La notorietà raggiunse Suor Annamaria quando aveva già attraversato un secolo. ANSA ha registrato che rimase lucida e attiva fino a poco tempo prima della morte. Gli anni online occupano una porzione breve della sua vita. Il loro significato emerge dalla lunga esperienza nel lavoro educativo e dalla successiva appartenenza monastica.
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Rocca Grimalda e gli anni trascorsi nella scuola
Anna Perfumo proveniva da Rocca Grimalda, nell’Alessandrino. La famiglia aveva bisogno del suo contributo economico. La madre e le sorelle rappresentarono per anni un impegno assunto senza esitazioni. La giovane Anna lasciò il paese e raggiunse la Liguria, dove lavorò presso famiglie private e in ambienti scolastici.
Fu istitutrice ed educatrice di bambini. In seguito insegnò nelle scuole elementari e prestò servizio in realtà dedicate all’infanzia. Gli incarichi richiedevano studio delle lezioni e continuità nella presenza. Serviva la capacità di farsi capire da età diverse. Avvenire registra questa successione e colloca il lavoro ligure all’inizio della sua lunga vita adulta.
Quegli anni furono lavoro retribuito e responsabilità domestica. Il desiderio contemplativo esisteva già. L’impegno quotidiano andava alle persone che dipendevano da lei. La distanza fra aspirazione e scelta canonica si misura in decenni, un tratto che distingue la sua biografia dalle vocazioni entrate in convento durante la giovinezza.
Il lungo servizio accanto a un sacerdote malato
Dopo gli anni di scuola Anna Perfumo assistette a lungo un sacerdote anziano e malato nell’area genovese. L’incarico prolungò una forma di vita già centrata sulla disponibilità quotidiana verso altri. La vocazione contemplativa continuò ad accompagnarla senza tradursi subito in ingresso monastico.
La morte della madre e la fine degli impegni professionali aprirono infine la possibilità di presentare la domanda. L’età avanzata la faceva temere un rifiuto. Lei stessa raccontò la paura che un monastero giudicasse troppo tardiva la richiesta.
L’accoglienza arrivò ugualmente. Famiglia Cristiana collega la pensione alla scelta religiosa e conferma che l’attesa non nacque da indecisione. Anna aveva rinviato l’ingresso per gli obblighi assunti verso la famiglia e verso le persone affidate alla sua assistenza.
Dalla casa di Albaro al monastero di Seregno
Le Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento di Albaro, a Genova, accolsero Anna Perfumo. Il passaggio tradusse una vocazione custodita per gran parte dell’età adulta in vita regolata da voti e clausura. Gli orari comunitari scandivano la giornata. Da quel momento fu Suor Annamaria.
La permanenza ligure precedette il trasferimento a Seregno. Entrambe le case appartenevano allo stesso Ordine e condividevano la disciplina contemplativa. Il cambio di città modificò la comunità di residenza senza interrompere l’appartenenza alle Sacramentine.
A Seregno trascorse l’ultima parte della vita. Qui partecipò alle attività interne e qui vennero registrati i filmati che la resero conosciuta fuori dall’ambiente ecclesiale. La Stampa conferma il legame fra la prima casa ligure e il monastero brianzolo.
Un Ordine nato a Roma nel 1807
Le Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento sono chiamate anche Sacramentine. L’Ordine nacque a Roma nel 1807 per iniziativa di Maria Maddalena dell’Incarnazione, al secolo Caterina Sordini. La fondatrice fu beatificata nel 2008. Il Dicastero delle Cause dei Santi la identifica come fondatrice delle monache adoratrici perpetue.
La parola «perpetue» descrive una continuità affidata all’intera comunità. Le religiose si alternano davanti al Santissimo Sacramento durante il giorno e durante la notte. Nessuna singola monaca sostiene da sola l’intero ciclo. Il susseguirsi dei turni mantiene l’adorazione nel tempo.
La casa di Seregno appartiene a questa tradizione contemplativa. La scheda dell’Arcidiocesi di Milano riporta la denominazione ufficiale e il nome corrente di Sacramentine. Il riferimento eucaristico non è un’etichetta esterna. Governa gli orari e distribuisce i compiti della giornata.
L’abito visibile nei filmati appartiene alla stessa storia. La tunica è bianca e lo scapolare rosso. Il velo è nero. L’emblema applicato allo scapolare richiama l’Eucaristia celebrata dall’Ordine.
