Nel 2024, oltre 1,36 milioni di contratti di somministrazione sono stati attivati in Italia, pari al 10,3% del totale dei rapporti di lavoro, con una quota che si mantiene stabile anche nel 2025. Il 27,6% dei rapporti attivati riguarda under 24, e il 27,7% la fascia 25-34 anni. «Il ruolo delle agenzie per il lavoro è centrale nell’abbassamento ai minimi storici del tasso di disoccupazione» dice in questa intervista a Economy Michele Borghi, Vicepresidente di Assosomm (Associazione italiana delle agenzie per il lavoro), e a.d. dell’agenzia per il lavoro associata Staff.
Che differenza passa tra un annuncio in Rete e un’agenzia per il lavoro?
Gli strumenti digitali hanno ampliato enormemente le opportunità di incontro tra domanda e offerta di lavoro, ma spesso faticano a cogliere tutte le caratteristiche, le aspirazioni e il potenziale delle persone. Le aziende quando pubblicano un annuncio di lavoro ricevono migliaia di candidature, persone inviano i propri cv a qualunque annuncio di lavoro, con scarsa efficacia. Contrariamente l’agenzia ascolta le esigenze delle persone e le cala nella realtà del territorio, proponendo i candidati alle aziende per un’occupazione concreta.
Quello dell’agenzia, quindi, è un ruolo molto attivo, perché va a trovare le aziende, a capire le esigenze, a vedere gli impianti di produzione, a vedere gli uffici dove c’è necessità del personale, e incontra fisicamente questi candidati, mettendoli a proprio agio durante un colloquio. C’è un altro aspetto molto importante di cui si occupano le agenzie per il lavoro: la formazione.
Ovvero?
Tutte le agenzie per il lavoro dedicano 350 milioni all’anno in formazione attraverso il fondo FORMA.TEMP per la formazione professionale e sulla sicurezza nei confronti di disoccupati.
Quindi di fatto le agenzie svolgono anche un ruolo sociale di aggiornamento delle professionalità di tutti coloro i quali cambiano lavoro. E’ importante precisare che risultano disoccupati anche lavoratori durante quel periodo che intercorre tra un lavoro e un altro: questo è un periodo dove tanti candidati possono svolgere una formazione professionale completamente gratuita, costruita sulle reali esigenze del mercato del lavoro di quel territorio e di quel momento storico.
Le agenzie per il lavoro organizzano i corsi per camerieri a maggio in modo tale che a giugno siano pronti per la stagionalità legata al turismo, in inverno la formazione sulle campagne fiscali perché siano pronti in primavera ad andare a lavorare nei Caf a fare i 730 dei cittadini italiani, o ancora su come cucire le tomaie delle scarpe fatte a mano nelle zone di produzione delle scarpe, oppure per tornitori in Emilia, zona ad altissima vocazione metalmeccanica, e così via.
Eppure…
Il tema della flessibilità nel mercato del lavoro continua spesso a generare dibattito e interpretazioni differenti. Credo però sia importante partire da un dato di fatto: il mercato del lavoro è composto da esigenze diverse, sia da parte delle aziende sia da parte dei lavoratori, e richiede strumenti capaci di rispondere a queste esigenze in modo efficace e responsabile.
Un lavoratore e anche un’azienda hanno la necessità di capire se quel lavoro è adatto a quella persona o se quella persona si rispecchia nei valori di quell’azienda. In questo contesto il contratto a termine rappresenta uno strumento utile per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, così come tutte quelle situazioni di stagionalità cui accennavo in precedenza. Peraltro il 40% dei contratti a termine si trasformano in assunzioni dirette dalle aziende, ovviamente quando c’è la disponibilità del lavoratore. Questo dimostra come, molto spesso, i percorsi di lavoro a tempo determinato rappresentino un’opportunità concreta di ingresso e crescita nel mondo del lavoro. C’è un aspetto di cui si parla poco.
Quale?
Fino al 2018 le agenzie per il lavoro assumevano quasi esclusivamente a tempo determinato. Poi con il decreto dignità cambiarono le norme vigenti portando le agenzie per il lavoro ad assumere tanti lavoratori a tempo indeterminato. Oggi, su circa 475mila lavoratori somministrati ogni mese, circa il 30% è assunto a tempo indeterminato dalle agenzie per il lavoro.
L’assunzione a tempo indeterminato da parte di un’agenzia per il lavoro è l’assunzione più tutelante per i lavoratori nell’ordinamento italiano. Infatti se un’azienda licenzia un lavoratore deve pagare esclusivamente un ticket all’INPS. Contrariamente le agenzie per il lavoro nel momento in cui cessa una missione del proprio lavoratore assunto a tempo indeterminato presso un cliente, non solo lo continuano a pagare per i successivi 8 mesi, ma gli somministrano un bilancio delle competenze, partecipano a corsi di formazione professionale gratuita, e gli propongono altre opportunità di inserimento nel mondo del lavoro. Una serie di garanzie che in nessun altro ambito sono riconosciute dal lavoratore.
Quindi?
Esiste ancora una percezione diffusa secondo cui l’assunzione presso una grande azienda sia, per definizione, più stabile o più tutelante rispetto a quella effettuata da un’agenzia per il lavoro. Credo sia importante superare questa visione e guardare invece alle reali garanzie offerte ai lavoratori. Le agenzie per il lavoro operano all’interno di un quadro normativo particolarmente rigoroso. Per ottenere e mantenere l’autorizzazione ministeriale devono rispettare requisiti stringenti, sono sottoposte alla vigilanza del Ministero del Lavoro e devono disporre di un capitale sociale minimo di 600.000 euro e di una fidejussione pari al 5% del fatturato a tutela degli stipendi e dei contributi dei propri lavoratori in somministrazione.
Tutto questo non rappresenta soltanto una garanzia per il sistema, ma tutela innanzitutto i lavoratori e, allo stesso tempo, offre alle aziende la certezza di affidarsi a soggetti solidi, rispettosi delle norme e continuamente aggiornati sui temi del lavoro. Per questo motivo ritengo che non dovrebbe esistere una gerarchia tra diverse forme di assunzione a tempo indeterminato. Ciò che conta è la qualità delle tutele, la solidità dell’organizzazione che assume e la capacità di accompagnare le persone nel loro percorso professionale. Le agenzie per il lavoro rappresentano oggi la porta d’ingresso nel mondo del lavoro per i candidati che hanno l’opportunità di far conoscere le proprie competenze e le proprie attitudini e per le imprese un referente qualificato per la ricerca e selezione del personale. A proposito, posso aggiungere una riflessione?
Prego.
Quando si parla di occupazione, credo che ci sia ancora un grande potenziale da sviluppare nella collaborazione tra pubblico e privato. Le imprese, le istituzioni, il sistema formativo e le agenzie per il lavoro condividono infatti un obiettivo comune: aiutare le persone a trovare un lavoro e le aziende a trovare le competenze di cui hanno bisogno nell’ambito della piena legalità. In questi anni le agenzie per il lavoro hanno dimostrato di poter svolgere un ruolo importante non solo nell’incontro tra domanda e offerta, ma anche nell’orientamento, nella formazione e nelle politiche attive. Sarebbe bello rafforzare ulteriormente questa collaborazione, mettendo a sistema competenze ed esperienze diverse per accompagnare i giovani, sostenere chi deve riqualificarsi e aiutare le imprese ad affrontare le trasformazioni del mercato del lavoro. Credo che il futuro passi proprio da qui: meno contrapposizioni e più collaborazione tra tutti gli attori che operano nel mondo del lavoro.
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Riccardo Venturi
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