Mastrella e Antonio Rezza, con Antonio Rezza e Daniele Cavaioli.
Rezza e Mastrella portano a Gibellina una delle forme più riconoscibili e spiazzanti del teatro italiano contemporaneo: parola, corpo, ritmo italiano contemporaneo: parola, corpo, ritmo, visione, habitat scenici e una comicità che non consola, ma apre fratture.
Nel testo di presentazione, Rezza racconta un mondo in disarmo, attraversato da fughe, ossessioni e perdita di volontà: «Un ammiraglio blu elettrico tenta di portare in salvo la sua nave spalleggiato da una frotta che lo stordisce con ossessioni di mercato».
Per Flavia Mastrella il punto è ancora più radicale: «Viviamo una nuova preistoria; la mansione umana è mortificata, confusa e inadeguata». Il teatro diventa così un luogo in cui la realtà viene deformata per essere vista meglio.
Prima dello spettacolo il reading su Lina Prosa
Sempre venerdì, alle 19, il Baglio ospiterà il reading “Lina Prosa. Futuro poetico siciliano”, da Cue Press 2025.
La lettura è a cura di Giuseppe Cutino, con Anton Giulio Pandolfo e Giuseppe Vilardi. Le musiche saranno eseguite dal vivo da Alessio Alessandra.
Il progetto è dedicato a Ludovico Corrao, fondatore e anima delle Orestiadi, ma anche figura centrale della storia civile siciliana. Fu avvocato di Franca Viola, la prima donna a rifiutare il matrimonio riparatore.
“Futuro poetico siciliano” era stato commissionato da Corrao a Lina Prosa pochi mesi prima della sua morte. Il testo immagina una Sicilia oltre la storia, attraversata da macerie, voli, cadute e utopie. Una Sicilia che diventa spazio drammaturgico, luogo di ferite e possibilità.
Il 25 luglio “Fool Moon” con i minori non accompagnati
Sabato 25 luglio, alle 19.30, andrà in scena “Fool Moon”, restituzione scenica del laboratorio condotto da Claudia Puglisi.
Con Elena Pistillo e Virgilio Rattoballi saliranno sul palco Alieu Baldeh, Muhammed Ceesay, Muhammed Drammeh, Musa Gaye e Moussa Keita. Le musiche sono di Aighiv.
Lo spettacolo mette a confronto due modi di pensare il teatro: da una parte l’arte di strada e l’acrobatica, dall’altra la poesia dell’Orlando furioso e il viaggio di Astolfo sulla luna.
Il tema della follia viene affrontato nella sua dimensione creativa: non come perdita, ma come forza che permette di immaginare l’impossibile.
Il lavoro nasce dentro un percorso laboratoriale legato al Progetto SAI 1855 di Campobello di Mazara e al Progetto SAI 1142 di Mazara del Vallo, promossi da associazioni con ente capofila il Consorzio Hera.
Dentro il cartellone delle Orestiadi, “Fool Moon” porta una domanda concreta: che cosa può fare il teatro quando incontra ragazzi arrivati da altri Paesi, con storie diverse, e li mette al centro di una scena condivisa?
Marco Paolini e la nostra famiglia di antenati
Sabato 25 luglio, alle 21, sarà poi la volta di Marco Paolini con “Antenati the grave party”, spettacolo scritto e interpretato dall’attore, con le musiche di Fabio Barovero.
“Antenati” è legato al progetto “La Fabbrica del Mondo” e attraversa l’evoluzione della specie umana.
Paolini convoca idealmente i “nonni dei nonni”, le migliaia di generazioni che ci collegano ai progenitori comuni. Il risultato è una strana riunione di famiglia: gli antenati osservano noi, il nostro presente, internet, i consumi, le abitudini, la fragilità di una specie che rischia di compromettere il proprio futuro.
Lo spettacolo affronta evoluzione ed ecologia con un registro epico-comico. I problemi del presente vengono messi in relazione con quelli del passato: migrazioni, pericoli, adattamenti, catastrofi, sopravvivenza.
Paolini usa l’oralità come strumento teatrale: raccontare per far vedere, far immaginare, far riconoscere ciò che ci precede e ciò che potremmo ancora diventare.
Il 26 luglio Shakespeare incontra i pupi siciliani
Il weekend si chiuderà domenica 26 luglio, alle 21, con “Cimbelino” della Compagnia Figli d’Arte Cuticchio, da William Shakespeare.
La drammaturgia, la regia e le musiche sono di Giacomo Cuticchio. In scena Giacomo Cuticchio, Giuseppe Graffeo, Salvino Calatabiano, Tania Giordano ed Elisa Puleo. Le musiche saranno eseguite dal vivo dal Giacomo Cuticchio Ensemble.
Lo spettacolo porta Shakespeare dentro la tradizione del teatro dei pupi, ma senza limitarsi a un semplice innesto.
“Cimbelino” è un testo complesso, poco frequentato rispetto ad altri titoli shakespeariani. Cuticchio ne ricava una versione capace di mettere in luce la trama essenziale, il gioco delle passioni, i conflitti, gli inganni e i riconoscimenti.
Il teatro dei pupi, tradizionalmente legato all’epica cavalleresca di Orlando, Carlo Magno e delle Crociate, si apre così a un altro immaginario. È una sfida di linguaggio: mantenere la forza popolare dei pupi e farla dialogare con la profondità del teatro elisabettiano.
Un weekend sulla resistenza del teatro
Il programma dal 24 al 26 luglio mostra bene la linea delle Orestiadi 2026.
La resistenza contemporanea non è uno slogan. È una pratica che assume forme diverse: la scena visionaria di Rezza e Mastrella, la scrittura poetica di Lina Prosa, il laboratorio con ragazzi migranti, il racconto ecologico di Marco Paolini, il rinnovamento della tradizione dei pupi.
Gibellina torna così a essere quello che è stata nei momenti migliori della sua storia culturale: un luogo in cui il teatro non arriva per intrattenere soltanto, ma per costruire domande.
Dentro il Baglio Di Stefano, tra memoria del Belice e presente dell’arte, il festival continua a tenere insieme sperimentazione e comunità.
Biglietti
I biglietti per gli spettacoli delle Orestiadi sono acquistabili onine sul sito www.fondazioneorestiadi.it.
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