Benvenuti in Ciociaria: la terra che ha perso 20mila giovani in dieci anni

In uno dei suoi comizi del 1970 il Segretario del Partito Comunista Enrico Berlinguer (che la storia ricorda come uno dei politici più illuminati) dal palco di Ferrara disse: «Io non voglio che i giovani cambino Paese, io voglio che i giovani cambino il Paese». Un auspicio pieno di significato già cinquant’anni fa. Che oggi rischia di essere irrealizzabile.

A spiegarlo è il nuovo rapporto dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, che fotografa uno dei problemi più gravi che l’Italia dovrà affrontare nei prossimi decenni: la progressiva scomparsa dei giovani e il conseguente squilibrio tra popolazione attiva e pensionati. Un fenomeno destinato a mettere sotto pressione il mercato del lavoro, il sistema previdenziale, la sanità e, più in generale, la sostenibilità economica del Paese.

3,04 milioni di lavoratori verso la pensione. E non ci sono giovani per sostituirli

L’analisi della CGIA parte da un dato destinato a cambiare il volto del mercato del lavoro italiano. Tra il 2025 e il 2029 quasi 3,04 milioni di lavoratori lasceranno l’attività per raggiunti limiti di età o anzianità contributiva: oltre 1,6 milioni sono dipendenti privati, 768mila dipendenti pubblici e 665mila lavoratori autonomi. Il problema non riguarda soltanto il ricambio generazionale. Riguarda soprattutto l’assenza di giovani in grado di sostituire chi va in pensione.

Negli ultimi dieci anni gli under 35 in Italia sono diminuiti di quasi 547mila persone (-4,3%) e secondo le proiezioni Istat entro il 2045 potrebbero mancare all’appello circa 2 milioni di giovani rispetto a oggi. La CGIA evidenzia anche che affidarsi esclusivamente all’immigrazione non può rappresentare la soluzione strutturale del problema, pur riconoscendo che una gestione qualificata dei flussi possa contribuire nel breve periodo a colmare parte del fabbisogno occupazionale. Un duro colpo, tra l’altro, alla proposta politica di remigrazione del generale Vannacci.

Frosinone: 10^ in Italia, peggio di tutte le province laziali

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Ma il dato che più dovrebbe far riflettere è quello che riguarda la provincia di Frosinone. Negli ultimi dieci anni la popolazione tra i 15 e i 34 anni in Ciociaria è passata da 110.886 giovani nel 2015 a 91.065 nel 2025. La provincia ha perso 19.821 giovani, pari a un -17,9% della fascia di età più produttiva. Numeri che collocano Frosinone al decimo posto assoluto in Italia tra le province che hanno registrato la maggiore contrazione della popolazione giovanile.

Davanti ci sono soltanto Sud Sardegna, Oristano, Isernia, Reggio Calabria, Catanzaro, Potenza, Enna, Caltanissetta e Nuoro. Essere nella top 10 di questa graduatoria significa appartenere all’élite del declino demografico nazionale. E non è una bella cosa.

Il raffronto con le altre province laziali rende ancora più evidente la drammaticità della situazione:

ProvinciaValore inizialeValore finaleVariazioneVariazione %
Frosinone110.88691.065-19.821-17,9%
Viterbo65.39258.517-6.875-10,5%
Rieti32.40229.222-3.180-9,8%
Latina126.957116.872-10.085-7,9%
Roma860.938847.521-13.417-1,6%

Il confronto è impietoso: Frosinone perde giovani con una velocità molto superiore rispetto a tutte le altre province del Lazio, con percentuali quasi doppie rispetto a tutti gli altri territori. Anche a livello regionale il Lazio perde 53.378 giovani in dieci anni (-4,5%), ma ancora una volta la provincia di Frosinone presenta una dinamica molto più negativa rispetto alla media regionale.

La CGIA mette il sigillo su una realtà già nota. Sette domande

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La verità è che il report della CGIA non racconta nulla che la Ciociaria non conoscesse già. Lo spopolamento è ormai il filo conduttore che lega quasi tutte le statistiche degli ultimi anni. Ogni rapporto Istat, Svimez, Banca d’Italia, Openpolis o Censis finisce per raccontare, con sfumature diverse, la stessa storia: giovani che partono, natalità che crolla, popolazione che invecchia, servizi che si ridimensionano, imprese che faticano a trovare personale qualificato. La CGIA mette semplicemente l’ennesimo sigillo notarile su una realtà già nota da tempo.

Dal che derivano una serie di interrogativi che provano a spiegare la drammaticità dei dati. Perché un laureato dovrebbe scegliere Frosinone invece di Roma, Milano o Bologna? Perché un diplomato dovrebbe costruire qui il proprio futuro? Quali opportunità professionali realmente competitive offre oggi la provincia? Quale qualità della vita? Quale mercato del lavoro ad alta qualificazione? Quale rete di trasporti capace di collegare rapidamente il territorio con i grandi poli economici? Quale vita culturale capace di trattenere talenti?

