«Beppe, esci da questo blog, da questo streaming: fuori c’è il mondo reale, qui c’è il dolore vero delle persone»: era il 19 febbraio 2014 e l’allora Segretario del Partito Democratico Matteo Renzi ribaltava con quella frase il co-fondatore del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo andato a Palazzo Chigi per le consultazioni. E dire che mai avrebbero sostenuto un governo con il Pd.
Dodici anni hanno detto che Grillo aveva torto. Su tutto. Il suo MoVimento, il Governo con il Pd alla fine lo ha fatto; nessuno dei suoi parlamentari si è accontentato dei 2mila euro di diaria per consegnare tutto il resto allo Stato; sul limite dei due mandati e poi di nuovo a casa sono state scritte tante modifiche. È la differenza tra lo streaming e la vita reale che Matteo Renzi aveva pronosticato.
La vita reale di Cardillo
Un insegnamento del quale ha fatto tesoro Antonio Cardillo, dirigente provinciale di Fratelli d’Italia e Coordinatore territoriale nel Collegio della Valle dei Santi: ha scelto di tornare alla tradizionale sede di Partito. Perché «nella storia politica italiana, le sedi hanno sempre avuto un significato che andava oltre la funzione logistica. Non erano uffici: erano luoghi. Luoghi in cui si discuteva, ci si confrontava, ci si scontrava, si costruiva consenso attraverso la presenza fisica. Poi è arrivato il digitale, e quella funzione si è dispersa in gruppi WhatsApp, dirette Facebook, post che raccolgono like e commenti scritti da persone che non si sono mai viste in faccia».
Cardillo ha deciso di andare controcorrente. Nei prossimi giorni il Coordinamento di Collegio di Fratelli d’Italia nella Valle dei Santi inaugurerà la propria sede fisica. Un posto dove vedersi, discutere, decidere. Con la possibilità di tornare a guardarsi negli occhi, capire le sfumature dal tono della voce, comprendere al volo i sottintesi da un semplice sguardo.
Il tempo scelto non è casuale
Vale la pena di ricordare il punto da cui si parte. Cioè da febbraio scorso, quando gli iscritti di FdI nella Valle dei Santi erano raddoppiati passando da circa 250 a oltre 500 ed il Coordinamento di Collegio aveva dimostrato di funzionare come modello organizzativo. Quel giorno la sede era già nell’agenda. Cardillo l’aveva annunciata: entro la primavera.
Non è andata così. E la ragione non è organizzativa: è politica, nel senso più preciso del termine. In provincia di Frosinone, nei mesi successivi, gli equilibri interni a FdI si sono rimescolati. Riposizionamenti, nuove alleanze, vecchie intese che si sono allentate e altre che si sono consolidate. È la fisiologia di un Partito che nel frattempo è diventato il primo in provincia e che ha dovuto ridistribuire peso specifico tra componenti diverse.
In quel contesto, aprire una sede sarebbe stato un gesto letto inevitabilmente come una presa di posizione: un segnale di campo, un’affiliazione visibile, un’esposizione in una fase in cui l’esposizione aveva un costo. Cardillo ha preferito aspettare. Ha lasciato che le acque si chiarissero. E ora, con gli equilibri definiti, ha riavviato il percorso. «È stata una scelta di prudenza ma non di timidezza» assicura oggi.
La sede come argomento politico
La sede farà da coordinamento per i circoli dei Comuni di San Giorgio a Liri, Pignataro Interamna, Sant’Apollinare, Sant’Ambrogio sul Garigliano, Sant’Andrea del Garigliano, Vallemaio, Coreno Ausonio, Ausonia, Castelnuovo Parano, Esperia. Non solo una ‘Torre di Controllo’ dalla quale smistare e coordinare le iniziative politiche sui singoli paesi ma anche una risposta ai “leoni da tastiera”.
Perché dagli anni in cui Matteo Renzi alzava il cartellino giallo a Beppe Grillo la politica locale ha progressivamente spostato il proprio baricentro verso il virtuale. I social hanno abbassato la soglia di accesso al dibattito pubblico: chiunque può esprimere un’opinione, chiunque può attaccare, chiunque può costruire una narrazione. Il problema è che l’assenza di fisicità toglie al confronto quella parte di responsabilità che viene dal guardarsi in faccia. È molto più semplice essere intransigenti in un commento su Facebook che in una riunione di sezione, dove l’interlocutore ha un nome, una storia, e la possibilità di risponderti a voce.
Una sede fisica rimette al centro quella responsabilità. Chi entra in un luogo fisico per discutere di politica porta con sé il proprio nome, il proprio passato, le proprie posizioni già espresse. Non c’è anonimato, non c’è distanza, non c’è la protezione dello schermo. C’è il confronto diretto: con tutte le sue difficoltà e, proprio per questo, con tutto il suo valore formativo.
La distribuzione degli incarichi per la Valle dei Santi
C’è un secondo elemento che caratterizza questa apertura e che distingue il metodo di Cardillo da quello più diffuso nella politica locale: la scelta di distribuire gli incarichi interni invece di accentrarli.
È una scelta che non va data per scontata. Nella politica dei piccoli territori, il coordinatore che ottiene risultati tende a consolidare il proprio potere, a tenere le fila di tutto, a diventare il punto di riferimento esclusivo di ogni decisione. Funziona nel breve periodo, perché semplifica la catena di comando. Non funziona nel medio, perché crea dipendenza da una persona sola e non costruisce la classe dirigente che serve quando quella persona non c’è.
Il modello che ha funzionato nel Coordinamento di Collegio: responsabilizzare i singoli territori, assegnare deleghe precise, evitare l’uomo solo al comando. È coerente con quanto Cardillo aveva detto già a febbraio: «Assegnare i compiti tra i componenti del Direttivo, evitando di avere un uomo solo al comando, sta responsabilizzando tutti e creando una partecipazione che prima non c’era».
Cosa dice questa storia
C’è un filo che attraversa tutta la vicenda del Coordinamento Valle dei Santi, dagli iscritti raddoppiati di febbraio alla sede che apre adesso. In un territorio in cui la politica tende a seguire i movimenti dall’alto verso il basso (le indicazioni del coordinatore provinciale, i segnali del partito nazionale, le correnti interne che si spostano) questo coordinamento di collegio ha costruito qualcosa partendo dal basso.
Non è una rivoluzione. Non è nemmeno, probabilmente, un modello destinato a diffondersi automaticamente. È un esperimento che ha prodotto risultati misurabili: iscritti, circoli, radicamento. E lo ha fatto in un’area della provincia che fino a poco tempo fa non aveva una presenza organizzata del Partito.
Massimo Ruspandini aveva scelto la Valle dei Santi come laboratorio. Il laboratorio ha funzionato. Cardillo ha avuto la pazienza di aspettare il momento giusto per farne la sede fisica. Giovedì sera quella sede aprirà. E qualcuno entrerà, si siederà, guarderà in faccia gli altri e discuterà di politica senza la protezione di uno schermo. È più di quanto facciano la maggior parte dei Partiti, in questo momento.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse. Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link Giuliano Armeno
Source link



