Marco Franchini: una nomina che la politica deve spiegare ai calabresi
Ci sono nomine che non possono essere archiviate con un semplice comunicato stampa o con il richiamo alla fiducia personale. Esistono scelte che, per il percorso professionale della persona individuata e per il ruolo che essa è chiamata a ricoprire, impongono alla politica un dovere ulteriore: spiegare ai cittadini le ragioni che le hanno motivate. La nomina di Marco Franchini ad assessore esterno con deleghe strategiche del Comune di Reggio Calabria rientra certamente tra queste. Nessuno mette in discussione la legittimità dell’incarico. La legge consente al sindaco di nominare assessori esterni. Ciò che merita una riflessione è l’opportunità politica di affidare un ruolo così delicato a una figura che, nel corso della propria carriera, è stata accompagnata da polemiche pubbliche, contestazioni gestionali, audizioni istituzionali e interrogativi sulla governance delle società amministrate. Per comprendere questa vicenda è necessario osservare il percorso complessivo.
L’esperienza di Franchini attraversa Aeroporti di Puglia, la successiva attività nel sistema aeroportuale siciliano e, infine, la guida di SACAL. Un percorso durante il quale ai risultati rivendicati sul piano dello sviluppo aeroportuale si sono affiancate numerose controversie. In Aeroporti di Puglia il rapporto si concluse con la revoca dell’incarico di direttore generale deliberata dal Consiglio di amministrazione. In Calabria, la gestione di SACAL è stata oggetto di audizioni davanti alla Commissione speciale di Vigilanza del Consiglio regionale, chiamata ad approfondire aspetti relativi alla governance della società, alla gestione del personale e ai sistemi di controllo.
Sono fatti pubblici. Durante la gestione SACAL è emersa la vicenda delle irregolarità contabili successivamente attribuite dalla società alla presunta condotta fraudolenta di un dipendente. Allo stato delle informazioni pubbliche non risultano responsabilità personali accertate nei confronti di Franchini. Tuttavia, rimane una questione che riguarda la responsabilità manageriale: come è stato possibile che anomalie di tale rilevanza emergessero soltanto dopo un periodo significativo? Il sistema dei controlli interni era adeguato? Le procedure di vigilanza erano realmente efficaci? Quali modifiche organizzative sono state introdotte dopo l’accaduto? Queste domande non attribuiscono responsabilità penali. Chiedono conto dell’efficacia della governance di una società pubblica che gestisce infrastrutture strategiche. Nelle grandi organizzazioni la qualità di un amministratore non si misura soltanto dai risultati economici o dall’aumento dei passeggeri, ma anche dalla capacità di costruire sistemi di controllo solidi, processi trasparenti e organizzazioni affidabili.
Anche il tema degli affidamenti e delle esternalizzazioni merita una riflessione. Una società partecipata pubblica dovrebbe rendere pienamente comprensibili le ragioni economiche e organizzative delle proprie scelte. Affidamenti, servizi, consulenze, manutenzioni, pulizie, gestione dei parcheggi e partenariati dovrebbero poter essere valutati dai cittadini non soltanto sotto il profilo della regolarità amministrativa, ma anche della convenienza economica e dell’interesse pubblico. Quando attorno a tali scelte si sviluppa un dibattito pubblico, il compito delle istituzioni è fornire dati, motivazioni e risultati. Un ulteriore elemento riguarda il clima organizzativo. Nel corso della gestione SACAL sono diventate pubbliche prese di posizione e testimonianze che descrivevano un forte deterioramento delle relazioni interne, tensioni organizzative e un modello gestionale percepito da parte del personale come fortemente verticistico. Anche questo rappresenta un aspetto rilevante della valutazione di un manager: la capacità di guidare persone, valorizzare competenze e costruire un ambiente di lavoro efficiente e rispettoso. A queste vicende si aggiunge un episodio recente che merita particolare attenzione.
Nei giorni scorsi una violenta bomba d’acqua ha messo in evidenza criticità all’interno dell’aeroporto di Reggio Calabria, infrastruttura interessata da importanti interventi di riqualificazione e sviluppo durante la gestione di Marco Franchini in SACAL. Secondo quanto riportato pubblicamente, si sono verificate infiltrazioni d’acqua, l’attivazione degli impianti di allarme antincendio, allagamenti che hanno interessato alcune aree della struttura e disagi agli ascensori, nonostante gli interventi fossero stati completati da poco tempo. Sarà naturalmente compito dei tecnici accertare se tali criticità siano riconducibili a difetti progettuali, esecutivi, manutentivi o all’eccezionalità dell’evento meteorologico. Tuttavia, l’episodio pone una domanda che i cittadini hanno il diritto di formulare: un’infrastruttura strategica appena riqualificata avrebbe dovuto manifestare problemi di questa natura al primo evento meteorologico intenso? E i collaudi e le verifiche sono stati sufficienti? L’intero percorso di Franchini è accompagnato da una vasta documentazione pubblica: delibere dei consigli di amministrazione, atti societari, audizioni della Commissione speciale di Vigilanza, interrogazioni politiche, documentazione relativa agli affidamenti, bilanci, comunicati istituzionali e numerosi articoli della stampa locale e nazionale.
Nessun documento, isolatamente considerato, racconta da solo un’intera storia. Ma l’insieme di questi elementi costituisce un quadro che avrebbe meritato una valutazione pubblica approfondita prima del conferimento di un nuovo incarico istituzionale. È qui che entra in gioco la politica. Il sindaco Francesco Cannizzaro ha esercitato una prerogativa prevista dalla legge. Ma ogni nomina fiduciaria comporta una responsabilità politica. Perché è stato scelto proprio Marco Franchini? Quali risultati sono stati valutati? Quali criticità sono state esaminate? Quali elementi hanno convinto l’amministrazione che questo fosse il profilo migliore per guidare settori strategici come infrastrutture, mobilità e sviluppo urbano?
Le stesse domande riguardano la Regione Calabria. In qualità di principale azionista pubblico di SACAL durante la gestione Franchini, la Regione avrebbe potuto promuovere un momento di verifica pubblica dell’esperienza manageriale appena conclusa, illustrando ai cittadini risultati, criticità e motivazioni delle proprie valutazioni. Una scelta di trasparenza avrebbe rafforzato la fiducia nelle istituzioni. La rapida successione tra la conclusione di quella esperienza e il conferimento di un nuovo incarico istituzionale ha invece alimentato interrogativi che meritano risposte.
Questa riflessione non riguarda soltanto Marco Franchini. Riguarda il modo in cui la politica seleziona la propria classe dirigente. Le nomine fiduciarie non possono sottrarsi al giudizio dell’opinione pubblica. Al contrario, proprio perché non passano attraverso il voto, dovrebbero essere accompagnate dal massimo livello di trasparenza, da una puntuale rendicontazione dei risultati e da una spiegazione chiara dei criteri adottati. La Calabria ha bisogno di amministratori scelti sulla base di risultati verificabili, di una governance trasparente e di un rapporto di fiducia costruito sui fatti. Quando una nomina lascia aperti più interrogativi che certezze, il dovere delle istituzioni non è chiedere fiducia preventiva, ma fornire risposte documentate. Perché la credibilità della politica non si misura dalla capacità di difendere le proprie scelte, ma dalla disponibilità a spiegarle fino in fondo ai cittadini. (Lavoratori aeroportuali indipendenti)
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