Esistono mosse che sembrano soluzioni e invece sono trappole. E mosse che sembrano trappole e invece sono soluzioni. Il recente rilancio del nome di Lorenzo Vita da parte della presidente del Consiglio Comunale di Cassino Barbara Di Rollo come possibile Segretario cittadino del Pd si colloca tra la trappola e la soluzione. Solo le prossime settimane diranno se sarà più la prima o più la seconda ipotesi.
Un dato però è certo. In questa storia c’è chi si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Quel posto sbagliato si chiama Fernando Cardarelli. (Leggi qui).
Il labirinto di AreaDem
Per capire perché il PD di Cassino non riesce a nominare un Segretario di circolo da mesi, bisogna partire da un paradosso apparente: la corrente che ha la maggioranza assoluta delle tessere non riesce a esprimere un nome condiviso.
Quella corrente si chiama AreaDem. Fa riferimento regionale al Segretario Daniele Leodori ed in provincia di Frosinone al presidente Pd del Lazio Francesco De Angelis che esprime il Segretario provinciale Achille Migliorelli. Sulla carta, avere la maggioranza degli iscritti dovrebbe semplificare tutto: chi ha i numeri governa, chi non li ha aspetta il prossimo Congresso. Nella pratica di Cassino, non funziona così. Perché AreaDem non è un monolite: nella città martire è una famiglia con due rami che non si parlano. O meglio, che si parlano troppo, e male.
Il primo ramo fa riferimento al sindaco Enzo Salera. Salera è AreaDem di tesserino ma di fatto si muove in autonomia: ha costruito una coalizione larga che va oltre il PD, governa Cassino con il 60% dei voti, e guarda al suo ex assessore Danilo Grossi oggi dirigente nazionale per volontà di Elly Schlein ed all’area di Marta Bonafoni come interlocutori più affini di De Angelis e Migliorelli. Non è un segreto, non lo è mai stato. Il sindaco più forte della provincia è l’uomo meno controllabile dal vertice provinciale del suo stesso Partito.
Il secondo ramo
Il secondo ramo fa riferimento a Barbara Di Rollo, presidente del Consiglio comunale, che è la vera espressione di AreaDem provinciale dentro Cassino: è il terminale locale di De Angelis. Il suo mandato implicito è semplice: garantire che il circolo cassinate resti nell’orbita provinciale, non diventi un feudo saleraiano.
Il problema è che questi due rami devono scegliere insieme il Segretario di un circolo che entrambi rivendicano. Ogni nome proposto da uno viene letto dall’altro come una mossa di accerchiamento. Ogni veto è una dichiarazione di guerra travestita da obiezione politica. E così, mese dopo mese, il congresso si è concluso, il segretario uscente Romeo Fionda è in proroga e la seconda città della provincia per importanza dopo il capoluogo e la prima amministrata da un sindaco di centrosinistra, non riesce a darsi una guida di Partito.
È in questo labirinto che si muove, adesso, il nome di Lorenzo Vita.
Il paradosso della mossa di Di Rollo
Vale la pena di partire dalla domanda più scomoda: perché Di Rollo rilancia Vita proprio adesso? Proprio nel momento in cui Fernando Cardarelli aveva lasciato trasparire (senza formalizzare) la propria disponibilità a fare il Segretario, raccogliendo attorno a sé il sostegno del sindaco Enzo Salera, dei consiglieri comunali del PD e delle altre liste di maggioranza, degli iscritti storici. Quando il nome era quello e la trattativa sembrava destinata (faticosamente, dolorosamente) a sbloccarsi in quella direzione.
La risposta più lineare è anche quella più impietosa: perché Cardarelli, pur disponendo di sostegno ampio, non è riuscito a essere un elemento di sintesi tra Di Rollo e Salera. Non ha unito le anime del Partito: le ha polarizzate. Il suo nome ha reso esplicita una frattura che esisteva già ma che finché non si nominava un candidato poteva essere gestita con la tattica dell’ambiguità.
Di Rollo lo sa. E lo sa anche Francesco De Angelis, che dai vertici provinciali (secondo quanto filtra) avrebbe dato il proprio favore all’ipotesi Vita come modo per chiudere una partita che si trascina da mesi senza che AreaDem riesca a imporre la propria soluzione sul territorio che dovrebbe controllare.
