il mare, il sole e una ruota panoramica bastano davvero ad una Città?


“Trapani ha il mare, il vento ed il sole”, è una delle frasi che il sindaco Giacomo Tranchida ama ripetere quando si parla delle potenzialità della città.

 

E dalla ruota panoramica, il mare e il sole si possono godere in pieno. Da lassù la vista si apre fino alle Egadi, il sole incendia il tramonto e le saline disegnano uno dei paesaggi più fotografati della Sicilia. È l’immagine che ogni città turistica sogna di offrire ai propri visitatori: bellezza, luce, orizzonte.


Poi la ruota si ferma, si torna con i piedi per terra e la cartolina lascia spazio alla città reale.

 

Quella dove Stragusto non si farà, la Fiera di Ferragosto resta un ricordo, Arcoin esce dal calendario e anche il Green Valley, almeno per quest’anno, non farà tappa a Trapani. 

Quella Trapani in cui i commercianti del centro storico – pronti ormai alla mobilitazione collettiva – denunciano incassi in caduta libera, attribuendoli ai cantieri della BRT, alla difficoltà di raggiungere il cuore della città e a una stretta sulla movida che, insieme al nuovo Piano acustico, rischia di spostare altrove persone e consumi.

Quel centro storico dove qualche saracinesca si chiude sulle preoccupazioni dell’incasso della serata, su un banco frigo ancora parzialmente pieno, su gelati che risciano di sciogliersi. 


 

Così la domanda non è se Trapani abbia il mare e il sole. Li ha sempre avuti, per grazia della natura, ma certamente non per merito di un’amministrazione, qualunque essa sia. 

La domanda è un’altra: cosa succede quando, scesi dalla ruota, i turisti e gli stessi trapanesi cercano una città viva?

Le risorse naturali sono lì, gratuite, spettacolari: eppure oggi rischiano di diventare la fotografia di un’estate che sembra progressivamente svuotarsi.

Perché il mare e il sole bastano fino a un certo punto, dopo servono le idee.


 

Nel giro di pochi mesi Trapani ha perso, o rischia di perdere, alcuni degli appuntamenti che negli anni avevano contribuito a costruire un’identità turistica ben precisa.

Non ci sarà Stragusto, il festival internazionale del cibo di strada che per diciassette edizioni aveva trasformato l’antico Mercato del Pesce in uno dei luoghi simbolo dell’estate siciliana, richiamando migliaia di visitatori e decine di espositori provenienti da tutto il Mediterraneo. Paolo Salerno, anima della manifestazione, ha parlato apertamente di un’edizione annullata, denunciando la mancanza delle condizioni per organizzare un evento che, ricorda, per anni ha rappresentato una vetrina internazionale della città senza pesare sulle casse comunali.

Si ferma anche Arcoin, la storica Fiera Campionaria. Per generazioni è stata molto più di un’esposizione commerciale: un luogo di incontro, di relazioni economiche e sociali, capace di attirare visitatori da tutta la provincia.

Poi la Fiera di Ferragosto, appuntamento che per decenni ha accompagnato le celebrazioni della Madonna di Trapani fino al tradizionale “jocu foco”, richiamando migliaia di persone e decine di espositori.


E non si farà nemmeno il Green Valley, il grande evento musicale che negli ultimi anni aveva portato in città artisti nazionali e migliaia di giovani, contribuendo a inserire Trapani nel circuito dei grandi concerti estivi.

Naturalmente ogni vicenda ha motivazioni proprie. Stragusto si è fermato per l’impossibilità di utilizzare l’ex Mercato del Pesce, interessato dai lavori di riqualificazione; la Fiera di Ferragosto non avrebbe ottenuto l’autorizzazione in piazza Vittorio Emanuele perché l’area sarebbe destinata a manifestazioni di carattere culturale.

 

Tre eventi diversi tra loro, ma accomunati da un elemento: generavano movimento.

Riempivano alberghi, facevano lavorare ristoranti, allungavano la permanenza dei turisti e, soprattutto, riportavano migliaia di persone nelle strade del centro storico anche dopo il tramonto. In una parola, creavano indotto.


Il punto, però, è che questi eventi non arrivavano in una città già piena di persone, erano loro, spesso, a riempirla.

 

Da settimane i commercianti del centro storico descrivono una situazione che va oltre il disagio dei cantieri. Parlano di una “catastrofe economica”, denunciano incassi in calo e raccontano una città che, lentamente, cambia abitudini.