I turni di adorazione e il lavoro in infermeria
Nel 2026 Suor Annamaria partecipava ancora all’adorazione personale. Alcuni turni cadevano di giorno. Altri arrivavano nelle ore notturne. A 106 anni continuava a prendere posto nella rotazione comunitaria prevista dalle Sacramentine.
La giornata comprendeva anche il servizio nell’infermeria. Assisteva consorelle anziane o malate, spesso più giovani di lei. L’età anagrafica non coincideva con una posizione soltanto passiva dentro la casa. Le capacità rimaste venivano impiegate per le necessità delle altre religiose.
Il Giorno documentò entrambi gli incarichi alla vigilia del compleanno. Le due attività descrivono la quotidianità monastica negli ultimi mesi: ore davanti all’Eucaristia e presenza accanto a chi aveva bisogno di assistenza.
Il compleanno celebrato dietro la grata
Nel marzo 2026 il monastero celebrò i 106 anni con una messa di ringraziamento nella cappella della casa. I familiari raggiunsero Seregno e incontrarono Suor Annamaria secondo le regole della clausura. Le sbarre del parlatorio separavano gli spazi e consentivano la visita.
La scena riuniva due appartenenze rimaste entrambe vive. I parenti arrivavano da Treviglio e dalla Liguria. Le consorelle rappresentavano la casa scelta nell’età avanzata. La celebrazione avvenne pochi mesi prima della morte e offrì l’ultima occasione pubblica legata al suo compleanno.
La grata aveva una funzione concreta. Disciplinava il contatto senza interrompere le relazioni. Anche le visite dei parenti assumevano la forma prevista per ogni incontro fra una monaca di clausura e chi arriva dall’esterno.
Due malattie infantili e il ringraziamento del mattino
Suor Annamaria ricordava due malattie dell’infanzia. A quattro mesi ebbe una broncopolmonite. A quattro anni contrasse lo scorbuto. Nel primo episodio il medico preparò la famiglia alla morte della bambina. Lei collegava entrambe le guarigioni alla preghiera della madre.
Da quel racconto derivava l’invito a iniziare la mattina con un ringraziamento a Dio per il nuovo giorno. EWTN Italia ha riportato gli episodi insieme alle parole pronunciate dalla religiosa. Il ricordo apparteneva alla sua interpretazione spirituale della longevità.
Suor Annamaria non offriva una formula medica per arrivare a 106 anni. Il suo discorso riguardava la gratitudine e il rapporto con Dio. Le malattie infantili fornivano l’origine autobiografica di quella convinzione, maturata molto prima della notorietà online.
I primi filmati durante l’isolamento del Covid
Le registrazioni iniziarono durante la pandemia di Covid-19. Le consuete occasioni di incontro erano ridotte e molte persone vivevano separate dalle comunità religiose. Le monache cercarono una forma breve capace di attraversare quella distanza.
Il primo intervento di Suor Annamaria parlava della misericordia di Dio. Una consorella l’aiutò a registrarlo. La religiosa voleva offrire consolazione a persone colpite dall’isolamento e dalla sofferenza. La notorietà arrivò dopo la pubblicazione dei primi messaggi.
Nel colloquio del giugno 2026 con Global Sisters Report spiegò che la spinta iniziale era condivisa dalla comunità. Collegava ancora quei video a un mondo segnato dalle guerre. La serie conservò così la finalità religiosa nata durante il Covid anche quando le restrizioni erano finite.
Chi sceglieva i temi e chi teneva la videocamera
Il lavoro seguiva una divisione riconoscibile. Le consorelle proponevano l’argomento. Suor Annamaria rispondeva a una domanda oppure sviluppava il tema assegnato. Un’altra religiosa effettuava la ripresa e il canale del monastero distribuiva il filmato.
La protagonista spiegò di non guardare abitualmente le proprie registrazioni. Non cercava neppure di sapere chi le avesse viste. Visualizzazioni e profilo del pubblico non orientavano le parole pronunciate davanti alla videocamera.
L’etichetta «monaca social» indica la sua presenza nei contenuti. La gestione editoriale apparteneva alla comunità. Attribuire a Suor Annamaria un’attività autonoma sugli account confonderebbe il compito dell’oratrice con quello di chi preparava e distribuiva i materiali.
La tecnologia giudicata dall’uso che ne fa una persona
Suor Annamaria considerava la tecnologia priva di un orientamento morale proprio. L’uso umano le assegnava una direzione. Poteva avvicinare alla fede attraverso condivisione e insegnamento oppure moltiplicare stimoli capaci di sottrarre tempo al raccoglimento.