Queste domande, che come al solito rimarranno senza risposte, non significano che la Ciociaria sia priva di eccellenze. Esistono imprenditori di valore, aziende competitive, università vicine, patrimoni ambientali e culturali straordinari. Il problema è che queste eccellenze lavorano a compartimenti stagni. Non diventano sistema.

I primi tentativi

L’Innovation Hub

È proprio dal mondo delle imprese che stanno arrivando le prime risposte concrete. Nelle settimane scorse Banca Popolare del Cassinate ha lanciato un Innovation Hub nel quale raccogliere i giovani di talento e metterli al lavoro sulle sfide del futuro. Non solo di carattere finanziario ed economico. (Leggi qui: Settanta anni dopo. La banca della ricostruzione apre l’Hub del futuro).

Federlazio sta sviluppando un progetto per trattenere qui i talenti e sviluppare sul territorio la loro formazione, rendendoli partecipi della crescita dell’intero territorio: un vecchio pallino del presidente Domenico Beccidelli.

Da tempo Seeweb sta sviluppando attività di carattere internazionale per attirare sul territorio i migliori talenti europei nel campo dell’Intelligenza Artificiale e dell’Innovazione. Il Ceo Antonio Baldassarra ha lanciato una campagna di attrazione delle migliori teste continentali per offrirgli di partecipare al rilancio della provincia di Frosinone. Mentre l’università di Cassino è già un polo attrattivo che all’estero calamità centinaia di giovani.

Domenico Beccidelli

Di fronte a un fenomeno che rischia di compromettere il futuro economico della provincia, tutta l’iniziativa però resta privata: non si intravede nessuna strategia condivisa. Politica, istituzioni, associazioni imprenditoriali, sindacati, università, ordini professionali e mondo produttivo continuano a muoversi su binari paralleli che rischiano di non incontrarsi mai. Ognuno porta avanti il proprio progetto. Ognuno difende il proprio spazio. Ognuno persegue il proprio obiettivo personale o di categoria. 

Il gioco che non c’è

Manca una cabina di regia. Manca una visione di lungo periodo. Manca il cosiddetto gioco di squadra, che in Ciociaria è più raro di una partecipazione dell’Italia ai Mondiali negli ultimi vent’anni. Manca soprattutto la consapevolezza che la competizione non è più a livello locale, ma tra territori che riescono ad attrarre capitale umano e territori che lo perdono. E Frosinone è nella top 10.

Antonio Baldassarra Ceo di Seeweb

La sensazione è che questo rapporto della CGIA farà la stessa fine di tanti altri sullo stesso tema. Verrà archiviato. Fine dei giochi. Invece quel -20% di giovani è una percentuale che dovrebbe far scattare un campanello d’allarme forte come quello che custodisce il caveau della Federal Reserve a New York. 

Invece il dibattito, specialmente quello politico, continua a interessarsi prevalentemente al mantenimento degli equilibri: candidature, elezioni politiche del prossimo anno, regionali del 2028, nomine negli enti, assetti del sottogoverno. Tutti temi legittimi, naturalmente, ma che rischiano di diventare esclusivamente autoreferenziali se nel frattempo il territorio perde la sua risorsa più preziosa.

Preparare il futuro

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Il sociologo Zygmunt Bauman osservava che «governare significa preparare il futuro, non limitarsi ad amministrare il presente»Il paradosso sta tutto qui: si continua a discutere su chi governerà il territorio nei prossimi anni. Ma si rischia di avere sempre meno persone da governare.

Il declino demografico non produce effetti immediati. È un processo lento, quasi silenzioso. Proprio per questo è ancora più pericoloso: perché quando i suoi effetti diventano evidenti, spesso è troppo tardi per intervenire. La sfida per tutti, allora, non è soltanto creare nuovi posti di lavoro, pur importanti, in provincia. È costruire un territorio nel quale un giovane possa immaginare il proprio futuro senza sentirsi costretto a cercarlo altrove.

Quasi 20mila giovani persi dalla provincia di Frosinone in dieci anni non sono soltanto una statistica. Sono imprese che non nasceranno, famiglie che non si formeranno, competenze che produrranno ricchezza altrove. La riflessione più amara consegnata dal rapporto della CGIA è mutuata da un celebre aforisma africano: «Quando una terra dimentica i propri giovani, smette di scrivere il proprio futuro e comincia a recitare il proprio necrologio»L’impresa Taffo è già pronta per la stampa: «meno culle, più urne (funerarie)».

(Foto di copertina © DepositPhotos.com)


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