Frosinone: la scacchiera del Consiglio Comunale spiegata mossa per mossa

Non è una rivoluzione di straccioni, non è una guerra tra bande di peonesPer capire cosa sta accadendo nell’aula del Consiglio Comunale di Frosinone occorre immaginare una scacchiera. Lì ogni pedone, torre e alfiere è posizionato a difesa del proprio re e allo stesso tempo contro il colore avversario: difesa e attacco nel medesimo istante. Ad ogni mossa dell’avversario ne scatta una per bloccare l’attacco e proteggere il proprio campo. Solo ragionando così si riesce a dare una logica al continuo spostamento dei consiglieri da un gruppo all’altro, alla nascita di nuovi gruppi, alla scomparsa di altri. Un gioco sottilissimo che solo ai superficiali può sembrare confusione.

Le mosse a ritroso: da dove nasce «Mani Libere»

Sergio Crescenzi e Marco Ferrara

Per comprendere la scacchiera e leggere i posizionamenti come stanno oggi è utile partire dalla fine. L’ultimo gruppo nato si chiama «Mani Libere» e lo hanno creato i consiglieri Sergio Crescenzi e Marco Ferrara — eletti in Fratelli d’Italia — nel momento in cui a nessuno dei due è stato assegnato un assessorato, un ruolo d’aula (la presidenza del Consiglio) o politico (capogruppo).

Quel nuovo gruppo, Crescenzi e Ferrara lo hanno creato quando è stato chiaro che non avrebbero centrato il loro obiettivo nemmeno rimanendo in Identità Frusinate — la civica nata apposta per puntellare la maggioranza del sindaco Riccardo Mastrangeli, che aveva riportato in maggioranza il consigliere critico Christian Alviani (era passato all’opposizione) e appunto Crescenzi e Ferrara, usciti da FdI e trasferitisi pure loro in posizione critica. (Leggi qui: Come si legge l’uscita di Ferrara e Crescenzi da Identità Frusinate).

La strategia: il Cavallo di Troia e Identità Frusinate

Il sindaco Riccardo Mastrangeli ed a sinistra l’assessore Sulli

Crescenzi e Ferrara comprendono che non faranno né l’assessore né il presidente d’aula e se ne vanno. Identità Frusinate compie immediatamente la contromossa: chiede la sostituzione dell’assessore alla Polizia Locale Massimo Sulli. Perché? La spiegazione è lineare: Sulli era espressione politica di Crescenzi e Ferrara. Ora che i due sono andati via, perdono anche la posizione in Giunta. Che Identità Frusinate vuole assegnare all’ex dirigente delle Volanti della Questura Gianluca Di Trocchio.

A favore di quell’avvicendamento si posizionano i gruppi di FdI e di Polo Civico — formazione che alle elezioni stava con il candidato di centrosinistra ma che ora sostiene il sindaco MastrangeliPerché fanno quella mossa? A difesa del sindaco: vogliono impedire che l’assessore Sulli possa trasformarsi in un Cavallo di Troia di Crescenzi e Ferrara, agendo per destabilizzare la giunta al fine di indurre Mastrangeli a concedere la presidenza d’aula a Ferrara. Al tempo stesso FdI non vuole incarichi per i due consiglieri che erano stati eletti nelle sue file ma ne sono usciti. (Leggi qui: Sulli esce da Identità Frusinate ma resta in Giunta. Nuovo dilemma di Mastrangeli).

La partita lunga di Scaccia

Antonio Scaccia con Roberto Vannacci

Su quella partita si è schierato anche Antonio Scaccia — vicesindaco di Frosinone, erede politico dell’indimenticato Gennarino Scaccia, coordinatore per il Lazio di Futuro Nazionale, il partito creato dal generale Roberto Vannacci

Scaccia sta giocando una partita di prospettiva più lunga. Punta a creare un campo per Vannacci nelle prossime elezioni comunali, con se stesso candidato sindaco o comunque in grado di determinare il risultato finale in cambio di un riconoscimento politico più alto — ad esempio uno scranno da parlamentare.

Si spiega così il cappuccino preso ieri allo storico bar Tucci dai capigruppo Franco Carfagna (FdI), Andrea Turriziani(Polo Civico), Christian Alviani (Identità Frusinate) con Gianfranco Pizzutelli, leader di Polo Civico. Al centro della riunione c’erano evidentemente due temi: le strategie per l’elezione del presidente del Consiglio Comunale e i nuovi equilibri della Giunta. Due temi su cui i tre gruppi hanno oggi totale identità di vedute.

Lo stallo: nessuno arriva a 17

Massimiliano Tagliaferri

Il che crea uno stallo e impedisce l’elezione del nuovo presidente del Consiglio — che dovrebbe sostituire il dimissionario Massimiliano Tagliaferri, passato in posizione critica e infine dimessosi sia da presidente che da consigliere. Perché stallo?

Perché nessuno degli schieramenti ha i 17 voti necessari per eleggere il nuovo presidente. Non li ha l’asse ScacciaFerraraCrescenzi (4 voti della Lista per Frosinone + 2 voti di Mani Libere). Non li ha nemmeno l’area della maggioranza che punta a fare sintesi su Giampiero Fabrizi (Lega + Lista Ottaviani + Identità Frusinate + Polo Civico).

Rinviare non si può. I pareri richiesti dopo le dimissioni dall’Ufficio di Presidenza rassegnate da Pasquale Cirillo (Forza Italia, gruppo eletto con il sindaco ma poi passato all’opposizione) hanno messo in moto una macchina istituzionale difficile da fermare. Cirillo ha sostenuto che si stava procedendo in maniera illegittima: convocare il Consiglio come se nulla fosse mentre Statuto e TUEL dicono che l’assemblea può essere convocata solo per eleggere il nuovo Ufficio di Presidenza. (Leggi qui: Il Comune risponde con il prof Michetti: il vicario può convocare, ma solo in un modo).

La strategia di Cirillo puntava esattamente a questo. A costringere il sindaco a dimettersi — ma senza che fossero le minoranze e gli oppositori interni a buttarlo giù. Per non farne un martire.

La scacchiera che conta davvero

(Immagine © IchnusaPapers)

Di tutto questo, al cittadino medio di Frosinone interessa ben poco. Chi va al lavoro la mattina, porta i figli a scuola, fa la spesa e torna a casa la sera non segue i movimenti tra gruppi consiliari con la stessa attenzione con cui segue la classifica della Serie A. Ed è esattamente su questa indifferenza che il sindaco Mastrangeli ha costruito, fin dall’inizio, la sua vera strategia di sopravvivenza politica. 

Mentre in aula si giocava a scacchi, lui ha scelto un’altra scacchiera: quella dei lavori, delle piazze, delle opere, dei parcheggi, delle ristrutturazioni, del cantiere permanente. Una scacchiera fatta di asfalto, cemento e inaugurazioni. Ed oggi, a meno di un anno dalle elezioni, quella si rivela la sua via di fuga più concreta. Perché i cittadini che non seguono le manovre consiliari vedono però i marciapiedi rifatti sotto casa. E al momento del voto, spesso, è quello che conta.


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