La sua indicazione ai comunicatori cattolici riguardava la saggezza nella trasmissione dei messaggi. Ogni pubblicazione doveva aiutare chi ascoltava nel rapporto con la fede. Il giudizio non dipendeva dalla quantità di reazioni ottenute.
Queste parole spiegano anche la misura dei suoi interventi. Un tema definito e una registrazione circoscritta erano compatibili con la vita monastica. La presenza digitale occupava un tratto della giornata senza dettarne il ritmo.
I giovani e l’antico mestiere di educatrice
Davanti alla videocamera Suor Annamaria non immaginava un destinatario individuale. Parlava a chiunque avrebbe incontrato il filmato. Talvolta indirizzava le parole ai giovani, richiamata dagli anni trascorsi nell’educazione.
Il linguaggio procedeva per frasi brevi e richiami alla vita vissuta. L’espressione «fede e pazienza», registrata da RaiNews, racchiudeva l’attesa della consacrazione. La pazienza citata non era un’idea astratta. Aveva attraversato il lavoro e gli obblighi familiari. Aveva attraversato anche il timore di essere respinta dal monastero.
La videocamera ampliò la classe senza alterare il modo di parlare. L’età molto distante da quella dei ragazzi diventava parte dell’ascolto. Le indicazioni arrivavano da una donna che aveva educato bambini molto prima dell’esistenza dei canali digitali.
Un messaggio breve e una raccolta di meditazioni
Dopo la messa di marzo l’account delle Adoratrici diffuse su X il ringraziamento di Suor Annamaria a chi aveva pregato con lei. Su YouTube trovavano spazio interventi più lunghi dedicati al Vangelo e alla vita cristiana.
Le due piattaforme svolgevano compiti diversi. Il messaggio breve accompagnava un avvenimento della casa. Il video conservava una meditazione ascoltabile anche a distanza di mesi. La pubblicazione sotto il nome delle religiose manteneva visibile la provenienza comunitaria.
Questa architettura mediale impedisce di scambiare la presenza online per un profilo personale aggiornato in autonomia. L’account istituzionale collegava ciascun contenuto al monastero e separava la parola della religiosa dalla gestione quotidiana della piattaforma.
Quattro titoli che delimitano la raccolta
Il segreto di lunga vita parte dall’esperienza personale. La forza della preghiera concentra il discorso su una pratica quotidiana. I due titoli mostrano la vicinanza fra autobiografia e insegnamento religioso.
La missione del Battista e L’umiltà di Maria si muovono invece dentro il racconto biblico. Le figure evangeliche diventano materia di meditazione. La serie segue il calendario e i temi della fede più spesso di quanto insegua gli avvenimenti della giornata.
Gli ambienti del monastero compaiono come sede della registrazione. Il soggetto resta la parola pronunciata. La raccolta offre una traccia limitata e riconoscibile del suo pensiero senza convertire la clausura in un racconto continuo della vita privata.
La clausura rimasta intatta davanti alla videocamera
La clausura disciplina gli accessi e la presenza fisica. Regola anche l’uso degli ambienti. Una registrazione non annulla quei confini. Seleziona un intervento e lo rende ascoltabile altrove. Chi riceve il filmato entra in contatto con il discorso senza accedere alla vita privata della comunità.
Il rapporto è differito. Suor Annamaria parla in un momento scelto. Lo spettatore ascolta quando apre il contenuto. Fra i due non esiste una compresenza paragonabile a una visita nel parlatorio.
La videocamera attraversa la separazione soltanto con immagini autorizzate. Il resto della giornata non entra nell’inquadratura. La clausura conserva così la propria disciplina e ammette un atto di comunicazione circoscritto.
Le registrazioni dopo il 9 luglio
Dopo la morte i filmati hanno assunto anche un rilievo biografico. Conservano timbro, cadenza, lessico e pause di Anna Perfumo negli ultimi anni. Permettono di ascoltare la religiosa oltre le frasi riportate dalle cronache.
Titolo, data di caricamento, nome del canale e testo di accompagnamento collocano ogni intervento nella produzione della casa di Seregno. Questi riferimenti distinguono le registrazioni originali dai ritagli successivi o dalle ripubblicazioni prive di provenienza.
Quando le fu chiesto che cosa avrebbe voluto lasciare a chi l’avesse guardata fra cento anni, Suor Annamaria rispose di non averci mai pensato. Accolse però l’idea che le registrazioni potessero fare del bene anche in futuro. La risposta mostra quanto poco la durata digitale avesse guidato la nascita dei video.
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Junior Cristarella
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