Considerato, a torto, sinonimo di confusione e ingovernabilità, il caos è l’indeterminato che racchiude in sé la molteplicità del possibile. Gli antichi lo immaginavano come l’apertura originaria da cui nasce il cosmo; Lucrezio, secoli dopo, avrebbe visto nel minimo scarto degli atomi, il clinamen, la condizione perché il mondo potesse continuamente generare forme nuove. Sarà proprio il caos il tema della XXVI edizione del festivalfilosofia, in programma a Modena, Carpi e Sassuolo dal 18 al 20 settembre, scelto come chiave per interpretare un presente attraversato da trasformazioni profonde.
Il caos non è una forza distruttrice ma piuttosto una soglia di rottura che interrompe gli equilibri esistenti per renderne immaginabili di nuovi. È una potenzialità creativa, una forza generativa che consente di crescere, migrare, guarire, reinventarsi. È lo spazio in cui gli assetti esistenti si dissolvono per ricomporsi in configurazioni inedite, una metamorfosi continua attraverso cui la vita trasforma se stessa. Non è affatto disordine. È governato da leggi: quelle della dinamica non lineare, che ne regolano il comportamento solo apparentemente imprevedibile. Da oltre un secolo la scienza le studia e ne svela progressivamente l’ordine e la logica nascosti, quasi un ritorno all’intuizione antica in cui il caos non era il contrario delle leggi, ma la condizione da cui può emergere un nuovo equilibrio.
Una chiave di lettura della realtà: «Non è una minaccia, ma una riflessione su questo concetto sarà un’occasione per comprendere il tempo attuale in cui molti assetti sono messi in discussione e per immaginare nuovi modi di vivere insieme, oltre l’inquietudine e l’incertezza condivisa» ha detto Anselmo Sovieni, presidente del Consiglio direttivo del Consorzio per il festivalfilosofia, illustrando le ragioni della scelta del tema, che sarà declinato nelle sue accezioni psicologiche, geopolitiche, storiche e scientifiche, con non poche divagazioni artistiche tra immaginazione e creatività, tutte discipline diversamente abituate a pensare e modellizzare il caos. La XXVI edizione proprorrà 57 lezioni magistrali e numerosi eventi sparsi sul territorio resi possibili grazie all’impegno corale di circa duecento fra enti e istituzioni che, in tre giorni, daranno vita a una vastissima gamma di iniziative, tutte dedicate al tema del festival.
Etimologicamente “caos” significa spalancamento, voragine, un vuoto immenso, una cavità primordiale che però può rendere visibili nuovi orizzonti. «Un’apertura che rende tutto possibile» ha commentato Massimo Cacciari, componente del Comitato scientifico del Consorzio per il festivalfilosofia, ricordando come parlare di confusione e disordine «implica la presenza di soggetti e di fattori noti da ricomporre per un nuovo ordine. Oggi quali sono tali fattori e soggetti? La verità è che non lo sappiamo. È un problema formale, analitico-scientifico, non solo politico o sociale. Il vuoto è un’apertura a una pluralità di possibilità anche le più imprevedibili. Pensiamo all’insicurezza e direi anche l’angoscia che viviamo oggi. Ci manca la strada, dobbiamo saltare e sotto c’è il vuoto, inoltre non conosciamo nemmeno l’altra sponda. Analizzato come si deve, il vuoto può forse darci indicazioni su quello che ci attende. Gli antichi ordini sono franati inesorabilmente ma possiamo spiare il vuoto alla ricerca di indizi: è una condizione spiacevole ma forse non disperata».
«Una parola ambigua che rimanda alla negatività delle crisi e alla positività della rigenerazione e che è una categoria adeguatissima per affrontare la complessità di un mondo attraversato dalla dissoluzione di vecchi ordini, da eventi catastrofici e da profondi processi di cambiamento sul piano politico, scientifico e climatico» ha detto Barbara Carnevali, direttrice di studi in Filosofia e professoressa di Estetica sociale presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales e componente del Comitato scientifico del Consorzio per il festivalfilosofia, ricordando il ritorno delle guerre, la crisi ambientale e l’emergenza dell’Intelligenza artificiale che viviamo. Come scrivevano Marx ed Engels, a proposito della modernità capitalistica che tutto trasforma incessantemente per i propri fini, «tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria». Così, ricorda Carnevali, «il caos non è soltanto la fine di un ordine: è il processo attraverso cui le forme si dissolvono per lasciare spazio a nuove configurazioni». Dopotutto, come aveva scritto Gramsci nei Quaderni dal carcere, «La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati».
«Abbiamo pensato a questo programma partendo dalla constatazione che un mondo in dissoluzione è in evoluzione e può andare in direzioni diverse» ha spiegato il direttore del festivalfilosofia Daniele Francesconi, ricordando che «la logica del caos è da tempo incorporata in molte scienze, da quelle fisiche a quelle della vita, ma anche in molte scienze sociali ed economiche, e serve per rendere conto di molti fenomeni legati all’universo, all’ambiente, al clima, all’evoluzione ma anche ai sistemi sanitari o alle dinamiche geopolitiche».

Il cigno nero: «Anche il caos è un cigno nero, fatto di eventi rari e imprevisti, le cui conseguenze, dapprima imperscrutabili, si rivelano di enorme portata: non solo irreversibili, ma anche globali. Funzionano così non solo i mercati, il clima e la geopolitica, ma anche la scienza e l’evoluzione. Il cigno nero è l’emblema di ciò che sfugge al nostro controllo, ma non per questo è privo di logica; costituisce l’esempio concreto di un’eccezione che può diventare regola, di un’incertezza non necessariamente dissipativa, ma che spesso si rivela generativa. Nell’eleganza distante ed enigmatica di questo uccello raro e portentoso, il festivalfilosofia sceglie di vedere una caratteristica cruciale del caos: l’inevitabile non accade mai, ma l’inatteso sempre».
Il programma è organizzato secondo alcuni blocchi tematici: Scienze. Le logiche del caos; Politica. Categorie del cambiamento; Geopolitica. Il mondo nel caos; Persone. L’adattamento al disordine; Cosmogonie. Dal caos all’ordine; Figure. Apocalissi e rigenerazioni culturali; Lezioni dei Classici. Il festival include anche una “Lectio Michelina Borsari”, in memoria della sua storica direttrice e in collaborazione con la famiglia, per valorizzare una giovane relatrice, che per questa edizione sarà Valentina Moro. C’è poi il programma creativo, i cui cinque fulcri teorici saranno Genesi, Norme, Creatività, Metamorfosi e Apocalissi, eventi e appuntamenti che affiancheranno le lectio magistralis. A dare la misura dell’ampiezza del programma basta un dettaglio: il kit stampa per i giornalisti conta ben 43 pagine. In cui non si cercano ultime parole ma si abita il caos, da cui ricomincia la ricerca di un ordine possibile.
Foto di Pawel Czerwinski su Unsplash
Cosa fa VITA?
Da oltre 30 anni VITA è la testata di riferimento dell’innovazione sociale, dell’attivismo civico e del Terzo settore. Siamo un’impresa sociale senza scopo di lucro: raccontiamo storie, promuoviamo campagne, interpelliamo le imprese, la politica e le istituzioni per promuovere i valori dell’interesse generale e del bene comune. Se riusciamo a farlo è grazie a chi decide di sostenerci.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Nicla Panciera
Source link