La BRT ha modificato la viabilità e ridotto gli spazi di sosta. Le navette sostitutive, almeno in questa fase, non hanno ancora convinto chi è abituato a muoversi in automobile. Così molti trapanesi, semplicemente, hanno smesso di scendere in centro.

Non è soltanto una questione di parcheggi, è un cambiamento nei comportamenti che ancora non è stato digerito.


Se raggiungere il centro diventa complicato, una parte della città sceglie altre destinazioni: i locali fuori dal centro storico, destinazioni come Lido Valderice o Cornino. 

 

Su questo scenario si è innestato anche il confronto sul nuovo Piano acustico e sulle limitazioni alla movida, percepite dagli operatori economici come un ulteriore elemento di incertezza. L’amministrazione parla della necessità di trovare un equilibrio tra diritto al riposo e vitalità urbana; gli esercenti temono invece che, sommando restrizioni e difficoltà di accesso, il centro storico perda progressivamente la propria capacità di attrarre persone.

Il risultato è un centro storico che rischia di vivere quasi esclusivamente dei flussi turistici: quando arrivano le navi da crociera o gli aliscafi diretti alle Egadi, le vie tornano a riempirsi; quando quei flussi finiscono, la città rallenta.

 


È dentro questa fragilità che pesa ancora di più la scomparsa degli eventi.

Perché Stragusto, la Fiera di Ferragosto, Arcoin e il Green Valley non erano semplicemente appuntamenti del calendario estivo, erano calamite.

Erano le occasioni in cui anche chi, normalmente, avrebbe evitato il centro storico decideva comunque di affrontare il traffico, cercare un parcheggio, lasciare l’auto più lontano o prendere una navetta.

Per una sera il disagio passava in secondo piano, perché dall’altra parte c’era qualcosa che valeva il viaggio: una degustazione, un concerto, una fiera.

Una serata diversa che potevano trovare soltanto lì e che rappresentava un simbolo, un ricordo di infanzia, un’evasione leggera. 


 

Togliere questi appuntamenti significa eliminare proprio ciò che riusciva a riportare i trapanesi nel cuore della città.

Ed è questo che trasforma una serie di cancellazioni in qualcosa di più di semplici rinunce.

Raccontano una città che, proprio nell’anno in cui punta sempre più sul turismo, rischia di impoverire il proprio calendario e, con esso, la propria capacità di generare vita.

L’amministrazione ha risposto rilanciando l’idea del Distretto Urbano del Commercio, immaginato come strumento per coordinare promozione, eventi e sviluppo economico del centro storico, ed esclude qualsiasi passo indietro sulla BRT, considerata un’infrastruttura strategica destinata a cambiare il volto della mobilità cittadina.


Contemporaneamente, ha deliberato in giunta per l’installazione di una ruota panoramica in piazza Vittorio Emanuele, presentata come un’ulteriore opportunità di valorizzazione turistica. L’installazione che resterà fino ad ottobre, affidata a “La Siciliana Eventi e Divertimenti Group Srls”, con sede a Cefalù, godrà oltre che del suolo pubblico gratuito, dell’allaccio alla corrente elettrica. Ci saranno ticket gratuiti da destinare ai Servizi Sociali, l’accesso gratuito alle persone con disabilità e relativo accompagnatore, l’applicazione di una riduzione tariffaria non inferiore al 20% in favore dei residenti nel Comune di Trapani e la realizzazione di qualche evento collaterale. 

 

La ruota panoramica farà dunque il suo giro.

Ma il turismo non vive di cartoline, vive di strade percorse, di piazze piene, di eventi che fanno incontrare le persone e danno un motivo, ai turisti come ai trapanesi, per scegliere il centro storico.

Il mare e il sole sono un dono, ma una città diventa davvero una destinazione quando riesce a costruire tutto quello che la natura, da sola, non può offrire.


Una ruota panoramica offre una prospettiva non una programmazione.

 

Ed è forse questa la domanda che Trapani dovrebbe porsi.

Non chi abbia ragione nelle singole polemiche, ma quale idea di città si sta costruendo.

Perché una città vive anche dei suoi simboli. E quando, nella stessa estate, si spengono Stragusto, la Fiera di Ferragosto, Arcoin e il Green Valley, mentre il centro storico attraversa una stagione di sofferenza denunciata dagli stessi commercianti, il rischio non è perdere qualche evento.


Il rischio è perdere quella capacità di trasformare il mare e il sole in un’economia, in una comunità e in una destinazione che non sia soltanto bella da fotografare, ma anche viva da abitare.




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 redazione@tp24.it (Luca Sciacchitano)

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