Il vero sconfitto
Cardarelli è il vero sconfitto di questa vicenda. Non perché abbia perso una elezione (non si è votato) ma perché ha perso qualcosa di più sottile: la posizione di candidato naturale. Era il nome di tutti, poi è diventato il nome di nessuno. Era la soluzione, poi è diventato il problema.
E ora si ritrova in una posizione difficilissima: Vita era stato proposto da lui stesso e poi bloccato da Di Rollo, adesso che quella candidatura torna, proposta da chi l’aveva affossata, accettarla significherebbe subire un’imposizione da Di Rollo / De Angelis. Ma respingerla significherebbe, per Cardarelli e Salera, confermare di essere il nodo che impedisce l’accordo. Non è una posizione. È un angolo.
Salera, il silenzio e la scommessa impossibile
Il sindaco continua a non esporsi. È una scelta razionale ma ha un costo che cresce ogni settimana. Da una parte, Vita viene considerato vicino a Salera, e la sua elezione non gli sarebbe sgradita. Dall’altra, sostenere oggi quella candidatura significherebbe (almeno sul piano della narrativa politica) sconfessare Cardarelli, il dirigente che per primo aveva creduto in Vita quando Di Rollo aveva detto no.
È il classico dilemma di chi ha due lealtà che entrano in collisione. E nel momento in cui si ha una sola mossa a disposizione, bisogna scegliere a quale lealtà sacrificare l’altra. Salera non ha ancora scelto. Non per ora. E non perché non abbia idee: lui sceglie sulla base dello scenario tattico che gli si presenta di fronte. È ufficiale sul campo, non di Stato Maggiore.
Vita e la lettera già in tasca
Lorenzo Vita ha preso le distanze nelle settimane scorse. Le ha prese con dichiarazioni «piuttosto esplicite e nette», come raccontano le cronache. Ha detto in modo lapidario che è indisponibile a fare il Segretario cittadino del Pd, gli crea già abbastanza impegni fare il delegato dell’Anpi, l’Associazione Partigiani d’Italia. Ma dalla cerchia dei suoi fidelissimi filtra una sola frase: «Solo con la convergenza di tutti».
È una frase che suona come una disponibilità condizionata. Ma è esattamente il contrario: è una non-disponibilità travestita da apertura. «Solo con la convergenza di tutti» in un Partito dove tutti stanno litigando da mesi significa «non accetto». Significa che Vita conosce la situazione e sa che quella convergenza non esiste.
Ma c’è di più. Vita sarebbe scomodo per tutti, tanto per la parte di AreaDem che fa riferimento a Salera, quanto per quella che fa riferimento a Di Rollo e De Angelis. Il motivo è uno solo: farebbe il segretario vero. Non si farebbe tirare i fili. Non sarebbe il nome di nessuno e quindi non sarebbe gestibile da nessuno.
Accetterebbe, dicono quelli che lo conoscono bene, con la lettera di dimissioni già in tasca. Pronti a presentarla al primo tentativo di condizionamento. Nicola Zingaretti docet: quando si accetta un ruolo sapendo che il sistema attorno a te non ti supporta davvero, l’unica garanzia di libertà è avere già deciso il punto di non ritorno.
Il punto di partenza che non cambia
La partita, dopo tutto questo, è tornata esattamente dove era. Il nome di Vita è sul tavolo. Di nuovo. Gli equilibri interni sono tutti da ricostruire. Ancora. La scelta del Segretario appare lontana da una conclusione. Come sempre.
Con una differenza: adesso il PD di Cassino sa con precisione cosa non funziona. Sa che Cardarelli non è il punto di sintesi. Sa che Di Rollo non accetterà un nome che percepisca come una sconfitta propria. Sa che Salera non si esporrà fino a quando non avrà la certezza di non pagare un prezzo politico e di essere considerato il vincitore della partita sul terreno di casa.
Quello che non sa ancora è chi, in questo scenario, abbia voglia di fare il passo che nessuno ha fatto finora: rinunciare a qualcosa per sbloccare tutto. Settembre si avvicina. E con settembre, la data in cui questa storia dovrà necessariamente avere un finale.
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